di Giuliana Cassani

Due donne, due grandi campionesse, porto nel cuore. Già prima di avere la fortuna di conoscerle, entrambe già signore ma con una verve da ragazzine e un passato straripante di successi sportivi e professionali, le immaginavo superlative. Mio padre Marco, infatti, che ne seguiva per la Gazzetta dello Sport, per Atletica Leggera e per altre riviste specializzate le gesta atletiche, ha cresciuto me e mia sorella tessendo le lodi delle due atlete ed esaltando, oltre alla bravura tecnica, anche il loro coraggio, la loro tenacia, l’impegno, la determinazione, la forza anche mentale. Madre Natura le aveva, si, dotate ma l’intelligenza e la sensibilità profonda di capire quanto il loro status di campionesse comportasse una responsabilità enorme verso le altre sportive e verso le giovani generazioni era farina del loro sacco. Entrambe, spiriti liberi, hanno fatto tanto per far conoscere e far apprezzare la meravigliosa bellezza dello sport al femminile. Con una grinta inossidabile e una semplicità che solo le grandi persone posseggono, hanno davvero indicato, a noi appassionati di Sport, una strada da percorrere: niente scorciatoie, poche parole e tanto lavoro e, soprattutto, amore per il raggiungimento dei propri obiettivi.

Grazie a voi Mabel e Paola per le belle chiacchierate, anche sportive, che mi avete regalato e che mi hanno fatto crescere. Al popolo del Paradiso direi: “Attenti a quelle due!”

LA PETIZIONE PER PAOLA PIGNI

La figlia di Paola, Chiara Virginia Cacchi scrive così al nostro presidente Sergio Giuntini: “Il suo libro “Liberarsi correndo” ha saputo restituire con autenticità e delicatezza l’anima di mia madre, Paola Pigni: l’atleta, la donna, la pioniera che ha corso contro i limiti, culturali prima ancora che cronometrici”.

Invitiamo tutti gli appassionati che credono sia fondamentale custodire e raccontare la memoria dello sport italiano e internazionale, a firmare la petizione per intitolare lo Stadio della Farnesina a Paola, luogo in cui ha allenato per anni con il marito Bruno Cacchi, trasmettendo ai giovani non solo tecnica, ma valori profondi di inclusione, libertà, parità e rispetto umano.

Di seguito il link per firmare: https://c.org/BCFhQtRMKw

L’INTERVISTA A MABEL BOCCHI

ANCHE A ME È CAPITATO CHE… di MABEL BOCCHI

Quando sono approdata al Geas Basket venivo da Avellino, dove giocavo nel Partenio, e avevo conquistato la promozione in A. Avevo 15 anni e mezzo. Inizialmente ero molto gasata, sapevo che mi avrebbero voluto anche la Standa e la squadra di Vicenza, e l’idea di affrontare questa esperienza sportiva in autonomia rispetto alla mia famiglia, mi attirava molto. Appena arrivata a Sesto San Giovanni in provincia di Milano, la società mi alloggiò in un appartamento insieme alla capitana della squadra, che aveva 12 anni più di me. Mi trattavano tutti come fossi una cucciola, frequentavo ovviamente la scuola al mattino e mi sentivo comunque circondata da affetto. Però dopo qualche mese cominciai a sentire la mancanza della mia famiglia. Anche se giocavo a far la “dura”, i miei mi mancavano tanto! Per fortuna ebbero la possibilità di seguirmi e dopo soli sei mesi si trasferirono a Milano. Ero contentissima, però avevo proibito loro di entrare in palestra a vedere i miei allenamenti, per evitare di essere vista ulteriormente come la “cocca di mamma”. Le partite erano concesse, ma gli allenamenti no! Così la mamma, professoressa di matematica piuttosto severa, si era caricata del ruolo di “taxista”, mi scaricava davanti alla palestra e poi mi veniva a prendere. D’altra parte dovevo difendermi, perché lei, anche se avevo segnato 30 punti, era capace di farmi l’esatto elenco degli errori commessi. Nella mia situazione ero già come fossi sempre in prima linea, con gli occhi della stampa e di tutti addosso: a 16 anni e mezzo ero già sia in Nazionale juniores, sia in quella assoluta. Nella stagione 1969-70, la prima al Geas, arrivò il mio primo scudetto e subito venni proclamata “miglior giocatrice dell’anno”… Non potevo permettermi ogni ulteriore pressione. Per fortuna, inoltre, in camera nelle trasferte con la squadra e la Nazionale ero abbinata con la capitana Rosy Bozzolo che, nonostante fosse solo di due anni più vecchia, mi faceva  da “mamma”. Sono stata piuttosto precoce in tutto: a 5 anni ero già in seconda elementare e così, studiando alle magistrali per 4 anni, a 16 anni e mezzo ero già iscritta all’Isef (Istituto Superiore di Educazione Fisica) e a 19 anni e mezzo il mio allenatore Luisito Trevisan aveva fatto il mio nome per sostituirlo in veste di docente universitario per un anno all’Isef Cattolica. Così ho insegnato “Giochi Sportivi”, cioè pallacanestro e pallavolo, agli studenti universitari che erano… più vecchi di me!

(dal “Manuale di sopravvivenza del giovane atleta” di Giuliana Cassani, Ed. Carabà Sportiva)

PAOLA PIGNI

Nata a Milano il 30 dicembre 1945, Paola Pigni vestì per 33 volte la maglia della Nazionale, vinse il Bronzo olimpico nei 1500 a Monaco di Baviera (GER) nel 1972, è stata Campionessa mondiale di corsa campestre a Waregem (BEL) 1973 e a Monza (ITA) 1974 e Primatista mondiale per ben sei volte nelle distanze dei: 1500, miglio, 3000, 5000 (per 2 volte) e 10000. Tra i suoi successi anche l’Oro ai Campionati Internazionali di corsa campestre a Nancy (FRA), il Bronzo europeo nei 1500 ad Atene (GRE) 1969, l’Oro alle Universiadi nei 1500 a Mosca (RUS) 1973, l’Oro ai Giochi del Mediterraneo negli 800 e 1500 ad Algeri (ALG) 1973, l’Argento ai Giochi del Mediterraneo nei 1500 a Smirne (TUR). Allenata da Bruno Cacchi, divenuto suo marito, tesserata in successione con il Circolo Giuliano Dalmata, con lo Sport Club Italia e con la Snia, è stata vincitrice di 19 titoli nazionali, dai 400 ai 3000 e nel cross.

MABEL BOCCHI

Talento straordinario della pallacanestro italiana, pilastro del Geas Sesto San Giovanni e della Nazionale dal 1969 alla fine degli anni ‘70, soprannominata la “Divina”, in quanto protagonista non solo del parquet, ma anche nel mondo dello spettacolo e della tv. Tra il 1969 e il 1982 ha collezionato 113 presenze in Nazionale, 8 scudetti con il Geas Basket di Sesto San Giovanni, 1 Coppa dei Campioni a Nizza nel 1978, il titolo di “Migliore giocatrice europea” nel 1974, 1976 e 1978 e di “Migliore giocatrice del mondo” nel 1975 ai Mondiali di Cali in Colombia, dove la Nazionale, guidata da Settimio Pagnini, ottenne il quarto posto, miglior piazzamento di sempre. Prima donna ad entrare nella Hall of Fame – Italia Basket (Bologna 2008), Mabel Bocchi in azzurro ha conquistato un bronzo europeo (Cagliari 1974). Giornalista professionista affermata sia per la carta stampata (ha collaborato con la Gazzetta dello Sport, la Gazzetta dello Sport On Line, Sport Week, il Corriere della Sera, Il Giorno, Superbasket, TuttoSport, Playbasket, Guerin Sportivo), sia per la TV (conduttrice per Spazio Basket nella Domenica Sportiva su RAI 1 e per Andiamo a canestro su RAI 2 e telecronista nel Campionato Italiano basket maschile, responsabile servizi esterni per Telemontecarlo). Ha ottenuto numerosi riconoscimenti tra i quali, nel 1984, il Premio La Gazzetta dello Sport – Donna e Sport e nel 1978 il Premio Nazionale La Torretta per lo Sport. Diplomata ISEF e in Marketing e Pubbliche relazioni (IULM di Milano), amava gli animali oltre che dipingere e creare quadri.

Comments

  1. Brava Giuliana, hai, come al solito fatto un ottimo ritratto di queste 2 enormi altete…ho avuto la fortuna di conoscerle entrambe…molto diverse fra loro, ma pietre miliari dello sport che hanno praticato…due grandissime..

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