di Edoardo Petagna

Il 19 luglio scorso (2026), Marcello Fiasconaro ha compiuto 77 anni e, dal 3 luglio, non è più il detentore del record italiano degli 800 metri piani. Glielo ha strappato a Nancy, in Francia, Francesco Pernici, ventitré anni, bresciano, fermando il cronometro sul tempo di  1’43”60. Marcello Fiasconaro aveva stabilito il record sul doppio giro di pista durante una magica sera d’inizio estate, il 27 giugno del 1973, correndo all’Arena di Milano col tempo di 1’43”7 (precedente tempo 1’44”3), record del mondo e, ovviamente, anche europeo e italiano. Il primato mondiale durò tre anni; fu il cubano Alberto Juantorena a migliorarlo, vincendo i Giochi olimpici di Montreal 1976 col tempo di 1’43”50; il britannico Sebastian Coe, ad Oslo, il 5 luglio 1979, divenne recordman europeo col tempo di 1’42”33. Fiasconaro ha detenuto il primato italiano per 53 anni e una manciata di giorni, resistendo agli assalti del compianto Donato Sabia (1’43”88, 1984), di Andrea Benvenuti (1’43”92, 1992), di Giuseppe D’Urso (1’43”95, 1996), di Andrea Longo (1’43”74, 2000) e di Catalin Tecuceanu (1’43”75, 2024).

Marcello Fiasconaro – foto Wikipedia
Francesco Pernici – foto archivio Grana/FIDAL
 

L’atleta  era approdato in Italia proveniente dal Sudafrica, dove era nato nel luglio del 1949, a Città del Capo, da padre siciliano e madre sudafricana. Il padre, Gregorio, maestro di musica, durante la seconda guerra mondiale, era caduto prigioniero di guerra degli inglesi ed era stato deportato in Sudafrica. A guerra finita, aveva sposato Mabel Marie, una sudafricana di origine belga che viveva a Città del Capo, e non era più rientrato in Italia.

Nella prima giovinezza, Marcello, con eccezionali doti atletiche naturali, si dedicò al rugby e, come alternativa, all’atletica leggera. Nel 1971, Carmelo Rado, ex discobolo italiano che viveva in Sudafrica, sentì parlare di Fiasconaro, intuì l’origine italiana e lo avvicinò. Marcello mostrava grandi potenzialità ma, a causa della politica di apartheid verso la popolazione di colore, il Sudafrica era escluso dalle competizioni sportive internazionali. Rado gli propose di correre in Italia e il padre diede il suo assenso. Esordì a Genova, nel 1971, sfiorando il record italiano sui 400 metri piani. Primo Nebiolo, storico presidente della FIDAL, pensò subito di naturalizzarlo italiano. Nel luglio ‘71, a Viareggio, stabilì il record nazionale con 45’5” e ad agosto partecipò agli Europei di Helsinki. Nella finale dei 400 metri piani, arrivò testa a testa con l’inglese David Jenkins. Al photofinish, vinse Jenkins con 45”45 e Fiasconaro si classificò secondo posto con 45”49. Nella staffetta 4×400, corse la frazione conclusiva, contribuendo alla vittoria della medaglia di bronzo.

Fiasconaro divenne subito un personaggio; con il suo look, con le sue camicie hawaiane, con i capelli molto lunghi, con la sua disinvoltura e la libertà di comportamenti conquistò il pubblico italiano e, soprattutto, le donne che lo ritenevano bellissimo. La federazione tentò di contenerlo, lo marcò stretto, spedendolo a soggiornare e ad allenarsi a Formia, sulla pista in tennisolite del Centro di Preparazione Olimpica del CONI – una sorta di ritiro.

In un’intervista concessa aCorriere della Sera  Fiasconaro dichiarò:

Beh, avevo un certo appeal. La Federazione di atletica, però, ci faceva controllare. Una volta scappai dall’albergo di Formia dove eravamo in ritiro e passai la giornata sulla spiaggia con una ragazza tedesca, hostess della Lufthansa. Il giorno dopo mi convocarono a Roma. Sapevano tutto“.

Marcello Fiasconaro – foto Olycom
 

Quella lontana sera di giugno 1973, a Milano, la Nazionale italiana di atletica si confrontava con quella della Cecoslovacchia e Fiasconaro avrebbe corso nella gara degli 800 metri sulla nuova pista in tartan, il materiale a elevata elasticità che aveva sostituito il precedente rubkor.

Nel raccontare quella gara, Fiasconaro ha ricordato più volte di non stare bene fisicamente, aveva un forte mal di testa e non pensava di poter correre per il record del mondo. Il suo avversario era il ceco Joseph Plachy che vantava un micidiale rush negli ultimi 150 metri.

“Con il mio allenatore ho deciso di partire fortissimo, sperando di riuscire a staccare Plachy alla fine del primo giro. Ma lui era sempre lì. Allora ho continuato a correre e solo negli ultimi metri sono riuscito a staccarlo. Fu una cavalcata folle. Appena finito stavo malissimo al punto che per alcuni minuti non mi resi conto di cosa avevo fatto.”

Fiasconaro restò in testa per l’intera gara. Questi i suoi passaggi: 25”0 (ai 200 metri), 51”2’ (ai 400 metri), 1’16.”5 (ai 600 metri), 1’43”7 al traguardo. Un pubblico in visibilio, di oltre diecimila appassionati spettatori, lo supportò e incitò durante i circa 104 secondi dell’impresa.

In quella serata magica, Fiasconaro toccò l’apice della sua carriera di atleta. In seguito, nonostante la sua struttura muscolare ed il suo fisico prestante, la fragilità dei suoi tendini ne limitò l’attività agonistica. Abbandonò l’atletica leggera per il suo primo amore, il rugby, giocando con il CUS Milano (che aveva come sponsor la Concordia Assicurazioni); nel 1978 rientrò definitivamente in Sudafrica. Fiasconaro torna sempre volentieri in Italia; una delle ultime volte è stata nell’ottobre del  2023 al Festival dello Sport di Trento.

Marcello FIASCONARO – foto Daniele Paternoster
 Archivio ufficio stampa Provincia Autonoma Trento
 

La notizia del primato di Pernici è stata eclissata dalle partite dei campionati mondiali di calcio ed dal torneo tennistico di Wimbledon ed è scivolata anonima e sperduta. Il nuovo primatista italiano degli 800 metri piani ha ora l’obbiettivo di abbattere il muro di 1’43”; l’auspicio è che ciò accada al più presto. Per noi diciottenni del 1973, all’epoca alle prese con gli imminenti esami di maturità, spettatori dell’impresa di Fiasconaro sui baluginanti schermi televisivi in bianco e nero di mezzo secolo fà, resta il ricordo di un giovane capellone che, col tricolore sul petto, galoppava a lunghe falcate, coi capelli al vento, sprigionando energia, divorando la pista di Milano, inseguendo i suoi sogni. Anche noi, nel primo mattino della nostra vita, inseguivamo i nostri.

Fonti:

Fidal.it

Wikipedia

Gazzetta dello Sport

Corriere della Sera

OA Il tempio dello Sport

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