A dieci giorni dall’ennesimo successo della Cinque Mulini, storica corsa campestre che si è disputata il 23 novembre 2025 a San Vittore Olona, alle porte di Milano, e che è giunta alla sua 93ma edizione festeggiando anche la 55ma edizione della gara internazionale femminile, pubblichiamo gli articoli storici dei due giornalisti Walter Brambilla e Daniele Perboni che da tanti anni seguono appassionatamente le sorti de “il cross più bello del mondo” come lo ha definito Grete Andersen Waitz, argento olimpico nella maratona di Los Angeles 1984, 6 volte vincitrice a San Vittore Olona.
LA STORIA SIAMO NOI
di Walter Brambilla
Facile a dirsi. Difficile a confermarsi. Due brevi incisi per rammentare che la 93ª Cinque Mulini in programma il 23 novembre a S. Vittore Olona deve ogni anno fare i conti con il blasone che si porta appresso. Specie negli ultimi anni, la corsa che attraversa i campi non ha goduto di grandi supporti dalla federazione internazionale “World Athletic”, unite alla difficolta di riuscire a convogliare in riva all’Olona atleti di caratura mondiale, come è sempre stato fatto nel corso di questi anni, per il lievitare dei costi. L’alba dell’evento è stata vista nel 1933 e il tramonto, o la fine del giorno, non è previsto nelle corde di chi organizza. In Italia si sono viste nascere competizioni, eventi che avrebbero sulla carta dovuto scalzare nell’empireo del cross la “Cinque Mulini” ma questo ancora non è avvenuto. I presidenti della US San Vittore Olona 1906 che si sono succeduti nel corso degli anni sono riusciti, chi a consolidare le posizioni sia in campo nazionale che internazionale, chi a rilanciare la loro “creatura”, senza mai lasciare nulla di intentato. La Cinque Mulini, inutile stare a ribadirlo ha un Albo d’Oro infinito, nella concezione dell’atletica pura, di quella nata alla fine dell’Ottocento e proseguita nel secolo breve. La prime volte che mi capitò di seguire qualche manifestazione di cross country (la prima in assoluto fu proprio a S. Vittore Olona, vinse Frank Shorter nel ’73) sentivo spesso parlare de “Il cross de l’Humanité” manifestazione ideata dal quotidiano sportivo transalpino. Storico cross di massa, prendevano parte migliaia di concorrenti di tutte le età. Si narra di 10 mila partecipanti con 30 mila spettatori organizzato dal quotidiano comunista francese in collaborazione la Confederazione Generale du Travail.
Prima edizione 1933, ultima 1968 Vi hanno quasi sempre preso parte podisti della URSS, Polonia, Cecoslovacchia, Zatopek lo ha vinto due volte, Vladimir Kuts due volte, Jazy una volta, e altri grandi fondisti. Fin dalla prima edizione si corse anche una prova per le donne.
L’ideatore di questo cross, un sindacalista e poi partecipante della Resistenza, fu assassinato dalla Gestapo. Sede della competizione il Bois de Vincennes. In contrapposizione nacque il Cross de Le Figaro. Prima edizione 1961, finito nel 2000
Le prime quattro edizione furono vinte da Michel Jazy. Sede: Bois de Boulogne. Nel 1981 lo vinse Said Aouita.
C’era chi magnificava queste manifestazioni che prendevano il via il mattino presto, per terminare nel pomeriggio, con la gara classica. Al sottoscritto pareva un fatto incredibile, difficile da riproporre in campo nazionale. Invece… ora in quasi tutte le manifestazioni si parte che non è ancora spuntato il sole e si finisce quando le prime brume sono scese sulla manifestazione. Molto probabilmente nella periferia francese non erano previsti i master che ornano con la loro presenza quasi tutte le campestri di rilievo, compresa la Cinque Mulini.
La novità già messa in opera lo scorso anno, è stata quella di anticipare a novembre la gara, qualcuno ha storto il naso, qualcuno ha parlato di colpo di genio, sta di fatto che nello scorso novembre mai tanti atleti azzurri di interesse nazionale si sono presentati sulle rive dell’Olona, tra l’altro la presenza di Nadia Battocletti è servita anche per portate un numero di spettatori che non si vedevano dai tempi della vittoria Alberto Cova. Lo capiremo tra qualche tempo se lo spostamento nel calendario è stata o meno positiva. Al primo impatto pare di proprio di sì.
Dunque, un cross fedele alle tradizioni, il passaggio all’interno del Mulino Meraviglia, ne è la testimonianza, ma anche aperta al progresso, come il “quasi” nuovo percorso denominato “Il Vallo”. Aspettiamo con trepidazione la nuova danza degli atleti lungo le rive scoscese dell’Olona, del loro passaggio all’interno del Mulino, dell’arrivo davanti a un pubblico appassionato
Il tutto domenica 23 novembre. Prendere nota.

STORIA CON LA ESSE MAIUSCOLA
di Daniele Perboni
Dice: “Devi scrivere anche tu”.
“Certo, nessun problema” rispondo prontamente e baldanzosamente.
Mentre torno a casa in auto, un’oretta scarsa di strada, inizio a pensare cosa poter scrivere sulla Cinque Mulini. Ho già spremuto la fantasia per diversi anni. Tutto è già stato scritto, detto e raccontato. Non solo da parte mia naturalmente. Il materiale a disposizione è immenso. Si potrebbe riempire una biblioteca. Non certo quella di Alessandria, specchio culturale del mondo antico, nei secoli andata perduta, o la New York Public Library, la terza più grande dell’America del Nord, ma un paio di stanze sicuramente verrebbero occupate. Ho, per una campestre non sono bruscolini… si tratterebbe di qualche centinaio di metri di scaffali.
Che faccio, racconto dei vincitori, dei primi o degli ultimi? Del mio personale approccio con questa “grande” del programma atletico invernale? Già scritto. Mi dilungo di quanta forza, coraggio, abnegazione testardaggine e amore vi abbiano messo i primi ideatori e giù, giu sino ai giorni nostri? Anche questo frangente è stato raccontato in lungo e in largo. Azz… comincio a sentirmi in difficoltà. Meglio prendersi qualche giorno per pensarci meglio e con calma. I giorni diventano una settimana, poi una decina, e poi e poi, e poi, e poi… l’importante è scrivere qualche cosa di decente…
La storia di San Vittore Olona ai più racconta di una corsa campestre, un cross country per dirla all’inglese, nata nel 1933 e tutt’ora in auge. Eppure la Storia, con la esse maiuscola, di questa piccola comunità di poco più di ottomila abitanti, mette in evidenza qualcosa di ben più antico. Una Storia che, presumibilmente, inizia ben prima degli insediamenti romani.
Nell’incertezza, precauzione consiglia di partire da quell’epoca (l’impero romano appunto): San Vittore Olona è sorto lungo la strada statale del Sempione che segue, in gran parte, l’antico tracciato della strada romana che univa Milano al Verbano, la via Severiana Augusta. La quale, la strada, prende il nome da un soldato, d’origine africana, che fu decapitato, attorno al 300 dopo Cristo, per aver abbracciato il cristianesimo. Il primo nucleo di abitanti, dedito all’agricoltura su un terreno non certo fertilissimo e ricco di ciottoli, lasciati dalle ultime glaciazioni, non se la passava molto bene. Fatica e miseria pare fossero di casa. Solo verso l’anno mille iniziano a impiantarsi i primi mulini, sfruttando la forza dell’Olona. Con i secoli l’importanza economica del territorio crebbe notevolmente, così da entrare nei desiderata delle grandi famiglie milanesi – Torriani, Visconti e Sforza – che si batterono aspramente per il loro possesso. Questa rivalità ebbe il suo culmine con la battaglia del 21 febbraio 1339, combattuta nelle campagne attorno ai mulini sotto il castello. Per diversi secoli quell’evento rimase nel ricordo degli abitanti della pianura attorno a San Vittore. Da allora il piccolo borgo passò di mano in mano. Insomma una storia (con la esse minuscola) vissuta da una moltitudine di protagonisti rimasti sconosciuti.
La Storia cambiò con l’avvento della rivoluzione industriale agli inizi dell’Ottocento, quando iniziarono ad insediarsi i primi opifici e le prime industrie propriamente dette. Fu in quel periodo che a San Vittore fu aggiunto anche il nome Olona. Il secondo dopo guerra ha mutato, ancora una volta, il panorama di San Vittore Olona, soprattutto dal punto di vista urbanistico.
E siamo all’oggi. Di tutto quello che esisteva all’inizio della nostra Storia (la 5 Mulini) nulla è rimasto. Anzi no. Un solo e unico baluardo, un solo e unico ricordo, il Mulino Meraviglia. Quel mulino che mette in moto le proprie macine in una sola occasione: quando quelli della San Vittorese piantano paletti, inalzano palloni d’aria, costruiscono una micro città per accogliere atleti, grandi e piccoli, publico, curiosi, giornalisti, tecnici provenienti da ogni dove. Ecco, quello è il momento giusto per alzare le paratie e far scorrere nuovamente l’acqua dell’Olona, anche se non più limpida e pulita, ridare vita alle pale che a loro volta muoveranno la grande macina in pietra. A sera, calato il buio, calma e silenzio riprenderanno possesso della loro Storia. La custodiranno con amore e pazienza per la prossima volta. Sicuri che ci sarà una prossima volta, perché quei testoni, quelli targati Unione Sportiva San Vittore Olona 1906, ci riproveranno ancora e ancora e ancora.
L’importante è, è, è, è, non finire.










