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	<title>La-CRO.S.S.</title>
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	<description>L&#039;Associazione dei Cronisti e Storici dello Sport</description>
	<lastBuildDate>Fri, 17 Jul 2026 10:57:01 +0000</lastBuildDate>
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		<title>MONDIALI 2026: La Battaglia dei Due Regni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Cassani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 10:52:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
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					<description><![CDATA[di Raffaele Ciccarelli Per la dodicesima volta nella storia dei mondiali saranno una nazionale europea e una sudamericana a contendersi il titolo di regina del mondo. Non sarà l’attesa Francia, però, brillante protagonista del torneo fino al penultimo atto, a cercare la sua rivincita, quattro anni dopo, contro l’Argentina, l’altra finalista, ma la Spagna. La [&#8230;]]]></description>
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<p><strong>di Raffaele Ciccarelli</strong></p>



<p>Per la dodicesima volta nella storia dei mondiali saranno una nazionale europea e una sudamericana a contendersi il titolo di regina del mondo.</p>



<p>Non sarà l’attesa Francia, però, brillante protagonista del torneo fino al penultimo atto, a cercare la sua rivincita, quattro anni dopo, contro l’Argentina, l’altra finalista, ma la Spagna.</p>



<p>La sfida tra iberici e transalpini ha espresso quella che si può considerare la doppia anima del calcio moderno, e forse anche antico, un gruppo di grandi solisti i primi, un collettivo innervato di talento i secondi.</p>



<p>Nell’incertezza del pronostico ha finito per prevalere l’idea spagnola, com’è forse più giusto essendo il calcio uno sport di squadra, dimostrando che se vengono meno i solisti, Lamine Yamal poco incisivo per tutto il mondiale finora, il collettivo sovviene ad aiutare, ma se Michael Olise, Kylian Mbappé e compagnia non girano, non ci sono salvagente.</p>



<p>Inoltre, la vittoria della squadra del CT Luis de la Fuente ci ha fatto capire come possono essere fallaci le suggestioni, come a volte è facile lasciarsi abbacinare dall’estetica, ma che poi è la concretezza, o almeno l’equilibrio tra le due cose, che rende veramente vincenti.</p>



<p>La semifinale tra Argentina e Inghilterra, tralasciando i significati storici intrinseci che si trascina dietro, rappresentava anch’essa due modi diversi di interpretare il calcio, a dimostrazione che questo sport non contiene, e non conterrà mai, una sola ricetta per la vittoria.</p>



<p>Due modi pragmatici di intendere il gioco, l’uno, quello britannico, fatto di linee di passaggio precise e più codificato; l’altro, quello dei sudamericani, più istintivo e di certo più grintoso.</p>



<p>Per un’ora di gioco c’è stato equilibrio, quando questo è sembrato volgere a favore degli inglesi, paradossalmente ha nuociuto a loro stessi, perché da quel momento in poi Messi e compagni hanno preso in mano il match fino a ribaltarlo, stavolta più che meritatamente.</p>



<p>Non sappiamo quando la Storia, o la Dea Eupalla, offriranno un’altra occasione alla nazionale dei Tre Leoni, questa l’ha sicuramente sprecata, pagando sì gli errori di gestione di un Thomas Tuchel fino a quel momento perfetto, ma anche limiti di personalità di una squadra che non ha saputo gestirsi in campo, così come Didier Deschamps ha pagato le scelte, poi rivelatesi sbagliate, contro la Spagna, ma in entrambi i casi ci avventuriamo nel campo del senno di poi, quando tutti, alla fine, hanno ragione conoscendo gli esiti.</p>



<p>Ora ci prepariamo a una sfida quasi inedita a questi livelli, al mondiale c’è stato solo un incrocio con vittoria argentina nel 1966 per due a uno, complessivamente c’è estremo equilibrio, con quattordici confronti e sei vittorie a testa.</p>



<p>Prima della finale, quasi a voler imitare il <em>pasillo de honor </em>per le due aspiranti regine, ci sarà la finale per il terzo posto, che mai come questa volta sarà veramente un finale tra deluse, non come capitò tra Croazia e Marocco quattro anni fa, con i primi alla fine di un ciclo e i secondi con l’orgoglio della prima volta a quei livelli.</p>



<p>Tra Francia e Inghilterra, match comunque ricco di suggestioni, l’ultimo confronto risale ai quarti del precedente mondiale, quando i transalpini si imposero per due a uno, sarà una “finalina” tra chi ha cullato forte il sogno della vittoria trasformatosi in incubo, per colpe proprie oltre che per la bravura degli avversari.</p>



<p>La gara che eleggerà Miss Mondo, quella di domenica, che sarebbe potuta essere la sfida tra due regni reali, quello di Spagna e quello di Inghilterra, in cui, memori delle intermittenti guerre anglo-spagnole, svolte soprattutto sui mari, gli inglesi sognavano di infliggere una disfatta in stile Invicibile Armada agli spagnoli, sarà, invece, la sfida tra iberici e il regno del mondo calcistico, con il “re”, Leo Messi, deciso a difendere a tutti i costi il trono dal “principe” di Spagna, Lamine Yamal.</p>



<p>Sarà anche una sfida che, come ogni quattro anni, proporrà un indirizzo di gioco, verso cui ci si potrà uniformare o confrontare, secondo chi prevarrà, se l’idea giochista, e giovanile, della Spagna o quella pragmatica dell’Argentina, che porta avanti una singolarità storica, quella di essere l’unica squadra a giocare dieci più uno, con Messi avulso da qualsiasi manovra eppure decisivo nelle giocate fondamentali, con i compagni di squadra disposti a correre anche per lui, idea tutta sudamericana che non attecchisce in Europa, come dimostrano il Portogallo e la sua stella, Cristiano Ronaldo.</p>



<p>Ma gli <em>Albiceleste </em>sono abituati, avendo avuto Diego Armando Maradona, che però era uno più la squadra, con cui Messi ha pareggiato i conti vincendo lo scorso mondiale, ma che non riuscirà mai a superare, anche se vincesse questo.</p>



<p>Noi, da mesti spettatori, ma amanti del pallone, ci sistemeremo, speriamo per l’ultima volta, davanti ai televisori, per assistere alla Battaglia dei Due Regni.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="220" height="297" src="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/Lionel_Scaloni_-_2022.jpg" alt="" class="wp-image-4311"/><figcaption class="wp-element-caption">Lionel Scaloni (allenatore Argentina)</figcaption></figure></div>


<p>In copertina Luis de la Fuente (allenatore Spagna) &#8211; Foto Wikipedia</p>
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		<title>GIOCHI OLIMPICI DI MONTREAL 1976: NADIA COMANECI, IL 10 PERFETTO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Cassani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 09:17:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Ginnastica]]></category>
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					<description><![CDATA[di Edoardo Petagna Luglio 1976, mezzo secolo fa. Si disputano in Canada i Giochi olimpici di Montreal e avviene il primo boicottaggio della storia olimpica. Ventidue Paesi africani rinunciano a partecipare ai Giochi per protestare contro la presenza della Nuova Zelanda, rea di aver permesso alla squadra di rugby una tournée nel Sudafrica dell&#8217;Apartheid. Durante [&#8230;]]]></description>
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<p><strong>di Edoardo Petagna</strong></p>



<p>Luglio 1976, mezzo secolo fa. Si disputano in Canada i Giochi olimpici di Montreal e avviene il primo boicottaggio della storia olimpica. Ventidue Paesi africani rinunciano a partecipare ai Giochi per protestare contro la presenza della Nuova Zelanda, rea di aver permesso alla squadra di rugby una tournée nel Sudafrica dell&#8217;Apartheid. Durante le competizioni olimpiche, un atleta cubano, Alberto Juantorena, soprannominato <em>El Caballo,</em> vince i 400 e gli 800 metri piani &#8211; finora unico atleta ad aver compiuto la doppietta olimpica; dalla galassia dell’Est europeo, formidabile officina dello sport che sforna, instancabilmente, <em>atleti di stato, </em>appareuna ragazzina rumena, una ginnasta, Nadia Comăneci.</p>



<p>Lo standard medio giornaliero di vita, per le ginnaste che devono dare lustro allo Stato, è: sveglia alle 5.30, allenamento dalle 6 alle 8,&nbsp; scuola, pranzo, riposo di un’ora, due ore dedicate allo studio, nuovo allenamento&nbsp; fino all’ora di cena, cena, sonno. Dieta: 100 grammi di carne a pranzo e 50 la sera, 3 vasetti di yogurt al giorno, 200 gr di verdure a pasto, tre frutti. Esclusi: pane, patate, zucchero, olio. Inoltre, dopo il dissolvimento dell’Unione Sovietica e la caduta dei regimi dei suoi stati satelliti, si è appurato un robusto e intenso <em>doping di stato,</em> ossia la sistematica somministrazione ai loro atleti, per migliorarne le prestazioni, di sostanze dopanti, e di copertura dei risultati, ai test antidoping.</p>



<p>All’epoca di Montreal 1976, frequentavo il terzo anno di Fisica, nuotavo e arrancavo nel mare della fisica quantistica rischiando di annegare sbattendo contro gli scogli dell’equazione di Schrodinger,&nbsp; del principio di indeterminazione di Heisenberg, dell’equazione di Dirac. Nell’infinitamente piccolo, non vale la fisica classica di Newton e Galilei, e allora l’effetto tunnel permette ad una particella carica di attraversare una barriera di potenziale, la materia si comporta <em>ambiguamente</em>, la luce è, contemporaneamente, onda e particella.</p>



<p>Il 18 luglio 1976, Nadia Comăneci piccola, molto piccola, di età, di altezza e di peso – 14 anni, 150 centimetri, 40 chili &#8211; con le sue prestazioni, volteggiando sugli attrezzi dei concorsi di ginnastica, sembrò sovvertire anche i principi della fisica classica. Si presentò sulla pedana della finale delle parallele asimmetriche indossando un body bianco con i capelli raccolti e stretti in un fiocco colorato. Col suo esercizio espresse forza, potenza ed energia &#8211; che sconfissero la forza di gravità – grazia e brio &#8211; che la resero empatica verso tutto il mondo che la osservava- una miscela tra una farfalla che si librava in aria e un ghepardo che si lanciava sulla preda. Un cronista disse che Nadia sembrava nuotare in un oceano d’aria. Al termine della prestazione, la giuria è strabiliata; i giudici si guardano, si consultano, si confrontano tra loro. Infine, sul tabellone elettronico compare 1.00.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" loading="lazy" width="800" height="585" src="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/BB.png" alt="" class="wp-image-4296" srcset="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/BB.png 800w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/BB-300x219.png 300w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/BB-768x562.png 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong>foto Mondiali.it</strong></figcaption></figure>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" loading="lazy" width="707" height="400" src="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/CC.png" alt="" class="wp-image-4297" srcset="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/CC.png 707w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/CC-300x170.png 300w" sizes="(max-width: 707px) 100vw, 707px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong>&nbsp;foto Olympic.it</strong></figcaption></figure></div>


<p></p>



<p></p>



<p>Il pubblico ed i cronisti di radio e televisione restano allibiti; si pensa a una penalità oppure a una votazione punitiva. Niente di tutto ciò, lo speaker annuncia:</p>



<h4>“<em>Signori e signore, spostate la virgola. Abbiamo un 10 perfetto.</em>”</h4>



<p>Il tabellone non era stato programmato per riportare un 10, lo si riteneva un punteggio impossibile da raggiungere !</p>



<p>A Montreal, Nadia Comăneci vinse 3 medaglie d’oro (concorso generale individuale, parallele asimmetriche, trave), 1 d’argento (concorso generale a squadre) e 1 di bronzo (corpo libero).<strong></strong></p>



<p><strong>Bart Conner,</strong> giovane ginnasta statunitense di 18 anni, restò colpito dalla giovinetta e, si racconta che, dopo <em>il 10 perfetto,</em> riuscì ad avvicinarla e a darle un casto bacio sulla guancia; ahimè, in tutto il trambusto che ne era seguito, Nadia non se ne accorse affatto. In seguito, però, il destino avrebbe fatto il suo corso.</p>



<p>Al termine dei Giochi olimpici, al rientro in Romania, la ginnasta divenne l’oggetto prediletto della propaganda del regime comunista, incarnato dalla famiglia<strong> </strong>Ceaușescu. Nicolae, segretario del Partito dal 1965, governava la Romania simile a un sovrano con la grande influenza della moglie Elena, la sua anima nera<strong>. Il </strong>figlio, Nicu, giovane senza alcun pregio e virtù, in forza di&nbsp; un’autoproclamata dinastia, era considerato da tutti il successore del padre.</p>



<p>Nella vita di Nadia Comăneci, Nicu Ceaușescu, più grande di lei di dieci anni, irruppe violentemente, costringendola<strong> </strong>ad una relazione tossica, peraltro mai confermata dalla ragazza, fondata sulla prepotenza sulla violenza fisica e psicologica.</p>



<p>Nadia venne esibita come un trofeo e restò prigioniera di quella situazione per almeno tre anni e fino alle Olimpiadi di Mosca 1980, dove si piazzò seconda nel concorso individuale, dietro a Yelena Davydova, l’atleta di casa &#8211; i giudici impiegarono più di 25 minuti per formulare il verdetto finale -confermò il <strong>titolo olimpico alla trave</strong> e ottenne l&#8217;oro, a pari merito, nel corpo libero; vinse, inoltre, la medaglia d&#8217;argento a squadre. La Comăneci si ritirò dalle competizioni nel 1984, poco prima dei Giochi olimpici di Los Angeles. Per un periodo allenò i giovani ginnasti rumeni conducendo una vita molto anonima, fino al novembre del 1989 quando, con l’aiuto di un amico, raggiunse Vienna, dove chiese asilo politico per trasferirsi poi negli Stati Uniti. Nel 1994, rincontrò Bart Conner, l’atleta che l’aveva ammirata a Montreal nel 1976, e si sposarono nel 1996, esattamente venti anni dopo <em>il 10 perfetto;</em> nel 2006 nacque Dylan Paul Conner. Attualmente, Nadia Comăneci vive a Norman, in Oklahoma (Stati Uniti), e insieme al marito gestisce la Bart Conner Gymnastics Academy; inoltre, si occupa di numerose iniziative benefiche e di promozione sportiva; è membro onorario della federazione rumena di ginnastica e del comitato olimpico rumeno, ambasciatrice dello sport della Romania, vice presidente del consiglio di amministrazione di un&#8217;associazione per la lotta alla distrofia muscolare. È altresì impegnata nell&#8217;apertura della Clinica per bambini Nadia Comăneci a Bucarest.</p>



<p>&nbsp;Nel Dicembre del 2003, ha pubblicato il libro <em>Letters To A Young Gymnast</em>, <em>Lettera a una giovane ginnasta (</em>casa editrice il Saggiatore), nel quale racconta la sua carriera atletica, le soddisfazioni e le difficoltà quotidiane di quell’epoca.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" loading="lazy" width="728" height="1024" src="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/DD.jpg" alt="" class="wp-image-4298" srcset="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/DD.jpg 728w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/DD-213x300.jpg 213w" sizes="(max-width: 728px) 100vw, 728px" /></figure></div>


<p><strong>Di seguito, alcuni brani relativi al suo espatrio clandestino dalla Romania.</strong></p>



<p><em>Più volte durante il resto delle sei ore mi sentii schiacciata dal peso di ciò che stavo facendo. Non riuscivo a credere che avessi preso la decisione di defezionare, che stavo rischiando la vita e di non rivedere più i miei genitori e mio fratello. Tuttavia, non ho mai pensato di tornare indietro. Dove sarei tornata? In casa mia dove a fatica riuscivo a pagare il riscaldamento? A un lavoro senza prospettive, per farmi trattare come se non avessi mai fatto nulla per il mio paese? Incontro a un futuro che non esisteva? Non equivaleva a morire?</em></p>



<p><em>…….</em></p>



<p><em>Ci sono molti luoghi non recintati lungo il confine e liberi da guardie. Un paese non può controllare ogni centimetro quadrato del proprio confine. Avremmo dovuto attraversare la frontiera con l’Ungheria in uno di quei varchi. Così la nostra guida ci avrebbe portati fino alla strada dove ad attenderci con una macchina ci sarebbe stato Constantin. Ma non trovammo mai il punto esatto dove saremmo dovuti passare. Non trovavamo la strada, figuriamoci Constantin! Non ci rendemmo nemmeno conto di aver attraversato la frontiera ungherese, finché non scorgemmo una targa con un lungo nome e tante zeta ed esse. Certamente non si trattava di un nome rumeno. Il nostro gruppo inzaccherato camminava, camminava e camminava, dritto verso due agenti di polizia.</em></p>



<p><em>…….</em></p>



<p><em>Le guardie ci chiesero di seguirli. Ci misero in una macchina e ci portarono al commissariato di polizia ungherese. Nel tragitto non volava una mosca. Non perché non potessimo parlare, ma perché eravamo ammutoliti dal terrore. Ciascuno di noi veniva interrogato separatamente.</em></p>



<p><em>Quando la polizia vide i miei documenti, mi offrirono immediatamente ospitalità in Ungheria. Ero una ginnasta famosa quindi, ai loro occhi, una bella preda. Quando ripenso oggi a quel momento mi domando perché valessi tanto per loro. La mia carriera era finita e sebbene fossi considerata un’allenatrice molto brava, cos’altro potevo dare all’Ungheria? Anche ad altri due del nostro gruppo venne offerto asilo. Agli altri invece venne detto che sarebbero dovuti rientrare il giorno dopo in Romania. Scoppiarono a piangere. “Ascoltate” dissi alla polizia “rimango solo a condizione che nel vostro paese possa restare l’intero gruppo.” Queste parole uscirono dalla mia bocca prima ancora che potessi soppesare davvero la situazione. La ginnastica mi ha insegnato a fare squadra, in questo caso la mia squadra era composta dai miei compagni di defezione. Ho solo pensato che non fosse giusto. Avevamo corso tutti gli stessi pericoli e attraversato il confine, dovevamo poter rimanere</em> <em>tutti. “Siamo arrivati insieme e insieme resteremo” dichiarai. Con mia totale sorpresa la polizia acconsentì…..”</em></p>



<p><em>…………&#8230;</em></p>



<p><em>Vedi, amica mia, l’Ungheria non era la nostra destinazione finale. Era troppo vicina alla Romania. Decidemmo tutti assieme di provare a varcare il confine con l’Austria e di chiedere asilo lì.</em></p>



<p><em>Passammo una notte insonne, tutti ammassati in una stanza. Al mattino seguente, notai la mia foto sulla prima pagina di un giornale, ma non potevo capire cosa dicesse l’articolo. Sebbene non avessi bisogno di leggere, era abbastanza chiaro che ero già “ricercata” in Romania. Vai avanti, mi dissi, se non vuoi che la logica antidefezione comporti la tua riconsegna da parte degli ungheresi alla Romania. Più tardi quel mattino, il gruppo si divise in due macchine. Constantin ne guidava una e il suo amico l’altra. Eravamo diretti verso la frontiera con l’Austria.</em></p>



<p>…………..</p>



<p><em>Constantin ci disse dove attraversare la frontiera. Aspettammo il buio per essere pronti e iniziare a camminare.</em></p>



<p>………….</p>



<p><em>&nbsp;C’erano sette reticolati di filo spinato da superare e benché io non ricordi di aver sentito graffiare, il mio corpo si ricoprì di tagli da punte metalliche affilate. Sono incredibilmente coordinata ma è impossibile non restare feriti attraversando del filo spinato. La maggior parte del gruppo era coperto di sangue. Ci vollero circa due ore per superare tutti quei reticolati. Ero stravolta quando raggiungemmo la strada dove avrebbe dovuto raccoglierci Constantin. Ci aveva istruito a restare nascosti poiché sarebbero potute transitare macchine della polizia. Constantin disse che aveva progettato di rompere un faro in ognuna delle macchine, affinché potessimo capire quando uscire dal nascondiglio.</em></p>



<p><em>Sdraiati a pancia sotto, nascosti nell’erba, guardavamo ogni macchina che passava, attenti a quella con un faro rotto. Quando ne vedemmo due in fila con un solo faro, saltammo in piedi e ci infilammo nelle macchine. Quella notte, dormimmo tutti sul pavimento in un’unica stanza d’albergo. L’atmosfera in quella stanza, però, non poteva essere più diversa da quella dell’albergo in Ungheria. Finalmente stavamo festeggiando. C’era un’aria di sollievo generale e di gioia piena.</em> <em></em></p>



<p><em>Da&nbsp; “ Lettera a una giovane ginnasta”, di Nadia Comăneci, Il Saggiatore, 2022</em></p>



<p>Nel novembre del 1989, dopo la caduta del muro di Berlino iniziò il crollo del regime di&nbsp; Ceaușescu. I coniugi&nbsp; Ceaușescu, dopo un processo sommario del Consiglio del Fronte di Salvezza Nazionale, furono giustiziati il 25 dicembre 1989<strong>.</strong></p>



<p>Nadia <em>Comăneci, d</em>el periodo trascorso con la famiglia Ceaușescu,<em> </em>non ha voluto mai parlarne.</p>



<p><strong>Fonti:</strong></p>



<p><strong>Wikipedia</strong></p>



<p><strong>Wired.it</strong></p>



<p><strong>linkiesta.it</strong></p>



<p><strong>paginedisport.net</strong></p>



<p><em>Lettera a una giovane ginnasta &#8211;&nbsp; Nadia Comăneci, Il Saggiatore, 2022</em><strong></strong></p>



<p><strong>Foto in copertina: Nadia&nbsp; Comăneci – Portale Europeo per i giovani</strong></p>
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		<item>
		<title>MONDIALI 2026 . Le Fantastiche Quattro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Cassani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 09:42:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
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					<description><![CDATA[di Raffaele Ciccarelli Sono occorse cento partite, un mese e mezzo di gare, per designare le quattro nazionali che si contenderanno il titolo di regina del mondo, un numero di partite spropositato che ha indicato semplicemente le squadre pronosticate alla vigilia. La presenza di tre nazionali europee e una sudamericana conferma la centralità del Vecchio [&#8230;]]]></description>
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<p><strong>di Raffaele Ciccarelli</strong></p>



<p>Sono occorse cento partite, un mese e mezzo di gare, per designare le quattro nazionali che si contenderanno il titolo di regina del mondo, un numero di partite spropositato che ha indicato semplicemente le squadre pronosticate alla vigilia.</p>



<p>La presenza di tre nazionali europee e una sudamericana conferma la centralità del Vecchio Continente nel mondo del pallone, smentendo una volta di più le pretese di gigantismo di Gianni Infantino, evidenziata già agli ottavi, dove si sono qualificate sei squadre europee, una africana e una sudamericana, ribadendo lo scarso livello di tante qualificate, principalmente asiatiche e africane.</p>



<p>Francia e Spagna dall’alto del loro magistero tecnico, l’Inghilterra solida e competitiva, l’Argentina del sempre verde Leo Messi erano le squadre che sembravano, in partenza, maggiormente attrezzate per arrivare fino in fondo, magari con il disturbo di Portogallo, Marocco o della deludente Olanda, e il campo ha confermato il pronostico.</p>



<p>Chiaro che poi i percorsi sono stati diversi e non lineari, delle quattro la sola Francia è sembrata nettamente superiore.</p>



<p>Il CT Didier Deschamps può contare su giocatori tecnicamente eccellenti, Kylian Mbappé e Michael Olise su tutti, in stato di grazia, oltre i vari Ousmane Dembelé, Bradley Barcola, Desiré Doué, il tutto dimostrando la giusta maturità, servita soprattutto per superare il Paraguay agli ottavi, protagonista di una partita “sporca” e anche provocatoria, mentre con il Marocco, votato al gioco, è stato tutto più facile.</p>



<p>Ad attendere i transalpini in semifinale c’è la Spagna, in un confronto che si annuncia di alto livello tecnico.</p>



<p>Gli iberici, però, pur potendo contare su un’alta qualità di giocatori e sull’estro, in verità abbastanza inespresso finora, di Lamine Yamal, hanno incontrato notevoli difficoltà non riuscendo a esprimersi sui livelli loro riconosciuti.</p>



<p>Molta fortuna, infatti, c’è voluta per superare il Portogallo di Cristiano Ronaldo, in ombra e all’ultima recita, e il Belgio di Raul Garcia, vincendo sempre nei finali di gara e sfruttando errori degli avversari, Luis de la Fuente spera, naturalmente, di ritrovare in semifinale maggiore incisività di gioco, ma con i transalpini sarà dura.</p>



<p>Dopo tante delusioni mondiali, arriva al penultimo atto anche l’Inghilterra, con la speranza di colmare un vuoto che dura da sessant’anni, dall’unica vittoria, in casa, nel 1966.</p>



<p>Sofferto anche il cammino degli inglesi che prima devono superare i padroni di casa del Messico al termine di un’autentica battaglia calcistica, poi in rimonta la Norvegia, cui va ascritta una nota di merito, avendo disputato un ottimo mondiale e dimostrando di avere un ottimo impianto di gioco, non basato solo sulla prolificità e la potenza di Erling Haaland.</p>



<p>Il CT dei Tre Leoni, Thomas Tuchel, deve ringraziare Harry Kane, naturalmente, attaccante veramente universale, ma anche Jude Bellingham , che trova condizione e forma al momento giusto siglando le due doppiette, più il gol di Kane contro i messicani agli ottavi, che valgono la semifinale.</p>



<p>Un risultato storico, raggiunto dagli inglesi altre due volte dopo il 1966, l’anno dell’unica vittoria, nel 1990 e nel 2018, e che sperano di migliorare conquistando la finale per bissare quel successo, dato che continua a suonare stonato per coloro che hanno inventato il calcio moderno, regolamentandolo.</p>



<p>Troveranno l’Argentina e qui, un po’ come per l’altra semifinale, ma con meno implicazioni storico-politiche, daranno vita a una sfida mai banale e che va oltre il campo stesso.</p>



<p>È proprio dal mondiale del 1966, dall’”animals!” gridato da sir Alf Ramsey, CT di quell’Inghilterra, all’indirizzo dei bianco celesti che la rivalità ha raggiunto spesso picchi altissimi, come nel 1986, giusto quarant’anni fa, quando l’incrocio vide protagonista Diego Armando Maradona, prima con la “mano de dios”, poi con il “gol del secolo”, visti anche come vendetta della guerra delle Falkland-Malvinas, che almeno ebbe il pregio di segnare la fine della cruenta Dittatura dei Generali nel paese sudamericano.</p>



<p>Implicazioni storiche, suggestioni, che non tolgono valore tecnico a un match che si annuncia spettacolare, tra la voglia di Leo Messi e compagni di raggiungere di nuovo la finale, e quella di Kane e compagni di regalare un sogno a una nazione che aspetta da tanto, forse troppo, tempo.</p>



<p>I sudamericani, per la verità, hanno faticato tanto, pur avendo avuto, sulla carta, un cammino più agevole, non senza polemiche hanno superato prima l’Egitto agli ottavi rimontando dal doppio svantaggio, poi la Svizzera rimasta in dieci ai supplementari, facendo in qualche caso, volontariamente o meno, affidamento alla Dea Bendata: sappiamo bene che la fortuna fa parte del gioco, vedremo se e quanto durerà per Argentina, e anche Spagna, nel frattempo mettiamoci comodi e godiamoci questo incrocio tra le Fantastiche Quattro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/1111-1024x576.png" alt="" class="wp-image-4292" srcset="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/1111-1024x576.png 1024w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/1111-300x169.png 300w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/1111-768x432.png 768w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/1111.png 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lamine Yamal (www.settecalcio.it)</figcaption></figure>



<p>In copertina Harry Kane (www.noroeste.com)</p>



<p></p>
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		<title>MONDIALI 2026 &#8211; Inferno e Paradiso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Cassani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 23:42:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
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					<description><![CDATA[di Raffaele Ciccarelli La fase del mondiale che prevede l’eliminazione diretta rappresenta il vero sviluppo del torneo, Inferno e Paradiso per i suoi protagonisti e per i tifosi: si spalancano gli abissi dell’Ade per le squadre che perdono e sono eliminate, si aprono i cancelli dell’Empireo per quelle che avanzano, in una dicotomia eterna che, [&#8230;]]]></description>
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<p><strong>di Raffaele Ciccarelli</strong></p>



<p>La fase del mondiale che prevede l’eliminazione diretta rappresenta il vero sviluppo del torneo, Inferno e Paradiso per i suoi protagonisti e per i tifosi: si spalancano gli abissi dell’Ade per le squadre che perdono e sono eliminate, si aprono i cancelli dell’Empireo per quelle che avanzano, in una dicotomia eterna che, probabilmente, rappresenta la fase anche più interessante del torneo, perché già di per sé la fase a gruppi manca sostanzialmente del pathos definitivo garantito dalle sfide a eliminazione diretta, come si è potuto vedere soprattutto in questo mondiale “allargato”.</p>



<p>Per avallare questo basta portare un paio di esempi: Australia-Egitto è stata sostanzialmente una gara brutta, anonima, con poco ritmo, ma alla fine ha regalato comunque le emozioni dei tiri di rigore, se questo match fosse stato giocato nella fase a gruppi sarebbe stato sicuramente bollato come il peggiore di tutto il torneo.</p>



<p>Altro esempio di come le partite a eliminazione diretta rappresentino il vero interesse della contesa: Belgio-Senegal per quasi tutto il suo svolgimento è stata una gara che ha visto in campo solo gli africani, con i belgi che addirittura litigavano tra loro.</p>



<p>Il fatto di essere una partita senza appello, però, ha quasi costretto gli uomini di Rudi Garcia a crederci fino all’ultimo, riuscendo addirittura vincitori.</p>



<p>Non che comunque ai sedicesimi non ci fossero gare scontate per il troppo dislivello tecnico ma alla fine, pur promuovendo le squadre pronosticate, i percorsi sono stati più tortuosi del previsto, in alcuni casi addirittura sorprendenti, come nel caso della Germania eliminata dal Paraguay.</p>



<p>I tedeschi dimostrano con questo risultato di non essere fuori dalla crisi generazionale che li ha colpiti dopo la vittoria del 2014 in Brasile, pur disputando una gara dominante non sono riusciti ad aver ragione del blocco difensivo dei sudamericani i quali, grazie alle armi dei “poveri”, abnegazione, spirito di sacrificio e difesa a oltranza, sono riusciti ad arrivare ai rigori che hanno annullato le differenze tecniche&nbsp; e premiato i loro sforzi.</p>



<p>A pagare alla fine, come sempre è il CT, la federazione tedesca ha giubilato Julian Nagelsmann e pare che al suo posto, per la rinascita teutonica, dovrebbe arrivare Jurgen Klopp.</p>



<p>Ha sorpreso anche la gestione della partita da parte di Ronald Koeman della sua Olanda contro il Marocco, perché in pratica si è visto il contrario della gara dei tedeschi, con gli Arancioni a difendersi e i marocchini ad attaccare, riuscendo a spuntarla solo ai rigori, ma meritando ampiamente durante il match.</p>



<p>C’è da chiedersi perché per una squadra tecnica e importante come quella olandese, tra l’altro sfortunata sempre nelle serie dei rigori, il suo CT abbia scelto proprio questa strategia, fatto sta che è costata l’eliminazione e le conseguenti dimissioni di Koeman.</p>



<p>Ordinarie e relativamente tranquille sono state le qualificazioni agli ottavi delle nazionali di casa, forse solo il Canada ha faticato contro il Sudafrica, ma pochi problemi hanno avuto Messico e Stati Uniti, rispettivamente contro Ecuador e Bosnia.</p>



<p>Semplice la qualificazione della Spagna, i giovani terribili di Luis de la Fuente non hanno avuto problemi ad aver ragione della compassata Austria, meno ancora ne ha avuti la Francia, che ha dato una vera dimostrazione di forza contro la Svezia, schierando buona parte del suo “arsenale (Kylian Mbappé, Ousmane Dembelé, Bradley Barcola), ma soprattutto esaltando la prestazione di Michael Olise, al momento di sicuro il miglior giocatore del mondiale.</p>



<p>Con un simile potenziale i transalpini lanciano, ove ce ne fosse stato bisogno, un chiaro segnale a tutte le rivali, che debbono vedersela con loro per la conquista del titolo.</p>



<p>Cosa che magari hanno messo in preventivo Leo Messi e l’Argentina tutta, ma l’Albiceleste ha dovuto sudare tutte le sue <em>camisetas </em>per aver ragione del sorprendente Capo Verde. Lo avevamo già scritto nel precedente articolo che gli africani, dopo i tre pareggi nel girone, uno dei quali contro la Spagna, poteva regalare altre sorprese, e il campo non ci ha smentito: pur in svantaggio due volte, con il primo gol segnato ancora da Messi, i <em>Crioulos </em>non si sono mai arresi trascinando i campioni del mondo fino ai supplementari e arrendendosi solo nel finale per l’autorete di Diney, in quella che è stata sicuramente la miglior partita del mondiale finora.</p>



<p>Accennando alla “normalità” della qualificazione di Svizzera e Colombia, che hanno superato rispettivamente Algeria e Ghana, qualche parola in più va spesa su Portogallo, Inghilterra e Brasile. La squadra di Cristiano Ronaldo affrontava probabilmente il match più difficile, avendo di fronte quella Croazia sempre sul podio nelle ultime due edizioni del torneo, con il duello a distanza tra CR7 e Luka Modric, vinto dal primo di poco, con il croato che alla fine, dimostrando di essere umano, ha palesato un po’ di stanchezza dopo una stagione in cui è stato ancora protagonista.</p>



<p>I sudditi di Sua Maestà hanno invece avuto più di un problema contro la Repubblica Democratica del Congo, ancora una volta c’è voluto Harry Kane per ribaltare un match che si era fatto complicato, l’impressione è che abbiano ancora margini di miglioramento e potrebbero dire la loro in quest’ultima fase del mondiale.</p>



<p>Lo stesso vale per il Brasile, contro il Giappone c’è voluto tutto l’intuito e, perché no, lo stellone di Carletto Ancelotti per trascinarsi agli ottavi, ora però i suoi campioni dovranno fare qualcosa in più, altrimenti il cammino che resta loro ci sembra breve.</p>



<p>Dovranno iniziare da subito, perché di fronte avranno la Norvegia trascinata dal solito Erling Haaland, e non sarà semplice; agli ottavi la gara più interessante sulla carte è sicuramente il derby iberico tra Spagna e Portogallo, Cristiano Ronaldo contro i suoi probabili eredi, vedremo se prevarrà la gioventù o l’esperienza.</p>



<p>Per Francia e Argentina gli impegni sembrano abbordabili, rispettivamente contro Paraguay ed Egitto, ma attenti sempre alle sorprese e al carattere che queste squadre hanno dimostrato di avere. Complicato è l’ottavo del Canada contro il lanciato Marocco, gli Stati Uniti dovranno guardarsi da un Belgio indecifrabile, per il Messico la prova del nove contro l’Inghilterra; equilibrata la gara tra Svizzera e Colombia.</p>



<p>Inferno e Paradiso sono già pronti ad accogliere vincitori e sconfitti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/olise-olympia-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-4288" srcset="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/olise-olympia-1024x683.jpg 1024w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/olise-olympia-300x200.jpg 300w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/olise-olympia-768x512.jpg 768w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/olise-olympia.jpg 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Olise-Olympia</figcaption></figure>
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		<title>CHIOSE, CURIOSITA&#8217; E SPIGOLATURE DEL CAMPIONATO MONDIALE DI CALCIO (seconda parte)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Cassani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 11:33:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
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					<description><![CDATA[di Edoardo Petagna (continua) Nel 1966, oserei dire finalmente &#8211; avverbio utilizzato ironicamente &#8211; il Campionato mondiale fu disputato in quella che si considerava la patria del calcio (affermazione degli spocchiosi inglesi, assolutamente falsa, perché il gioco del calcio storico fiorentino aveva esordito nella città gigliata già da alcune centinaia di anni !) Tanto per [&#8230;]]]></description>
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<p><strong>di Edoardo Petagna</strong></p>



<p><em>(continua)</em> <strong>Nel 1966, oserei dire <em>finalmente</em> &#8211; avverbio utilizzato ironicamente &#8211; il Campionato mondiale fu disputato in quella che si considerava la patria del calcio (affermazione degli spocchiosi inglesi, assolutamente falsa, perché il gioco del calcio storico fiorentino aveva esordito nella città gigliata già da alcune centinaia di anni !)</strong> Tanto per iniziare, quattro mesi prima dell’inizio del torneo, la Coppa Rimet, esposta sciattamente a Londra, fu rubata e poi fortunosamente ritrovata in un parco di Londra grazie al fiuto del cagnolino Pickles; la FIFA aveva già minacciato di cambiare sede!</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" loading="lazy" width="299" height="169" src="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/1.png" alt="" class="wp-image-4275"/><figcaption class="wp-element-caption">Archivio La Stampa</figcaption></figure></div>


<p><em>Ma la Coppa Rimet aveva il destino segnato. Conquistata definitivamente dal Brasile nella finale di Messico 1970 contro l’Italia, nel 1983,&nbsp; fu nuovamente rubata a&nbsp;Rio de Janeiro. I ladri, questa volta, la fusero e la distrussero definitivamente. Quella che la </em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Federazione_calcistica_del_Brasile"><em>federazione calcistica del</em></a><em> Brasile espone, attualmente, nella sua bacheca dei trofei è una copia.</em></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" loading="lazy" width="336" height="483" src="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/2.png" alt="" class="wp-image-4276" srcset="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/2.png 336w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/2-209x300.png 209w" sizes="(max-width: 336px) 100vw, 336px" /></figure></div>


<p>Le esperienze più dolorose le vissero Italia e Germania. La nazionale italiana fu sconfitta per 1 a 0 ed eliminata dai coreani del nord dai nomi impronunciabili. Gli azzurri, costretti a giocare in dieci per un infortunio a Bulgarelli – all’epoca non erano consentite sostituzioni – furono trafitti dal gol di Pak Doo-ik; si disse che era un dentista, in realtà era un militare, un caporale dell’esercito nordcoreano, in possesso della qualifica di dentista ma non aveva mai esercitato la professione.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" loading="lazy" width="375" height="270" src="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/3.png" alt="" class="wp-image-4277" srcset="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/3.png 375w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/3-300x216.png 300w" sizes="(max-width: 375px) 100vw, 375px" /><figcaption class="wp-element-caption">&nbsp;<br><strong>Italia – Corea del Nord &#8211; https://ilnobilecalcio.it</strong></figcaption></figure></div>


<p>Al ritorno della spedizione azzurra in Italia, giocatori e staff ebbero, da parte dei tifosi, una calorosa accoglienza <em>verde</em>&nbsp; tutta vegetariana col lancio di pomodori e ortaggi !</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" loading="lazy" width="736" height="416" src="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/4.png" alt="" class="wp-image-4278" srcset="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/4.png 736w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/4-300x170.png 300w" sizes="(max-width: 736px) 100vw, 736px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong>Archivio Gazzetta dello Sport</strong></figcaption></figure></div>


<p>I tedeschi, nella finalissima contro gli inglesi, dopo il 2 a 2 dei tempi regolamentari, videro assegnato all’Inghilterra, all’11esimo del primo tempo supplementare, un gol di Hurst che fu il prologo al&nbsp; 4 a 2 finale. Il pallone scagliato dal giocatore inglese colpì la traversa e diede la sensazione di non aver attraversato la linea di porta.&nbsp;Il guardalinee dell’Azerbaigian, <strong>Tofik Bakhramov,</strong> richiamò ad ampi gesti – non parlava una parola di inglese&nbsp; &#8211;&nbsp; l’arbitro svizzero, <strong>Gottfried Dienst,</strong> sostenendo&nbsp; che il pallone avesse varcato la linea di porta. L’arbitro non potè che convalidare. A sessant’anni da quell’episodio, ci sono ancora i <em>guelfi e i ghibellini </em>adiscutere accanitamente sulla validità o meno di quella rete.</p>



<p>Nel corso del mondiale disputato in Spagna, nel 1982, accadde un altro episodio a dir poco singolare. A Valladolid, il 21 giugno 1982, si affrontavano&nbsp; Francia e Kuwait; all’80esimo, i francesi conducevano per 3 a 1, un improvvido trillo di fischietto, proveniente dagli spalti, fu avvertito sul campo di gioco. Si fermarono quasi tutti i giocatori ma non Alain Giresse che, riprendendo un pallone passatogli da Platini, segnò il quarto gol per la Francia. L’arbitro, il sovietico Miroslav Ivanovic Stupar, non aveva fischiato e, incurante delle proteste dei giocatori arabi, convalidò la rete. I kuwaitiani si raccolsero sotto la tribuna ove aveva preso posto lo sceicco Fahad al-Ahmad al-Jaber al-Sabah, membro della famiglia regnante, presidente della loro federcalcio, che ordinò ai&nbsp; giocatori di lasciare il campo in segno di protesta. Non la pensava così l’allenatore, il brasiliano Carlos Alberto Parreira che riuscì a far desistere lo sceicco dall’idea del ritiro, ma il dignitario arabo non era disposto a subire quello che lui riteneva un torto. E così, bardato nel suo caffetano e col suo classico copricapo, lo sceicco scese in campo esi recò a conferire con l’arbitro; caos totale: notabili dello sceicco, uomini della scorta, delegati Fifa, poliziotti spagnoli, fotografi e cameramen, tutti insieme attorno&nbsp; all’arbitro e allo sceicco.</p>



<p>Dopo avergli rivolto alcuni complimenti – almeno così faceva intendere il suo atteggiamento ammiccante e sorridente &#8211; lo sceicco sommerse l’arbitro con un diluvio di parole che dalla mimica sembravano insulti, minacce e contumelie. Il direttore di gara, dopo un rapido consulto coi suoi assistenti &#8211; uno svedese e uno jugoslavo – non disposto a subire rappresaglie e mutilazioni corporali, pensò bene di annullare il gol. Come si suol dire: un fuorigioco non si nega a nessuno ! Soddisfatto, Fahad al-Ahmad al-Jaber al-Sabah ritornò in tribuna. A nulla valsero le proteste dei francesi che però segnarono ancora e vinsero per 4 a 1.</p>



<p>Balzato agli onori delle cronache sportive &#8211; e non solo &#8211; per quell’episodio alquanto surreale, lo sceicco fu vittima di un atroce destino. Il 2 agosto del 1990 il Kuwait fu invaso dall’esercito iracheno di Saddam Hussein. Fahad al-Ahmad al-Jaber al-Sabah, tentò la fuga all’estero; era già a bordo dell’aereo che lo avrebbe condotto in Europa, quando le truppe irachene occuparono l’aeroporto. Lo sceicco fu imprigionato, torturato e ucciso;il suo corpo fu appeso al cannone di un carro armato e fatto sfilare, come monito, per le strade di Kuwait City.</p>



<p>Nel giugno del 1986, la fase finale del Campionato Mondiale di Calcio si giocò in Messico e nei quarti di finale si incrociarono Argentina e Inghilterra, dando vita ad una partita che sarebbe passata alla Storia del Calcio per le gesta di Maradona<em>. </em>Quattro anni prima, nella primavera del 1982, era stata combattuta tra le&nbsp; due nazioni la guerra per il possesso delle Isole Malvine o Falklands Islands, come le chiamavano gli inglesi. Le due isole, Malvina e Soledad, erano sotto il dominio britannico da 149 anni, ma gli argentini ne reclamavano da tempo la nazionalità. Ai primi di aprile, il governo argentino occupò militarmente le Isole scatenando la reazione del Primo Ministro inglese, Margaret Thatcher, che allestì e inviò una task forza navale per rimpossessarsi delle isole. Nel giro di poco più di due mesi di intensi combattimenti, gli inglesi ripresero il possesso dell’arcipelago, costringendo gli argentini alla resa. Quando, il 22 giugno, le due squadre entrarono in campo allo stadio Azteca di Città del Messico la ferita dell’esito della guerra bruciava ancora sulla pelle degli sconfitti e la partita fu vissuta dai sudamericani come l’occasione di rivalsa e rivincita.</p>



<p>Dopo il primo tempo, concluso  a reti bianche, al sesto minuto del secondo tempo, Maradona, dopo una serie di dribbling, arrivò quasi al limite dell&#8217;area e passò il pallone a Valdano; l’inglese Steve Hodg, nel tentativo di intercettare il passaggio, alzò in area la sfera sulla quale si avventarono il portiere inglese, Peter Shilton, e Maradona. Quest’ultimo, saltando col braccio sinistro alzato, anticipò l&#8217;uscita del portiere e, con un tocco di mano irregolare, mandò il pallone in rete.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" loading="lazy" width="684" height="385" src="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/5.png" alt="" class="wp-image-4279" srcset="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/5.png 684w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/5-300x169.png 300w" sizes="(max-width: 684px) 100vw, 684px" /></figure></div>


<p class="has-text-align-center"><strong>Il gol di mano di Maradona – frame Sky sport</strong></p>



<p>I giocatori inglesi chiesero l’annullamento del gol ma l&#8217;arbitro tunisino,&nbsp;Ali Bin Nasser, e il guardalinee bulgaro,&nbsp;Bogdan Dotchev, non ravvisarono alcuna irregolarità, e il gol venne convalidato. Pochi minuti dopo, Maradona segnò quello che sarebbe stato definito il miglior gol del secolo scorso. Partendo da metà&nbsp; campo, dribblò, palla al piede, 5 giocatori inglesi e depositò la palla in fondo alla rete. L’Argentina vinse quella partita per 2 a 1. Fu lo stesso Maradona a coniare l’espressione “<em>mano de Dios</em>”, sostenendo che il primo gol lo avesse segnato “<em>un po’ con la testa, un po’ con la mano di Dio.” </em>L’Argentina, in seguito, sconfisse il Belgio in semifinale, e vinse i Mondiali battendo per 3&nbsp;a 2 la Germania Ovest in finale.</p>



<p>Dell’edizione italiana del 1990, salto a piè pari spigolature e fatti che coinvolsero la Nazionale italiana di calcio – già trattati in altri testi – e voglio ricordare l’episodio che accadde durante la partita Camerun Colombia, giocata a Napoli e valevole per l’accesso ai quarti di finale. I protagonisti furono René Higuita, portiere colombiano e Roger Milla, attaccante camerunense. <strong>Higuita, lunga e folta chioma riccia, inventore della</strong> parata <em>con lo scorpione</em> è stato un portiere ante litteram perché, quando ancora i portieri rimettevano la palla in gioco con lunghi rilanci, già praticava, nel 1990, la costruzione dell’azione dal basso. Col pallone tra i piedi, partiva dall’area di porta, iniziava a giochicchiare, scambiava qualche passaggio coi compagni, poi usciva dall’area, dribblava anche qualche avversario e, finalmente, dopo aver fatto correre brividi freddi nella schiena a compagni e tifosi, lanciava il pallone. In quel caldo pomeriggio del 23 giugno incrociò sulla sua strada <strong>Roger Milla, trentotto anni, icona del calcio camerunense</strong> che, nei tempi supplementari, aveva già segnato l’1 a 0. Con la squadra sudamericana protesa in attacco alla ricerca del pareggio, Higuita andò a giocare una palla che vagava ben lontana dalla sua area di rigore; la scambiò con un compagno e, di ritorno, invece di rilanciarla nella metà campo avversaria, andò al dribbling con Milla. Non fu una buona idea; il camerunense gli ghermì il pallone, si involò e lo scagliò nella porta vuota, vanamente inseguito dal pittoresco e maldestro portiere colombiano.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full"><img decoding="async" loading="lazy" width="206" height="191" src="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/6.png" alt="" class="wp-image-4280"/><figcaption class="wp-element-caption"><strong>Il dribbling di Higuita – thesefootballtimes.co</strong></figcaption></figure></div>

<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" loading="lazy" width="1536" height="910" src="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/7-1024x607.png" alt="" class="wp-image-4281" srcset="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/7-1024x607.png 1024w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/7-300x178.png 300w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/7-768x455.png 768w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/7.png 1536w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong>Milla s’invola verso la porta &#8211; Getty Images</strong></figcaption></figure></div>


<p>A Pasadena, durante la finale tra Italia e Brasile nel mondiale USA del 1994, ci fu un singolare siparietto i cui protagonisti furono il portiere italiano Pagliuca, un palo e un bacio. Alla mezz’ora del secondo tempo,&nbsp;Mauro Silva&nbsp;tirò verso la porta azzurra. Il tiro non era particolarmente violento ma il portiere italiano non bloccò il pallone che schizzò verso la porta, sbatté sul palo e gli tornò tra le mani. Pagliuca, visibilmente scosso, rese grazie a quel palo dandogli un bacio.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" loading="lazy" width="768" height="461" src="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/8.png" alt="" class="wp-image-4282" srcset="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/8.png 768w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/07/8-300x180.png 300w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong>Il bacio di Pagliuca &#8211; fotostoriacalcio.altervista.org</strong></figcaption></figure></div>


<p>Al mondiale giocato in Qatar, nel 2022, l’arbitro modificò il risultato della partita tra Francia e Tunisia dopo che lui stesso aveva decretato la fine dell’incontro con il triplice fischio. Cosa era accaduto?&nbsp; A pochi secondi dal termine, con la Tunisia inaspettatamente in vantaggio per 1 a 0, la Francia aveva pareggiato con un gol di Griezmann, dopodiché l’arbitro aveva fischiato la fine.</p>



<p>Mentre le squadre&nbsp; andavano verso gli spogliatoi, richiamato dal VAR, il direttore di gara annullò il gol per fuorigioco di Griezmann all&#8217;inizio dell&#8217;azione. Una <strong>procedura contestata </strong>da parte della Federazione francese, secondo la quale l&#8217;arbitro, a partita conclusa, non avrebbe più potuto consultare il VAR.</p>



<p>La decisione non modificò sostanzialmente la classifica del girone a causa della vittoria dell&#8217;Australia nel match contemporaneo contro la Danimarca che qualificò gli australiani.</p>



<p>Il mondiale in corso quest’anno, fin dalle prime partite, ha mostrato le squadre ed i giocatori che potrebbero farla da protagonisti. L’Argentina di Lionel Messi, la Francia di Mbappé, la Norvegia di Haaland, l’Inghilterra di Kane e il fortissimo Marocco di Hakimi sembra che siano di un livello tecnico e agonistico superiore rispetto alle altre. Salvo sorprese e outsider i pronostici sono a loro favore. Noi italiani, in attesa dell’allestimento e della ricostruzione di una squadra nazionale competitiva, facciamo come le stelle di Cronin …..<em>stiamo a guardare !</em><strong></strong></p>



<p>Fonti:</p>



<p>Focus.it</p>



<p>Geopop.it</p>



<p>Wikipedia</p>



<p>Archivio &#8211; La Stampa</p>



<p>Archivio &#8211; La Gazzetta dello Sport</p>



<p>FIGC – Federazione Italiana Giuoco Calcio<em></em></p>



<p><em>A. Joseph Cronin &#8211; E le stelle stanno a guardare</em></p>
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		<title>MONDIALI 2026 &#8211; INIZIA IL MONDIALE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Cassani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 15:04:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
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					<description><![CDATA[di Raffaele Ciccarelli Una competizione lunga e coinvolgente come un campionato mondiale vive di un fascino particolare, capace di generare interessi oltre le polemiche. Le seconde, circa i mondiali che si stanno svolgendo nelle Americhe, hanno riguardato soprattutto la formula elefantiaca con l’allargamento a quarantotto squadre: una soluzione apparsa subito poco necessaria, se non inutile, [&#8230;]]]></description>
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<p><strong>di Raffaele Ciccarelli</strong></p>



<p>Una competizione lunga e coinvolgente come un campionato mondiale vive di un fascino particolare, capace di generare interessi oltre le polemiche.</p>



<p>Le seconde, circa i mondiali che si stanno svolgendo nelle Americhe, hanno riguardato soprattutto la formula elefantiaca con l’allargamento a quarantotto squadre: una soluzione apparsa subito poco necessaria, se non inutile, anche se in parte giustificata dal gran numero di nazioni affiliate alla Fifa, duecentoundici, ma molto invece dovuta agli interessi di Gianni Infantino, presidente della stessa, a caccia di voti dalle federazioni minori, in nome del principio ch “uno vale uno”, sviluppo del pensiero utopistico caro a Jean Jacques Rousseau.</p>



<p>Peccato che quel principio, pur condivisibile in alcuni aspetti, abbia il punto debole nelle competenze, nel nostro caso capacità competitive, delle nazionali coinvolte, per cui alla fine la terza e ultima giornata di gare della fase a gruppi ha partorito le attese qualificate, e le migliori ci sono tutte, anche se in qualche caso il percorso di qualificazione ha seguito rotte più complicate del previsto.</p>



<p>C’è da aggiungere che questa formula, che prevedeva il ripescaggio di otto terze classificate su dodici, ha fatto in qualche caso aumentare il senso di ingiustizia, perché si sono ritrovate eliminate squadra altrimenti meritevoli sul campo, ma condannate dai soliti calcoli matematici che, pur non contravvenendo nessuna regola, lasciano il retrogusto amaro dell’eticamente poco corretto.</p>



<p>Intanto c’è da dire che il solo continente africano resta a contrapporsi all’eterna lotta calcistica tra Europa e Sud America, continua a mancare l’Asia, che ha visto tutte le sue rappresentanti eliminate tranne il Giappone, che ai sedicesimi dovrà chiedere il pass per il superamento del turno al Brasile, a sua volta non brillante, ma dotato dei campioni per andare avanti, oltre che della saggezza gestionale di Carlo Ancelotti.</p>



<p>È un fenomeno che andrebbe approfondito, questa mancanza asiatica, anche perché si parla di un continente sterminato, ma evidentemente pur con una buona organizzazione, si è ancora lontani dal raggiungere gli standard europei o sudamericani, considerando invece che i giocatori africani, pur vivendo realtà nazionale molto più disorganizzate, possono godere del privilegio di giocare nei migliori tornei europei, con tutti i vantaggi tecnici del caso.</p>



<p>Date queste elucubrazioni, passiamo a commentare i risultati della terza giornata di gare, che hanno sancito le classifiche con le squadre qualificate alla fase a eliminazione diretta.</p>



<p>Argentina e Francia ribadiscono la loro forza e la loro volontà di ritrovarsi di fronte all’ultimo atto nella rivincita della scorsa finale, terminando questa fase a punteggio pieno, uniche due insieme al Messico, nell’ultima partita ha fatto discutere la scelta del CT della Norvegia, Ståle Solbakken, di cambiare tutta la squadra rinunciando ai suoi pezzi forti, Erling Haaland in primis, e perdendo malamente contro i transalpini: se avrà avuto ragione concedendo riposo, o torto interrompendo il buon momento agonistico, lo diranno le prossime partite, e contro la Costa d’Avorio non sarà semplice.</p>



<p>Per Francia e Argentina la questione sedicesimi sembra abbastanza semplice, i transalpini non dovrebbero trovare difficoltà contro la Svezia, meno ancora i sudamericani contro Capo Verde, ma queste sono le classiche gare che nascondono più di un’insidia, e crediamo più complicato da questo punto di vista il match di Leo Messi e compagni contro i capoverdiani, che hanno già fermato Spagna e Uruguay e qualche altro scherzetto potrebbero averlo in serbo.</p>



<p>Parlando di Uruguay, la squadra di Marcelo Bielsa rappresenta l’altra grande delusione di questa prima fase, insieme alla Turchia, con i giocatori apparsi da subito straniti e slegati dalle idee del loro CT, con l’eliminazione come logica conseguenza.</p>



<p>Una stortura di questa formula, con i ripescaggi delle migliori terze, è stata quella di potersi fare i calcoli, chi sapeva di affrontare all’ultimo l’avversario più alla portata ha, in pratica, concentrato su quell’impegno il massimo dello sforzo, ottenendo anche il massimo dei risultati.</p>



<p>È il caso del Belgio, apparso abulico durante le prime due gare, esplosivo nella terza contro la Nuova Zelanda, con la conseguente goleada che è valso addirittura il primo posto nel gruppo, con conseguente incrocio successivo contro il Senegal; e gli stessi africani sono arrivati all’ultima gara addirittura a zero punti, è bastato loro vincere di goleada contro l’Iraq per qualificarsi, ai danni dell’Iran, che pure ha fatto tre pareggi ma è stata la prima delle escluse tra le ripescate per la differenza reti.</p>



<p>Tranquilla la qualificazione della Spagna dopo il passo falso iniziale contro Capo Verde, attesa ora a un sedicesimo non semplice contro l’Austria; qualche difficoltà di troppo, dopo i buoni inizi, per la Germania, che a sorpresa perde l’ultima partita contro l’Ecuador, e l’Inghilterra, che viene a capo solo nel finale di un coriaceo Panama, per i tedeschi ora c’è l’impegno contro il Paraguay, ad attendere i sudditi di sua Maestà sarà la Repubblica Democratica del Congo, pronostico abbastanza semplice prevederle negli ottavi, al netto di sempre possibili sorprese.</p>



<p>Male il Portogallo di Cristiano Ronaldo, che soffre molto contro la Colombia ma avanza, anche se ora si ritrova lo scoglio della Croazia, mentre gli ottimi sudamericani se la vedranno con il Ghana.</p>



<p>Degli altri match possibilità di avanzare per le padrone di casa, Sud Africa, Bosnia ed Ecuador non sembrano ostacoli insormontabili rispettivamente per Canada, Stati Uniti e Messico, un match tecnicamente molto interessante sarà quello tra Olanda e Marocco, per la scrematura gli incontri tra Svizzera e Algeria e tra Australia ed Egitto.</p>



<p>Una seconda fase che, indipendentemente dai valori in campo e dalle forze in qualche caso dispari, accoglie tutto il fascino dell’eliminazione diretta, dove non saranno più possibili calcoli, ma solo mettere sul terreno di gioco il massimo delle proprie possibilità, sperando anche nella fortuna, che resta un elemento imprescindibile.</p>



<p>Inizia il vero Mondiale.</p>
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		<title>MEXICO 68 &#8211; Tra storie di sport e storie di diritti sociali, le Olimpiadi tra il cielo e l&#8217;abisso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Cassani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 10:25:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport vari]]></category>
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					<description><![CDATA[di Fabio Del Prete Dalla web radio RADIO ACTIVE 20068 dove si affronta in diretta lo sport dietro le quinte, riceviamo e, molto volentieri, pubblichiamo il link al racconto di Fabio Del Prete. Mexico &#8217;68 non fu solo l&#8217;anno delle Olimpiadi, ma uno degli anni più drammatici del Novecento: l&#8217;assassinio di Martin Luther King Jr. [&#8230;]]]></description>
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<p><strong>di Fabio Del Prete</strong></p>



<p>Dalla web radio RADIO ACTIVE 20068 dove si affronta in diretta lo sport dietro le quinte, riceviamo e, molto volentieri, pubblichiamo il link al racconto di Fabio Del Prete.</p>



<p>Mexico &#8217;68 non fu solo l&#8217;anno delle Olimpiadi, ma uno degli anni più drammatici del Novecento: l&#8217;assassinio di Martin Luther King Jr. e di Robert F. Kennedy, la Guerra del Vietnam, la repressione della Primavera di Praga e il massacro di Tlatelolco, pochi giorni prima dei Giochi.</p>



<p>Ma Mexico &#8217;68 è ricordata anche per il gesto storico di Tommie Smith e John Carlos, che sul podio dei 200 metri alzarono il pugno guantato di nero contro il razzismo, con il sostegno dell&#8217;australiano Peter Norman. Un&#8217;immagine diventata simbolo della lotta per i diritti civili.</p>



<p>Però in quelle olimpiadi molti record del mondo furono abbattuti. In atletica poi debuttarono molte novità che vi racconterò. E poi molte medaglie d&#8217;oro che ancor oggi si ricordano in modo indelebile.</p>



<p>Tutta la storia di Mexico &#8217;68, tra sport, politica e cambiamento sociale, la potrete rivivere in questo episodio &#8220;Mexico &#8217;68 &#8211; Le Olimpiadi tra il cielo e l&#8217;abisso&#8221;, un episodio che non racconta soltanto le imprese sportive, ma anche un Sessantotto che contribuì a rivoluzionare il mondo.</p>



<p>Ecco il link: </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-spreaker wp-block-embed-spreaker"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="newsmag-video-container"><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" title="Mexico 68 - Tra storie di sport e storie di diritti sociali, le Olimpiadi tra il cielo e l&#039;abisso. - Storie di sport" src="https://widget.spreaker.com/player?episode_id=72621625&#038;theme=light&#038;playlist=false&#038;cover_image_url=https%3A%2F%2Fd3wo5wojvuv7l.cloudfront.net%2Fimages.spreaker.com%2Foriginal%2F7ab2dd82ec1db9cac3c5c899db56cbff.jpg#?secret=b80LP5Lm5H" data-secret="b80LP5Lm5H" width="600" height="900" frameborder="0"></iframe></div>
</div></figure>



<p>Buon ascolto!</p>



<p><em><strong>FABIO DEL PRETE</strong></em><em>: deejay che arriva dai motori come pilota da rally ma poi a 40 anni ha iniziato con l&#8217;atletica che è diventato&nbsp;il&nbsp;suo secondo sport nel cuore, praticandola tuttora. La passione dello sport, e alcuni impegni istituzionali, l’hanno portato ad avere una visione molto ampia di tutti gli sport.</em> <em>I suoi racconti sportivi nascono per la passione di condividere con tutti, vanno in onda sulla radio e possono essere trovati&nbsp;anche su spotify (spotify storie di sport radio active).</em></p>
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		<title>MONDIALI 2026 &#8211; Il segno dei Campioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Cassani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 23:26:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
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					<description><![CDATA[di Raffaele Ciccarelli L’importanza e la grande notorietà che possono assumere le manifestazioni sportive deriva, in massima parte, dal prestigio dei campioni che le frequentano, il mondiale di calcio non fa eccezione, avendo avuto la frequentazione, e spesso visto vincere, dei migliori calciatori del pianeta che si sono avvicendati nel corso della storia. Spesso, però, [&#8230;]]]></description>
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<p><strong>di Raffaele Ciccarelli</strong></p>



<p>L’importanza e la grande notorietà che possono assumere le manifestazioni sportive deriva, in massima parte, dal prestigio dei campioni che le frequentano, il mondiale di calcio non fa eccezione, avendo avuto la frequentazione, e spesso visto vincere, dei migliori calciatori del pianeta che si sono avvicendati nel corso della storia. Spesso, però, soprattutto negli ultimi, anni questa partecipazione era diventata quasi solo di facciata, almeno nella prima parte del torneo, con le star che entravano in scena solo quando il match contava, eroi stanchi e acciaccati, al termine di stagioni che sono diventate sempre più stressanti e logoranti dal punto di vista fisico e mentale. Questi mondiali, invece, stanno andando in controtendenza, i campioni ci sono e si stanno impegnando al massimo già da subito, rendendo anzi anche avvincente una prima parte del torneo che, per la verità, altrimenti avrebbe ben poco da dire dal punto di vista emozionale. Questo con le dovute eccezioni, ovviamente, perché lo spettatore esterno e neutrale, come purtroppo siamo noi, non può non parteggiare, ad esempio, per Capo Verde che, dopo aver fermato la Spagna ha imposto il pareggio anche all’Uruguay, smentendo chi li voleva solo difensivisti, perché con i sudamericani hanno impattato sul due a due. Per la verità ci sorprende poco, lo avevamo scritto in sede di presentazione che qualche sorpresa poteva anche arrivare da chi ha una impostazione calcistica europea, portoghese nella fattispecie, come quella degli africani, retaggio delle antiche dominazioni coloniali, come del resto lo stesso Curaçao, la cui matrice è olandese e che, dopo la goleada subita dalla Germania, resta ancora in corsa grazie al pareggio contro Ecuador, con tanto di ballo del re e della regina d’Olanda negli spogliatoi a festeggiare, giusto per chiarire la natura calcistica. In generale, la seconda giornata del torneo ha visto la conferma di quanto visto nella prima, fa eccezione l’eliminazione della Turchia, che resta inesplicabile: una rosa formata da campioni che giocano nei maggiori campionati europei; un tecnico, Vincenzo Montella, che li ha guidati con sicurezza e maestria nella fase di qualificazione, superata così bene da annoverare i turchi addirittura tra le possibili outsider. Eppure, tutto questo ha prodotto due sconfitte, contro Australia e Paraguay, zero gol fatti, nonostante poi le cifre parlassero anche di un numero abnorme di tiri in porta, e il prematuro ritorno a casa, lasciando solo per l’orgoglio il match della terza giornata contro i padroni di casa degli Stati Uniti. Proprio questi, vincendo contro l’Australia, si assicurano la qualificazione ai sedicesimi, insieme al Messico, che vince contro la Corea del Sud, e quasi al Canada, che infligge una sestina al malcapitato Qatar, a dire le nazionali dei tre paesi organizzatori, che non hanno goduto di particolari attenzioni sul campo quanto magari in sede di sorteggio, perché comunque protagoniste in gironi non certo irresistibili. Veniamo ora a giustificare l’incipit iniziale, e cioè i tanti campioni che non stanno facendo mancare da subito il loro apporto e partiamo da Leo Messi il quale, probabilmente consapevole di essere all’ultima recita, vuole lasciare il palcoscenico da mattatore. la nazionale argentina, qualificata ai sedicesimi con la vittoria sull’Austria, lancia chiaro il segnale che per chi vorrà spodestarla dal trono di campioni occorrerà comunque fare i conti con lei. Contro la squadra di Ralf Rangnick la <em>Pulce</em> continua a segnare, altri due gol che aggiunti ai tre della prima giornata fanno cinque parziali e diciotto totali, massimo goleador di tutte le edizioni dei campionati del mondo di calcio. Se proprio dobbiamo trovare un difetto all’<em>Albiceleste </em>è nel fatto che finora ha segnato solo Messi, ma non hanno subito reti, e al CT Lionel Scaloni va sicuramente più che bene così. Sulla scia del campione argentino, non ha fatto mancare la sua risposta Kylian Mbappé: dopo la doppietta nella prima giornata contro il Senegal, l’attaccante in forza al Real Madrid si ripete contro l’Iraq e, come per l’Argentina campione, ribadisce la propria forza e volontà di arrivare fino in fondo. Con il “vecchio” e l’attuale che avanza, non poteva mancare nel coro Erling Haaland che, come i suoi predecessori, con la Norvegia bissa quanto fatto contro l’Iraq anche con il Senegal, mentre non si ripete dopo la brillante prova con la Croazia Harry Kane, così come tutta la sua nazionale, contro il Ghana, ingabbiato e irretito da quel vecchio volpone delle panchine che risponde al nome di Carlos Queiroz, non a caso al quinto mondiale in carriera. Se tutti i precedenti nominati hanno ripetuto quanto fatto nella prima giornata, più o meno, c’è anche chi è dovuto risorgere dopo un inizio difficile, sia personale, sia di squadra: è il caso della Spagna e di Lamine Yamal, il giovane <em>blaugrana </em>non si è presentato in America nelle migliori condizioni, la prima gara contro la sorpresa Capo Verde è entrato nella ripresa senza incidere, invece contro l’Arabia Saudita il CT Luis de la Fuente lo ha gettato subito nella mischia e ne è stato ripagato, perché il ragazzo ha dato il via al poker che ha abbattuto gli arabi e rilanciato la <em>Roja. </em>Peggio era messo l’altro mostro sacro di questo mondiale, Cristiano Ronaldo, perché il suo Portogallo era stato bloccato dalla Repubblica Democratica del Congo e lui, titolare in campo, era parso evanescente e di certo non incisivo. Altra musica contro il malcapitato Uzbekistan guidato dal nostro Fabio Cannavaro, caricato a molla dalle contestazioni e dalle perplessità sulla sua tenuta, vere o presunte, CR7 ha fatto subito chiarezza sul suo stato di forma e sulla sua voglia, rifilando una doppietta agli uzbeki nel pokerissimo finale, festa a cui ha partecipato anche Rafa Leao. In attesa dei verdetti definitivi dell’ultima giornata della fase a gironi, una cosa vogliamo rimarcare subito, affermando con forza che non ci piace: la cosiddetta “hydration break”, che tra l’altro pare non piaccia a nessuno, visti i fischi con cui viene accolta ogni volta. Non siamo così ingenui da non capire che nel calcio, come in tutto lo sport di vertice, a comandare sono i soldi, e tutto è fatto in funzione di essi. Quello che non ci piace, non ci piacerà mai e mai lo accetteremo è quando questa deriva affaristica viene a toccare direttamente il campo e le storie che racconta: va bene il contorno americanizzato, ci possiamo e dobbiamo rassegnare, ma il campo è e deve restare sacro, questa presa in giro solo per incassare i soldi dalle pubblicità, che spezza il flusso del gioco dividendo la partita in quattro tempi effettivi, speriamo duri per questo mondiale e non sia più ricacciata, anche se considerando le menti che governano la Fifa, Sepp Blatter prima, Gianni Infantino ora, non c’è da essere ottimisti sotto questo profilo. Meno male che, alla fine, i campioni lasciano il segno…</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" loading="lazy" width="820" height="1024" src="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/GhUeEX-820x1024.jpg" alt="" class="wp-image-4263" srcset="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/GhUeEX-820x1024.jpg 820w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/GhUeEX-240x300.jpg 240w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/GhUeEX-768x960.jpg 768w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/GhUeEX-1229x1536.jpg 1229w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/GhUeEX-1639x2048.jpg 1639w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></figure></div>]]></content:encoded>
					
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		<title>CHIOSE, CURIOSITA&#8217; E SPIGOLATURE DEL CAMPIONATO MONDIALE DI CALCIO (prima parte)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Cassani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 22:59:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
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					<description><![CDATA[di Edoardo Petagna Averne 96, di anni, non dimostrarli ed apprestarsi a festeggiare, alla prossima edizione, nel 2030, il centenario. Il protagonista di questa storia è il Campionato Mondiale di calcio, frutto di un’idea di Jules Rimet, un signore francese nato in un piccolo paese, Theuley les Lavoncourt, il 24 ottobre 1873, convinto sostenitore che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>di Edoardo Petagna</strong></p>



<p>Averne 96, di anni, non dimostrarli ed apprestarsi a festeggiare, alla prossima edizione, nel 2030, il centenario. Il protagonista di questa storia è il Campionato Mondiale di calcio, frutto di un’idea di Jules Rimet, un signore francese nato in un piccolo paese, Theuley les Lavoncourt, il 24 ottobre 1873, convinto sostenitore che il calcio potesse essere veicolo e strumento di emancipazione e solidarietà tra i popoli. Fondatore, nel 1919, della Federazione francese di football, fu nominato, nel 1921, presidente della FIFA (rivestì l&#8217;incarico fino al 1954) e, nel 1929, realizzò l’ambizioso progetto di un Campionato Mondiale di calcio da disputarsi ogni quattro anni.</p>



<p>Pierre de Coubertin, nel 1898, aveva ridato vita al mito delle Olimpiadi, ritenendo che la pratica sportiva potesse rappresentare motivo di avvicinamento fra i popoli e di consolidamento della pace; Jules Rimet aveva sposato gli stessi principi e sognava un analogo disegno universalistico da realizzarsi su un campo di calcio.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" loading="lazy" width="250" height="337" src="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/1-1.jpg" alt="" class="wp-image-4254" srcset="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/1-1.jpg 250w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/1-1-223x300.jpg 223w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong>Jules Rimet – Foto Wikipedia</strong></figcaption></figure></div>


<p>Nel 1930, l’Uruguay avrebbe celebrato il centenario della propria indipendenza (1830 – 1930);&nbsp; Jukes Rimet organizzò con la federazione calcistica uruguaiana la prima edizione del Campionato Mondiale di calcio, (1930), mettendo in palio quella che poi, a partire dal 1946, sarebbe stata ufficialmente denominata <em>Coppa Jules Rimet. </em>Il trofeo fu realizzato dall’orafo parigino, <strong>Abel Lafleur</strong>, di scuola Cartier &#8211; una statuetta, alta 30 centimetri, dal peso di 3,8 chilogrammi, di cui 1,8 d’oro, raffigurante una <strong><em>Nike,</em> la vittoria alata dei greci antichi, che reggeva una coppa decagonale; la base ottagonale era contornata </strong>&nbsp;di lapislazzuli. Il Paese la cui Nazionale di calcio avesse vinto per tre volte il trofeo, ne sarebbe divenuto possessore definitivo.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" loading="lazy" width="500" height="884" src="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/2-1.png" alt="" class="wp-image-4255" srcset="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/2-1.png 500w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/2-1-170x300.png 170w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong>La Coppa Rimet – Foto Wikipedia</strong></figcaption></figure></div>


<p>Alla prima edizione, dal 13 al 30 luglio 1930, parteciparono 13 squadre: Uruguay, Argentina, Belgio, Bolivia, Brasile, Cile, Francia, Jugoslavia, Messico, Paraguay, Perù, Romania e Stati Uniti. L’Italia non partecipò, adducendo come motivazioni la concomitanza con il campionato nazionale (il campionato 1929-30 si sarebbe concluso il 6 luglio), il lungo viaggio in mare e le&nbsp; difficoltà di adattamento al clima. La Nazionale egiziana, a causa di una tempesta nel mar Mediterraneo, non raggiunse in tempo il porto di Marsiglia, da dove sarebbe partita la nave che&nbsp; avrebbe condotto i calciatori europei in Sudamerica, e dovette dare forfait. Inglesi e scozzesi, spocchiosi e presuntuosi, convinti di essere campioni del mondo per infusione divina, essendo gli inventori del gioco del calcio, non parteciparono. La finale la disputarono Argentina e Uruguay e, al calcio d’inizio, si verificò lo strano caso del pallone: gli argentini preferivano il modello&nbsp;<em>Tiento</em>, gli uruguaiani il <em>T-Model.</em> L’arbitro belga, John Langenus, decise, salomonicamente, di far giocare il primo tempo col pallone preferito dagli argentini ed il secondo col <em>T-Model</em>, gradito agli uruguaiani. Forse fu un caso, ma gli argentini finirono il primo tempo in vantaggio per 2 a&nbsp; 1 mentre, nel secondo tempo, gli uruguaiani segnarono tre gol e vinsero per 4 a 2.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/3-1-1024x1024.png" alt="" class="wp-image-4256" srcset="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/3-1-1024x1024.png 1024w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/3-1-300x300.png 300w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/3-1-150x150.png 150w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/3-1-768x768.png 768w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/3-1-1536x1536.png 1536w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/3-1-65x65.png 65w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/3-1.png 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/4-1-768x1024.png" alt="" class="wp-image-4257" srcset="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/4-1-768x1024.png 768w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/4-1-225x300.png 225w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/4-1-1152x1536.png 1152w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/4-1.png 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>La seconda edizione fu assegnata all&#8217;Italia fascista, e la federazione decise per una guida tecnica composta da una strana coppia: un funzionario della Pirelli,&nbsp;<strong>Vittorio Pozzo</strong>, e un generale della milizia fascista, Giorgio Vaccaro. Oltre all’aspetto sportivo, il fatto rilevante fu il debutto della radio italiana, l’EIAR, ai bordi del campo. Il radiocronista, <strong>Nicolò Carosio, col suo stile secco e stentoreo, iniziò a descrivere le gesta dei giocatori italiani con metafore, toni epici e narrazioni dettate più dalla sua fantasia che da episodi reali.</strong></p>



<p><strong>Carosio narrerà le gesta calcistiche in radio, e poi in televisione, fino al 1970, anno in cui fu disputato il mondiale del Messico. </strong><em></em></p>



<p><em>Nel corso della partita Italia – Israele, il guardalinee etiope segnalò all’arbitro un presunto fuorigioco ad un gol di Gigi Riva.</em></p>



<p><em>“Ma che cosa vuole questo etiope</em><em>?” &#8211; esclamò&nbsp; Carosio.</em></p>



<p><em>Gli venne, invece, attribuita la parola “negraccio”, mai pronunziata.</em><strong></strong></p>



<p><strong>Contro di lui si scatenò&nbsp; un linciaggio mediatico che portò alla sua sostituzione con Nando Martellini. Dopo molti anni, fu riconosciuta la sua buonafede: aveva definito semplicemente etiope, che tale era realmente,&nbsp;l’assistente dell’arbitro.</strong></p>



<p><strong>La finale tra Italia e Cecoslovacchia </strong>&nbsp;fu disputata a&nbsp;<strong>Roma</strong>, il 10 giugno 1934 &#8211; sei anni dopo, nello stesso giorno, ci sarebbe stata l’entrata in guerra dell’Italia &#8211; allo&nbsp;<strong>Stadio Nazionale del Partito Fascista con la grancassa della</strong><strong> propaganda di Mussolini. </strong>Al vantaggio della Cecoslovacchia, a circa venti minuti dalla fine, seguì, negli ultimi dieci minuti, il gol di Orsi. Nei tempi supplementari, un gol di Schiavio consegnò&nbsp;<strong>all&#8217;Italia il primo titolo mondiale</strong>&nbsp;della sua storia calcistica. Mussolini convocò gli azzurri a Palazzo Venezia ancora in maglietta e pantaloncini e la sera stessa il generale Vaccaro consegnò ai campioni del Mondo il premio per la vittoria di ventimila lire.</p>



<p>La fase finale del Campionato mondiale del 1938 si disputò in Francia. Sull’Europa soffiavano già venti di guerra e si stagliava all’orizzonte la minaccia bellicistica nazi-fascista. Il Campionato, giocato <em>“</em><em>in nome dello sport puro e della fraternità”, </em>era già una favola a cui non credeva più nessuno. La Germania nazista di Hitler aveva appena annesso l&#8217;Austria e alla&nbsp; squadra tedesca di calcio era stata concessa la facoltà di schierare cinque giocatori austriaci e di escludere quelli di origine ebraica. L’Italia in armonia col pensiero di Mussolini, invece della classica maglia azzurra, indossava una maglia nera e si allineava in campo col saluto fascista, circostanza decisamente sgradita alla folta colonia di fuoriusciti ed esuli italiani antifascisti rifugiatisi in Francia e pronti a manifestare durante le partite il loro dissenso dal regime.&nbsp;</p>



<p>Per la Nazionale italiana, le chiose più interessanti riguardarono la semifinale col Brasile, che si giocò a Marsiglia il 16 giugno. La federazione brasiliana era così sicura dell’esito vittorioso della partita che aveva noleggiato un aereo privato per andare a Parigi, dove si sarebbe giocata la finalissima. Vittorio Pozzo chiese ai brasiliani di cedere agli italiani, in caso di un successo azzurro, il passaggio in aereo; la risposta fu negativa. Al 60esimo, l’arbitro assegnò all’Italia, già in vantaggio per 1 a 0, un calcio di rigore. Sul dischetto, si presentò Meazza, il <em>Pepin</em> della Nazionale. Ventotto anni, i capelli imbrillantati, Meazza si preparò a batterlo ma l&#8217;elastico dei pantaloncini, si era allentato e, quando prese la rincorsa, l’elastico cedette definitivamente e il giocatore rischiò di rimanere in mutande ! Senza perdersi d’animo, l’attaccante italiano si tenne su i pantaloncini con le mani e batté il pallone di piatto destro, spiazzando il portiere brasiliano. La partita terminò 2 a 1 per l’Italia.</p>



<p>L’aereo non portò fortuna ai sudamericani, perché la semifinale la persero! <a></a>Con l’aereo noleggiato, il team brasiliano fece direttamente rotta verso Rio de Janeiro ! A Parigi, a giocarsi la coppa e a vincerla, contro l’Ungheria, ci andò la Nazionale italiana !</p>



<p>Il 1° settembre 1939, la Germania nazista invase la Polonia, primo atto di quella che fu la Seconda Guerra mondiale. In pochi mesi, su tutto il continente europeo furono bombardamenti, distruzione e morte. All’inizio del conflitto, la Coppa Rimet si trovava in Italia, in virtù dei successi della Nazionale azzurra nel 1934 e nel 1938, custodita da Ottorino Barassi,&nbsp;segretario della Federcalcio e vice-presidente della FIFA. Si narra&nbsp; che Hitler ne volesse venire in possesso perché&nbsp; credeva che essa possedesse particolari virtù esoteriche, in quanto rappresentasse l’essenza del calcio. Dalla <em>Platzkommandantur</em>, il Comando tedesco di Roma, partì l’ordine di&nbsp; recuperarla ad ogni costo. Per scongiurare questa eventualità, Barassi la mise al sicuro nella sua abitazione di famiglia, a Torremaggiore, in provincia di Foggia. Vanamente, SS e Gestapo perquisirono i suoi uffici e la sua abitazione di Roma. Alla fine della guerra, Barassi la consegnò al nuovo commissario della Federazione, Giovanni Mauro e poi la Coppa Rimet fu restituita alla Fifa che la rimise in palio, in Brasile, nel 1950.</p>



<p>L’edizione brasiliana sembrava che avesse già un vincitore; la Nazionale del Brasile si sentiva predestinata alla vittoria e, invece, visse uno dei più grandi drammi calcistici della sua storia calcistica. L’Italia si presentò in Brasile da campione del mondo in carica ma, l’anno precedente, il 4 maggio, si era verificato il disastro di Superga. L’aereo che trasportava il Grande Torino si era schiantato contro la collina torinese; nessun superstite; il calcio italiano aveva perduto la squadra più forte d’Europa e gran parte della Nazionale. La federazione decise&nbsp; di raggiungere il Brasile via mare. Gli azzurri partirono da Napoli e viaggiarono per oltre due settimane. Allenamenti impossibili sulla nave, scarse condizioni fisiche e scarso morale fecero sì che la squadra venisse eliminata nelle fasi iniziali. Altra circostanza imprevedibile ed incredibile: gli inglesi, i maestri del calcio, furono sconfitti dagli Stati Uniti, una squadra composta da dilettanti, per 1-0. <strong>Il gol fu segnato nel primo tempo da Gaetjens, un lavapiatti, e il vantaggio fu difeso dalle prodezze del portiere </strong>Borghi, impresario di pompe funebri. Nell’ultima partita del torneo, tra Brasile e Uruguay, quella che avrebbe assegnato la coppa, ai brasiliani sarebbe stato sufficiente il pareggio per vincere il titolo e, invece, persero inopinatamente per 2 a 1: il <em>Maracanazo</em>. Il termine nato dal nome del gigantesco stadio Maracanã di Rio de Janeiro che, il 16 luglio 1950, era gremito da quasi 200.000 spettatori. Quando il Brasile passò in vantaggio per 1 a 0 tutto sembrava procedere per il verso giusto ma Schiaffino e Ghiggia ribaltarono il risultato a favore dell’Uruguay. Tragedia e disperazione da parte dei tifosi brasiliani, alcuni dei quali si suicidarono. <em>Il Maracanazo</em>, ovvero nel calcio non c’è certezza di vittoria fino all’ultimo secondo dell’ultimo minuto di gioco. Adattando una celebre frase di Vujadin Boskov, ex giocatore ed allenatore serbo:</p>



<p><em>“Partita finita, quando arbitro fischia tre volte..!!”</em></p>


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<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" loading="lazy" width="700" height="465" src="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/5.png" alt="" class="wp-image-4258" srcset="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/5.png 700w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/5-300x199.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong>Lo stadio Maracanà del 1950 &#8211; Credits: Ipa-agency</strong></figcaption></figure></div>


<p><em>Per i tifosi brasiliani,&nbsp; un dramma simile, il “Mineirazo” si sarebbe ripetuto </em><strong>l’8 luglio 2014</strong><em>, a </em><strong>Belo</strong><em> </em><strong>Horizonte</strong><em> (stadio Mineirão, da lì il termine &#8220;</em><strong>Mineirazo</strong><em>&#8220;). Si giocò la </em><strong>semifinale</strong><em> del Campionato del Mondo, ospitato proprio dal Paese sudamericano, tra il </em><strong>Brasile</strong><em> e la </em><strong>Germania ed i verdeoro furono travolti da un incredibile e memorabile</strong><em> 7-1.</em></p>



<p>Nel 1962, il Campionato Mondiale di calcio si disputò in Cile. L’Italia stava vivendo un periodo particolarmente vivace della sua Storia. Si era all’inizio del cosiddetto boom economico; il governo politico – con a capo il democristiano Amintore Fanfani &#8211; vedeva per la prima volta la collaborazione del Partito Socialista con la formula dell’astensione; a seguito della n<strong>azionalizzazione dell&#8217;energia elettrica, era stata</strong> istituita l&#8217;<strong>ENEL</strong> (Ente Nazionale per l&#8217;Energia Elettrica) e, nel campo dell’Istruzione,&nbsp; venne istituita la scuola media unificata e obbligatoria fino ai 14 anni.</p>



<p>Il mondiale di calcio,&nbsp; per la Nazionale italiana, si concluse rapidamente, con l’eliminazione già dal girone iniziale. La scelta della FIFA del Paese andino aveva suscitato accese proteste da parte dell’Argentina che si era candidata a ospitare la rassegna calcistica ed i giornali italiani avevano buttato benzina sul fuoco sottolineando la carenza di infrastrutture, ulteriormente danneggiate dal terremoto del 22 maggio 1960, a tutt’oggi, i<strong>l sisma più violento mai registrato. C</strong>on una <strong>magnitudo di 9,5, la terra tremò per oltre dieci minuti e successivamente si scatenò un maremoto che interessò le coste di </strong><strong>Hawaii</strong>, <strong>Giappone</strong>, <strong>Filippine</strong>, <strong>Nuova</strong> <strong>Zelanda</strong>. Nel Cile si registrarono oltre 1600 vittime, 3000 feriti, 2 milioni si sfollati e 550 milioni di dollari di danni nel solo nella sua parte meridionale.</p>



<p>Tra i giornalisti italiani, i più critici erano stati Antonio Ghirelli, dalle colonne del <em>Corriere della Sera</em>, e Corrado Pizzinelli de <em>Il Resto del Carlino &#8211; La Nazione.</em></p>



<p>Col titolo “<em>Santiago, i confini del mondo: l&#8217;infinita tristezza della capitale cilena”</em> si descriveva il Cile come <em>“.. uno dei paesi sottosviluppati del mondo e afflitto da tutti i mali possibili: denutrizione, prostituzione, analfabetismo, alcolismo, miseria&#8230; Sotto questi aspetti il Cile è terribile e Santiago ne è la sua espressione più dolente, tanto dolente che perde in sé le sue caratteristiche di città anonima&#8230; Interi quartieri della città praticano la prostituzione all&#8217;aria aperta…” La Nazione </em>rincarava la dose. Scriveva Pizzinelli: <em>“&#8230;il Cile sul piano del sottosviluppo deve essere messo alla pari di tanti paesi dell’Asia&nbsp;e del<a></a>l’Africa&#8230; Gli abitanti di quei continenti sono dei non progrediti, questi sono dei regrediti.”</em></p>



<p>Le argomentazioni scatenarono un coro di proteste da parte della stampa cilena contro l’Italia. La più pacata fu la&nbsp;<a></a><em>Revista Estadio</em>:</p>



<p><em>“Anche noi abbiamo visto la povertà nel<a></a> sud Italia&nbsp;&#8211; durante la tournée della nazionale cilena in Europa &#8211; però preferiamo parlare delle meraviglie&nbsp; di Venezia e Firenze.”&nbsp;</em></p>


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<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" loading="lazy" width="500" height="672" src="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/6-1.png" alt="" class="wp-image-4259" srcset="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/6-1.png 500w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/6-1-223x300.png 223w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure></div>


<p>Altro elemento di polemica era il non gradimento dei tifosi e della federazione cilena circa l’utilizzo da parte dell’Italia degli <em>oriundi</em>. Sivori e Maschio – nati in Argentina ma con ascendenti italiani &#8211;&nbsp; Altafini e Sormani – oriundi brasiliani &#8211; venivano considerati dei traditori del Sud America. La partita tra Cile e Italia, decisiva per il passaggio del turno, più che un incontro di calcio fu un misto tra pugilato e lotta libera. L’arbitro inglese, Ken Aston, non ebbe mai il controllo disciplinare dei giocatori delle due squadre. Risse, aggressioni, calci, espulsioni, la battaglia di Santiago fu vinta dal Cile per 2 a 0. Maschio fu colpito da un pugno al volto e si fratturò il naso, Ferrini fu espulso ingiustamente e si rifiutò di lasciare il terreno di gioco tanto che dovettero intervenire i&nbsp;Carabineros do Chile, la forza pubblica cilena. L’Italia terminò la partita in nove e, in virtù della sconfitta, non si qualificò per il turno successivo.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" loading="lazy" width="1024" height="278" src="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/7-1-1024x278.png" alt="" class="wp-image-4260" srcset="https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/7-1-1024x278.png 1024w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/7-1-300x81.png 300w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/7-1-768x208.png 768w, https://www.la-cross.org/wp-content/uploads/2026/06/7-1.png 1247w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>


<p>All’epoca, non esistevano ancora i collegamenti via satellite per i programmi televisivi e la partita, giocata nel pomeriggio cileno, fu trasmessa alla radio nella serata italiana – ci sono 5 ore di differenza di fuso orario tra Italia e Cile. Accanto a mio padre, ne ascoltai la radiocronaca e quello fu il mio primo approccio con il calcio. Il vostro cronista aveva 7 anni; ne sono trascorsi 64 e l’amore per questo sport, nonostante le non poche delusioni, è ancora vivo; quello che è scemato, per come, negli anni, il gioco del calcio è stato trasformato e violentato, è stato l’incanto, la magia, lo spirito di attaccamento ai colori sociali che trasferivano i giocatori del passato, molti dei quali fedeli a una sola&nbsp; maglia per tutta la carriera sportiva. (<em>continua)</em></p>



<p></p>
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		<title>ADDIO A IGOR PROTTI GENUINO ATTACCANTE CAPACE DI LASCIARE IL SEGNO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Cassani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 22:53:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[di Raffaele Ciccarelli La vita, spesso, ci ricorda che gli eroi, nello sport, non sono solo i grandi campioni conosciuti in tutto il mondo, ma anche quegli sportivi che hanno avuto un decorso normale della loro esistenza, punteggiato da imprese che li hanno resi riconoscibili nel contesto generale e, purtroppo, il più delle volte la [&#8230;]]]></description>
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<p><strong>di Raffaele Ciccarelli</strong></p>



<p>La vita, spesso, ci ricorda che gli eroi, nello sport, non sono solo i grandi campioni conosciuti in tutto il mondo, ma anche quegli sportivi che hanno avuto un decorso normale della loro esistenza, punteggiato da imprese che li hanno resi riconoscibili nel contesto generale e, purtroppo, il più delle volte la vita stessa ci ricorda questo con quella che è la sua antitesi, la morte. È scomparso in queste ore <strong>Igor Protti</strong>, attaccante, che ha lasciato un segno soprattutto in quello che una volta era conosciuto come “calcio di provincia” e che forse rappresentava l’aspetto più genuino di questo sport. La sua caratteristica, e probabilmente la sua fortuna, è stata quella di essere riuscito a imporsi in piazze secondarie del calcio, lasciando poco il segno quando è stato chiamato alle grandi ribalte. Gli inizi, giovanissimo, nel Rimini, tra l’altro allenato da Arrigo Sacchi, gli valsero la chiamata al Milan, ma in rossonero non avrebbe mai giocato, girato in prestito al Livorno, per un primo passaggio in amaranto dove inizia a mettersi in luce come attaccante veloce e prolifico, passando successivamente al Messina, prendendo il posto di Totò Schillaci, passato alla Juventus e che si apprestava alle sue “notti magiche”. In Sicilia Protti fa benissimo e, per salvare i peloritani dal fallimento, è ceduto al Bari, in un campionato di Serie B di passaggio, perché arriva subito la promozione e finalmente il debutto nella massima serie. Un debutto esplosivo, perché Igor inizia a segnare e non si ferma più, nella seconda stagione con la maglia dei galletti saranno ventiquattro le reti realizzate, re del gol alla pari di Beppe Signori, ma questo bottino non servì a salvare i pugliesi dalla retrocessione, facendo di Protti l’unico capocannoniere in serie A di una squadra poi retrocessa. Arriva il passaggio alla Lazio, ma qui non riesce a ripetere le stagioni precedenti, quindi il prestito al Napoli, dove indossa la maglia numero dieci, prima che fosse definitivamente ritirata in onore di Diego Armando Maradona. Il ritorno a Livorno sembrò segnare il lento avvio verso la fine della carriera, ma in amaranto Protti vive una seconda giovinezza, rivincendo la classifica cannonieri anche in Serie B, unico giocatore, insieme a Dario Hubner, a essere riuscito nell’impresa in tutte le categorie professionistiche e, quando ormai il ritiro era imminente, continuare in coppia con Cristiano Lucarelli, riconquistando di nuovo la massima serie e segnando l’ultimo gol contro la Juventus, a trentasette anni. La sua seconda vita, breve ma altrettanto intensa, è stata vissuta tra ruoli dirigenziali nel calcio e tanta attività nel sociale, fino alla scoperta, questa estate, della malattia che lo ha portato alla rapida fine, ma non a essere dimenticato dai tanti tifosi che lo hanno amato e ammirato in giro per l’Italia.</p>



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