di Edoardo Petagna
Sei settimane, 42 giorni, tanti furono quelli intercorsi tra il drammatico incidente del pilota di Formula 1 della Ferrari, Niki Lauda, e il suo ritorno in gara, a Monza, al Gran premio d’Italia.
Il ferrarista, al volante della F 312 T2, uscì di pista il 1° agosto 1976 durante la corsa in Germania sullo storico circuito del Nürburgring Nordschleife, un tracciato che si sviluppava per circa 23chilometri di lunghezza tra saliscendi e curve cieche nelle foreste dell’Eifel, l’altopiano montuoso della Germania occidentale, situato tra le regioni della Renania-Palatinato e della Renania Settentrionale-Vestfalia, al confine con Belgio e Lussemburgo. Alla partenza, con la pista bagnata per la pioggia caduta il giorno prima e fino a pochi minuti dall’inizio della gara, tutti i piloti, ad eccezione di Jochen Mass su McLaren, decidono di partire con gomme da bagnato ma, dopo il primo giro, la maggior parte dei concorrenti si ferma per montare le gomme slick da asciutto; tra essi anche Lauda. Dopo il cambio gomme, il pilota austriaco rientra dinanzi a Guy Edwards, Harald Ertl e Brett Lunger ma, nella veloce curva a sinistra, successiva al Bergwerk, perde il controllo della sua monoposto. La Ferrari sbanda e va dritta contro le recinzioni e il terrapieno che delimitano il lato destro della pista; rimbalza sull’altro lato, si spaccano i serbatoi di carburante e la macchina prende fuoco. La Hesketh di Edwards sfiora l’auto in fiamme, la Surtees di Lunger la investe in pieno. Arriva Arturo Merzario che ferma la sua monoposto e insieme agli altri piloti accorre in aiuto di Lauda, intrappolato tra le fiamme e senza il casco, perduto nell’impatto. Merzario non ha esitazioni, si butta nel fuoco, aiuta Lauda a slacciarsi le cinture di sicurezza e lo estrae dall’abitacolo; Brett Lunger è vicino a lui, mentre Haral Ertl e Guy Edwards cercano di proteggerli utilizzando gli estintori. Dopo essere rimasto nel rogo per almeno quaranta secondi, Lauda viene sdraiato sul ciglio della strada: riprende conoscenza e, mentre viene spogliato dalla tuta, chiede a Merzario notizie sullo stato delle sue ustioni.
Racconta Merzario:
“Ancora non ho capito che cosa mi spinse, quel giorno, a fermare la macchina. Voglio dire: non era il primo incidente drammatico che mi capitava di vedere in pista, e tutte le altre volte mi sono comportato in maniera diversa, ho continuato la mia corsa, come del resto facevano e fanno tutt’oggi i piloti. Quel giorno, però, ci fu qualcosa, e ancora non ho capito cosa, che mi suggerì, anzi mi impose di fare altro, di fermarmi, di scendere dalla macchina e correre verso Niki”.
Cosa? “Domanda da un milione di dollari. È stato un baleno, un lampo. Non pensai a nulla, sopraggiunsi all’uscita della curva e trovai quella roba lì, lamiere e fiamme. Dentro poteva esserci chiunque, Niki, Clay Regazzoni, Jackie Stewart. Vedo la macchina in mezzo alla pista, scendo e corro verso l’abitacolo. Dopo di me si fermano Guy Edwards, il cui figlio ha fatto la controfigura del papà in Rush ed è morto in un incidente stradale tre anni fa, e Harald Ertl: con gli estintori mi aprono un varco in questo enorme falò, Niki cerca di uscire ma forza la cintura e io non riesco a sbloccare la levetta, poi crolla, perde i sensi, così apro, lo tiro fuori. Le esalazioni di magnesio lo stavano ammazzando.
…………….
Per fortuna, nel ’65, per guadagnarmi 7 giorni di licenza da militare, feci un corso di primo soccorso: gli feci il massaggio cardiaco e la respirazione artificiale. Rimase in vita così, finché non arrivarono i soccorsi”
Otto minuti dopo, arriva l’ambulanza, poi in elicottero Lauda viene trasferito all’ospedale di Adenau; in seguito, si decide per il trasporto a Ludwigschafen. Alle 17.30, i sanitari emettono il primo bollettino: frattura di uno zigomo, una frattura al torace, ustioni di primo grado alle mani e di terzo grado al volto; il problema più grave, però, è costituito dagli effetti dei gas infuocati respirati dal pilota; altro trasferimento all’ospedale di Mannheim, dove viene posto sotto una tenda a ossigeno e gli viene impartita l’estrema unzione. I medici non sono ottimisti, comunicano al team Ferrari che la guarigione sarà “lunga, molto lunga” e non escludono l’ipotesi che il pilota debba abbandonare il mondo delle corse. Al momento, Lauda è al comando della classifica del Campionato mondiale piloti di Formula 1 e l’inglese James Hunt è secondo.





Nonostante fosse inizialmente rimasto cosciente, Lauda non ricordò – o non volle ricordare – nulla circa le cause dell’incidente dell’incidente. La scuderia Ferrari si affrettò a smentire qualsiasi causa tecnica, accusando così, indirettamente, il suo pilota. Si ipotizzò lo scivolamento su un tratto ancora umido, con le gomme da asciutto appena cambiate e non ancora andate a temperatura; altra ipotesi, non confermata, il cedimento della sospensione posteriore destra o del braccetto dello sterzo, visto lo scarto improvviso e violento della vettura verso destra.
Dopo otto giorni molto complicati, in bilico tra la vita e morte, fu dichiarato fuori pericolo e trasferito in un centro specializzato per grandi ustionati.
Racconta ancora Merzario:
“Tre settimane dopo il rogo, Niki venne a Monza ma non mi disse niente, né “ciao”, né “grazie”, né “vaffanculo”. Ci rimasi male e lo dissi.”
Mentre Lauda curava le sue ferite e saltava i Gran premi di Austria e Olanda, il suo rivale James Hunt riduceva il distacco in classifica. Il ferrarista si pose un obbiettivo: rientrare in pista a Monza, 42 giorni dopo l’incidente del Nurburgring. Le condizioni generali di salute miglioravano ma le ferite si rimarginavano lentamente. Ogni volta che Lauda indossava e toglieva il casco perdeva sangue, tanto che si rese necessario realizzare una modifica ad hoc. Qualche giorno prima del Gran Premio d’Italia, che si sarebbe corso il 12 settembre, la Ferrari organizzò un test a Fiorano per verificare le condizioni del pilota e, solo due giorni prima della gara, a Lauda venne dato l’ok a correre.

Con una grande prova di carattere, realizzò il quinto tempo nelle prove e risultò quarto in gara.

Alla fine della stagione, il campionato piloti fu vinto da James Hunt per un solo punto su Lauda.
E con Merzario come andò a finire ?
Racconta il pilota italiano:
“Due mesi dopo (ndr. dopo il G.P. d’Monza) stavo gareggiando in Austria, vicino a casa sua. Venne a trovarmi e fece il gesto di togliersi l’orologio per regalarmelo. Io lo presi e lo lanciai via. I meccanici dell’Alfa lo raccolsero, vennero da me e mi fecero un sacco di paternali, forse avevo sbagliato, ma io c’ero rimasto male.”
Lauda rifiutò di riprendere l’orologio che fu affidato al team Manager, Carlo Chiti. Quest’ultimo pensò di custodirlo fino al giorno in cui i due si fossero chiariti. E trascorsero gli anni.
Nel 2006, Bernie Ecclestone, patron del circo della Formula 1, organizzò al Nurburgring una rievocazione a trent’anni dall’incidente. Merzario diffidava dall’iniziativa ma non potè fare a meno di partecipare. Mentre l’evento prendeva il via, Ecclestone invitò Merzario sulla sua Mercedes, e lo condusse sul luogo dell’incidente; fermò la macchina, gli mise in mano un orecchio di plasticae gli disse:
“Dallo a Niki, digli che l’hai trovato nel bosco.”
I due scoppiarono a ridere; Merzario assecondò Ecclestone e la strana idea funzionò perché, tra una risata e l’altra, Lauda e Merzario misero da parte trent’anni di incomprensioni ed astio.
Nel corso di un intervista successiva alla pace, Merzario tenne a precisare:
“Ho continuato a chiamarlo stronzo e lui mi mandava whatsapp firmandosi – Il tuo amico stronzo.”
E alla domanda:
“E l’orologio? Alla fine chi l’ha preso?”
Merzario, sorridendo, rispose:
“Abbiamo promesso di non rivelarlo.”
Prima dell’incidente al Nurburgring, Lauda aveva vinto con la Ferrari, nel 1975, un titolo mondiale. Ne vinse ancora un altro coi colori della rossa, nel 1977, e poi un terzo, nel 1984, correndo sulla McLaren. Dopo l’incidente, Lauda si è sempre presentato in pubblico con un cappellino rosso che mal nascondeva i segni delle ustioni sul viso.

Durante la sua carriera sportiva, e fino al 1991, Lauda fu sposato con Marlene Knaus. con la quale formò una coppia leggendaria. Lui, pilota vincente; lei, una modella, presenza di stile e bellezza, coi lunghi capelli raccolti in uno chignon. Per noi, ammiratori ventenni di allora, rappresentava la moderna Ginevra che seguiva e palpitava per il suo Lancillotto, impegnato costui in tornei, non a cavallo, ma guidando auto da centinaia di cavalli. Marlene ebbe un ruolo chiave nel periodo successivo all’incidente e i due condivisero un buon rapporto anche dopo il divorzio e fino alla morte di Lauda, avvenuta il 20 maggio 2019.

Il giorno dopo la sua scomparsa, Arturo Merzario, con grande commozione, ha commentato:
“Io, salvandolo dalle fiamme della Nordschleife gli ho regalato a oggi 43 anni di vita e non sono pochi…… Un abbraccio, Niki, ti voglio bene.”
Dopo l’incidente occorso a Niki Lauda, il circuito del Nürburgring è stato modificato e, attualmente, sono possibili due percorsi: il primo è quello storico, il Nordschleife lungo 20,8 chilometri, il secondo è il GP-Strecke che si snoda per 5,148 chilometri.
Fonti:
Archivio Corriere della Sera
Autosprint
Repubblica
Amica
Al Volante









