di Raffaele Ciccarelli
È storia nota che in Inghilterra nacque il calcio moderno con l’introduzione del Regolamento, a far data dall’ottobre 1863, così come è noto che la competizione calcistica più antica sia la FA Cup, la Coppa d’Inghilterra, che vide la sua prima edizione nel 1871.
Date che fanno capire come nel 1898, anno del primo campionato italiano, da noi, in pratica, calcisticamente l’uomo iniziò a scendere dagli alberi, mentre in Terra d’Albione si viveva una realtà calcistica ben strutturata.
Realtà che da quelle parti hanno saputo ben coltivare, anche con presunzione e snobismo, se è vero che oggi la Premier League è il campionato più ricco, ambito e sognato del mondo.
Non che non abbiano attraversato le loro crisi, ma hanno saputo sempre superarle, nel rispetto del calcio e della sua sacralità.
Lo stesso non si può dire da noi, ma questa è un’altra storia, quella che ci interessa raccontare qui va proprio agli albori del calcio d’oltremanica, quando i nomi delle dominatrici dell’FA Cup non erano quelli noti oggi (Liverpool, Manchester, Arsenal), ma corrispondevano a quelli di Wanderers, Oxford University, Royal Engineers, Old Etonians, e citiamo questo perché, come detto, all’epoca la coppa era competizione molto più importante e prestigiosa del campionato, la cui prima edizione si sarebbe disputata a partire dal 1888, e tra tanta nobiltà rappresentata da quelle squadre formate dai rampolli delle più nobili famiglie britanniche, l’occhio cade sul Blackburn Olympic.

Esso rappresentava la cittadina di Blackburn, centro del nord dell’Inghilterra che faceva dell’industria tessile la sua principale fonte di economia e che fu uno dei poli di sviluppo della Prima Rivoluzione Industriale, un fatto apparentemente secondario con lo sport, ma che risulta fondamentale in questa storia.
Il calcio da poco si stava sviluppando anche nel nord industriale dell’Inghilterra, Blackburn aveva già la sua squadra, i Blackburn Rovers, quando fu fondato anche l’Olympic, nel 1878, che aveva come presidente-padrone Sidney Yates, ricco proprietario di una fonderia, che decise ben presto di rendere vincente quella piccola realtà.

Per fare questo la squadra doveva iniziare a misurarsi in competizioni più importanti, oltre che rivaleggiare con i cugini e vincere tornei locali, per cui Yates pensò di ingaggiare i migliori giocatori dell’epoca mascherandoli da operai, e di rinforzarli con la guida di Jack Hunter, dando in pratica vita a una prima forma di professionismo.
Hunter fu ingaggiato come allenatore-giocatore, era l’elemento più prestigioso della squadra, vantando anche sette presenze nella Nazionale inglese, ed era un personaggio estroso, ma anche uno che aveva capito di poter guadagnare soldi con il calcio, cosa scandalosa in un momento storico in cui lo sport era “duro e puro”, praticato esclusivamente per passione e proibiva qualsiasi forma di guadagno.
Questo, però, non limitò Hunter, che ebbe anche l’idea di fondare una squadra rappresentativa, The Zulus, che girava l’Inghilterra giocando partite di beneficenza per una raccolta fondi che doveva andare alle famiglie delle vittime di guerra in Africa, salvo finire nelle tasche dello stesso Hunter, una storia che serve per capire il personaggio e i tempi.
Forse fu anche per riscattare sé stesso che Hunter accettò la proposta di Yates, e subito mise in pratica idee rivoluzionarie per l’epoca.

Ancorato a dettami di gioco che privilegiavano l’individualità, il cosiddetto dribbling game, il calcio inglese si scontrava con quello scozzese basato, invece, sul gioco di squadra, il passing game, subendo numerose sconfitte, e alcune di quelle, sonore, avevano visto Hunter in campo.
Memore di questo, egli portò la sua squadra a disputare numerose amichevoli proprio in Scozia, le sconfitte furono tante e anche corpose, ma servirono a capire il gioco degli scozzesi e a farlo replicare alla sua squadra.
Il Blackburn Olympic aveva partecipato alla FA Cup nella stagione 1880/1881, eliminato al primo turno, così come in quella successiva, però le convinzioni erano venute aumentando, soprattutto con lo stimolo almeno di emulare i rivali cittadini dei Rovers, che nella stagione 1881/1882 avevano raggiunto la finale, superati in maniera più netta dell’uno a zero con cui vinsero gli Old Etonians.
I Rovers avevano raggiunto due primati, essere la prima squadra dell’Inghilterra settentrionale a raggiungere la finale, e a essere la prima fuori dagli ambiti universitari che avevano contraddistinto quasi tutte le precedenti finaliste.

I Wanderers, che avrebbero vinto cinque volte la coppa in quel decennio, erano formati dai diplomati di Old Harrovian e delle scuole pubbliche; i Claphan Rovers, londinesi, rappresentavano un ibrido tra calcio e rugby, primeggiando in entrambe le discipline; Oxford University non ha bisogno di presentazioni; gli Old Carthusians erano formati da ex studenti della Charterhouse School, così come ex studenti di Eton erano i giocatori di Old Etonians.
Tutte realtà “nobili”, che tra l’altro non celavano il loro disappunto, e la loro presunzione, nel dover affrontare squadre di “Proletari”.
Per quella stagione 1882/1883 Hunter, conscio di avere sostanzialmente una squadra di operai che non curavano certo alimentazione e condizione fisica, introdusse un’altra novità: il ritiro pre-competizione.
In un’epoca primordiale in cui non esistevano ancora gli allenamenti, egli pensò di preparare specificamente i suoi giocatori per compensare, così, il fatto che i rivali, tutti di estrazione nobile, erano certo più preparati per la competizione.
I frutti delle innovazioni e delle idee di Hunter si iniziarono a vedere da subito: i primi turni, più a base regionale, furono superati agevolmente e con risultati anche corposi, contro Accrington (6-3), Lower Darwen (8-1), Darwen Ramblers (8-0), Church (2-0).
Il cammino sembrava doversi interrompere ai quarti di finale, quando l’Olympic affrontò i Druids, squadra innervata da nazionali gallesi, ma li superò agevolmente (4-1), destando vera attenzione quando, in semifinale, superò per quattro a zero i forti Old Carthusians, arrivando in finale dove l’attendeva l’Old Etonians.
Questi, campioni in carica, avevano avuto un cammino più difficoltoso, superando al replay l’Old Foresters (3-1), di misura il Brentwood (2-1), largamente il Rochester (7-0), all’inglese il Swift (2-0), prima di superare nei quarti l’Hendon per quattro a due e in semifinale il Notts County per due a zero.
Il 31 marzo del 1883, al Kennington Oval, stadio che ospitava la finale dalla prima edizione, tranne che nella stagione 1872/1873, non c’erano dubbi che i favoriti erano i nobili dell’Old Etonians, poche speranze per i proletari del Blackburn Olympic.
Memori di quanto accaduto l’anno prima contro i Rovers, gli Etonians misero subito la gara sul piano fisico, tentando di annichilire l’avversario prima di tutto sul piano psicologico, poi perché non avrebbero potuto interpretare diversamente il match contro quella squadra di operai.
La gara si incanalò subito sul piano della durezza, sir Arthur Kinnaird, futuro banchiere e presidente della Federazione inglese, nonché vincitore di cinque FA Cup, capitano degli Etonians, giganteggiava in mezzo al campo con il suo gioco duro e intimidatorio.

Risultato: Old Etonians in vantaggio al trentesimo grazie a una rete dell’attaccante Harry Goodhart.
A quel punto la gara sembrava segnata, ma l’Olympic, grazie agli accorgimenti di Hunter nella ripresa resistette fino a trovare il pareggio con Alfred Matthews.
Gli avversari schiumavano rabbia, la parte degli ottomila presenti al The Oval che tifava per la squadra del Nord gioiva, gli altri erano increduli per tanta lesa maestà, il risultato non cambiò più.
Al termine del match l’arbitro Charles Crump riunì i capitani, Albert Warburton e Kinnaird, per decidere, come da regolamento dell’epoca, se andare ai supplementari o ripetere la partita.
Kinnaird spinse per i supplementari, confidando in una superiorità atletica che però il giuoco pensato da Hunter, alla scozzese, più la preparazione atletica fatta, azzerarono le residue differenze, James Costley trovò il definitivo vantaggio e per la prima volta una squadra del Nord dell’Inghilterra si impose nella FA Cup.
Quella singola gloria sarebbe durata poco, il Blackburn Olympic si sarebbe sciolto di lì a pochi anni, nel 1889, ma servì a rendere sempre più diffuso, anche nei ceti medio bassi, uno sport fino a quel momento riservato alle elite, posando il primo mattone per quello che sarebbe diventato lo sport più popolare del mondo.
31 marzo 1883 Londra The Kennington Oval Blackburn Olympic – Old Etonians 2-1 dts
Blackburn Olympic (2-2-3-3): Hacking; Ward, Warburton; Gibson, Astley; Hunter, Dewhurst, Matthews; Wilson, Costley, Yates
Old Etonians (2-2-2-4); Rawlinson; French, de Paravicini; Kinnaird, Foley; Dunn, Bainbridge; Chevallier, Anderson, Goodhart, Macaulay
Arbitro: Charles Crump
Marcatori: 30’ Goodhart (O); 65’ Matthews (B); 108’ Costley (B)










