di Edoardo Petagna
Sulla panchina della fermata dell’autobus di Savannah, negli Stati Uniti, Forrest Gump, con un vestito bianco sopra una camicia a quadri, racconta la sua vita a disinteressati e indifferenti passeggeri che si susseguono, seduti accanto a lui, nell’attesa che il bus arrivi. Forrest è stato un bambino con problemi cognitivi fin dall’infanzia e lo è ancora oggi, nella maturità. Rimugina su Jenny, l’amore di tutta la sua vita, narra e ripercorre gli episodi della storia americana di alcuni decenni di cui, senza rendersene conto, è stato protagonista. La vita è uguale a una scatola di cioccolatini, – è la metafora che va ripetendo – non sai mai quello che ti capita. Ilfilm di Robert Zemeckis, vincitore nel 1995 di sei premi Oscar, con protagonista un eccezionale Tom Hanks, è un viaggio attraverso l’America, l’evoluzione della sua società, il mutamento dei costumi visto con gli occhi semplici, ingenui e innocenti di Forrest.
Gump viene arruolato per combattere in Vietnam; ferito e ricoverato in un ospedale militare, impara il gioco del ping pong e diviene un giocatore talmente forte da partecipare alla storica tournée in Cina della squadra americana di ping pong. Ed è qui che termina la finzione cinematografica ed inizia la storia vera. Nel 1971, erano trascorsi ventidue anni dalla nascita della Repubblica Popolare Cinese (1949), proclamata da Mao Tse-tung. Da allora, nessun cittadino statunitense era stato ammesso ad entrare in Cina. Nello stesso anno, ad aprile, i Campionati mondiali di ping pong si svolsero in Giappone, a Nagoya. Il 4 aprile del ‘71, gli Stati Uniti, sconfitti nel girone di qualificazione da Hong Kong e Corea del Sud, subirono l’eliminazione. Nella squadra americana, giocava un pongista molto giovane, Glenn Cowan, diciannovenne studente proveniente dal Santa Monica College. Classico figlio dei fiori, capellone belloccio e disinvolto, molto ammirato e ricercato dalle compagne di college, era un giocatore tutto genio e sregolatezza. A eliminazione avvenuta, Cowan si trattenne ancora nel Palasport per giocare qualche scambio con altri giocatori e carpire il segreto di qualche colpo vincente da quelli più quotati. All’uscita dal palazzetto, la scoperta che il pullman della nazionale statunitense era già ripartito e lui era rimasto a terra. Senza perdersi d’animo, Cowan si guardò attorno e chiese un passaggio all’autobus che trasportava la nazionale cinese. Un americano, un imperialista assieme a dei figli del Comunismo!
Come in un romanzo di Francis Scott Fitzgerald, entrò in scena un altro protagonista, Zhuang Zedong, leggenda vivente dello sport cinese della racchetta, tre volte campione del mondo e prediletto di Mao Tse-tung, il Grande Timoniere del popolo cinese. A proposito di Mao, il suo pensiero sullo sport nazionale, il ping pong, era il seguente:
“Guarda la palla e pensa che sia la testa del nemico capitalista; poi colpiscila con la nostra battuta socialista!”
Non certo una metafora idilliaca, ben poco a vedere con gli ideali olimpici di de Coubertin !! Dopo che Glenn Cowan salì sul pullman, Zedong cominciò a studiarlo e poi a parlargli con l’aiuto di un componente dello staff che comprendeva e parlava un po’ di inglese. Fu subito feeling, suggellatoda una stretta di mano e da una frase sussurrata dal cinese all’orecchio di Cowan:
“Malgrado il governo degli Stati Uniti non sia amico della Cina, il vostro popolo è amico dei cinesi”
Poi, Zedong tirò fuori dalla borsa un fazzoletto in seta con riprodotti i monti Huangshan, e lo regalò al neo-fratello yankee. Quest’ultimo ricambiò, successivamente, con una maglietta con i colori pacifisti e la scritta “Let It Be”, la canzone dei Beatles.

La notizia di un atleta americano sull’autobus della squadra cinese si diffuse rapidamente e, davanti all’hotel, un gran numero di giornalisti si radunò ad attendere. Cowan, alla domanda: “Le piacerebbe visitare la Cina?” rispose affermativamente.Lanotizia dell’incontro tra i due pongisti fu riportata anche dal giornale di regime, Dacankao e il Presidente cinese, Mao Tse-tung, dopo un iniziale scetticismo, sollecitato dai suoi consiglieri, diede l’assenso alla visita, da sfruttare, soprattutto, in funzione antisovietica.
La realtà politica del momento vedeva Mao Tse-Tung in aperto contrasto con l’Unione Sovietica e alla ricerca di una via per rompere l’isolamento economico e politico con il mondo occidentale.
Negli anni precedenti alla Seconda Guerra Mondiale, dal 1927 al 1937 e, nuovamente, dal 1946 al 1949, in Cina si era combattuta una guerra civile tra gli appartenenti al Partito Nazionalista Cinese, con a capo Chang Kai-shek, e quelli schierati col Partito Comunista Cinese (PCC) di Mao Tse-Tung. Erano prevalsi quest’ultimi e Mao, il 1° Ottobre 1949, aveva proclamato a Pechino la nascita della Repubblica Popolare Cinese (RPC). I nazionalisti si erano ritirati sull’isola di Taiwan con il controllo delle isole di Penghu, Matsu e Kinmen (in un primo momento, anche su Hainan, Dachen e sul Tibet che furono poi riannessi alla RPC fra il 1950 e il 1955).

Dalla parte americana, Richard Nixon non è che vivesse giorni migliori; era alla disperata ricerca di una exit strategy per la guerra in Vietnam che stava volgendo negativamente per gli americani e cercava una sponda con la Cina per minimizzare le conseguenze geopolitiche dell’imminente tracollo e mantenere il giusto equilibrio con l’Unione Sovietica. Anch’egli si mostrò favorevole alla visita, poiché, tramite una disciplina sportiva, per entrambi i leader si presentava l’occasione di percorrere una nuova via e di riallacciare i rapporti diplomatici dopo anni di interruzione. Il 10 aprile del 1971, un gruppo composto da nove giocatori americani, quattro funzionari e due consorti partì da Hong Kong per recarsi in Cina, dove soggiornò per una settimana disputando alcuni incontri amichevoli di ping pong, assistendo a spettacoli tradizionali caratteristici degli ospitanti, visitando la Muraglia Cinese e la Città Proibita.
L’apertura tra Cina e Stati Uniti portò subito un vantaggio ai cinesi di Mao Tse-Tung. Nel 1949, al termine della guerra civile, la rappresentanza al Consiglio di sicurezza dell’ONU era rimasta ai cinesi di Taiwan. Nel luglio 1971, 17 Stati membri dell’ONU firmarono la proposta di risoluzione per l’ingresso nell’ONU della Repubblica Popolare Cinese al posto di Taiwan. La risoluzione fu approvata il 25 ottobre e la Repubblica Popolare Cinese, con Mao Tse-Tung presidente, venne riconosciuta, a discapito di Taiwan l’esclusiva e legittima rappresentante alle Nazioni Unite del popolo cinese. Sicuramente, c’era stato lo zampino degli Stati Uniti !
L’Assemblea Generale,
Richiamando i principi della Carta delle Nazioni Unite,Considerando che il ripristino dei diritti legittimi della Repubblica Popolare Cinese è indispensabile sia per la salvaguardia della Carta delle Nazioni Unite sia per la causa che l’organizzazione deve servire secondo la Carta, Riconoscendo che i rappresentanti del governo della Repubblica Popolare Cinese sono gli unici rappresentanti legittimi della Cina alle Nazioni Unite e che la Repubblica Popolare Cinese è uno dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza.
Decide il ripristino di tutti i diritti della Repubblica Popolare Cinese e il riconoscimento dei rappresentanti del suo governo come gli unici legittimi rappresentanti della Cina alle Nazioni Unite, nonché l’espulsione immediata dei rappresentanti di Chiang Kai-shek dalle cariche che hanno illegalmente occupato presso le Nazioni Unite e tutte le sue organizzazioni.
(Risoluzione 2758 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite)
Nell’estate del 1971, Henry Kissinger, membro del Partito Repubblicano, consigliere per la sicurezza nazionale e Segretario di Stato degli Stati Uniti durante le presidenze di Richard Nixon e di Gerald Ford tra il 1969 e il 1977, si recò in missione diplomatica in Asia. Al termine degli incontri in programma, inscenando un’indisposizione alimentare, posticipò di due giorni il rientro negli Stati Uniti per andare, segretamente, a Pechino dal 9 all’11 luglio. Dagli intensi colloqui con Zhou Enlai, primo e unico ministro della Repubblica Popolare Cinese, in carica dal 1949, con gli artifizi della politica e della diplomazia tra stati volenterosi ma diffidenti gli uni dagli altri, scaturì l’accordo per l’incontro ufficiale fra i presidenti, fissato per l’anno successivo.
Il 21 febbraio 1972, il presidente Nixon si recò in Cina in visita ufficiale; la stretta di mano fra Nixon e Mao, dopo due decenni di totale rottura tra i due Paesi, assurse a un gesto storico.

“Nel corso del tempo, le conseguenze intangibili di questo incontro si dimostreranno molto più importanti di quelle tangibili” (citazione di Henry Kissinger).
Su questa affermazione, la realtà dei fatti, nel trascorrere del tempo, è stata altalenante. “Le due Cine” esistono ancora e su Taiwan incombe sempre lo spettro dell’intervento armato della Repubblica Popolare Cinese. Attualmente, i rapporti tra quest’ultima e Stati Uniti e Russia sono fortemente condizionati dagli umori personali e dalle decisioni estemporanee dei loro leader, alcuni dei quali con il loro operato hanno sconvolto e stanno sconvolgendo l’ordine mondiale che si era instaurato dopo la caduta del muro di Berlino, con il processo di crescita dell’Unione Europea, ancora, politicamente, troppo debole e l’affermazione di altri Paesi nello scacchiere mondiale.
Tornando ai protagonisti sportivi della vicenda; Glenn Cowan, morì ucciso dalla droga, affetto da schizofrenia, poco più che cinquantenne; Zhuang Zedong divenne Ministro dello sport ma, alla morte di Mao Tse-tung, cadde politicamente in disgrazia e trascorse anche un periodo in prigione. Riabilitato, riprese a lavorare come scopritore di giovani promesse del ping pong; morì nel 2013. Poco prima, aveva scritto una lettera alla madre di Cowan confessandole che:
“Non aver avuto la possibilità di rivedere Glenn è il più grande rimpianto della mia vita.”
Per concludere, annotiamo anche l’ipotesi che Cowan fosse stato lasciato a terra dalla squadra americana volutamente, in virtù di una tresca architettata ad arte tra americani e cinesi.
Se, invece, vogliamo restare buonisti, rifacciamoci alla purezza di Forrest Gump:
“Qualcuno sosteneva che la pace del mondo fosse nelle nostre mani, ma io stavo solo giocando a ping pong!”.
Fonti: Geopop, Wikipedia, Eurosport, Sky Sport









