di Edoardo Petagna
L’immagine della Nazionale italiana di pallavolo che ascolta l’inno prima della finale del Campionato mondiale contro la nazionale bulgara, lo scorso 28 settembre a Manila, fa da contraltare a quella di un famoso mosaico della villa romana del Casale, a Piazza Armerina (Enna), risalente alla metà del IV secolo d.C.
Le ragazze in bikini testimoniano che il gioco con la palla e le mani è stato praticato fin dall’antichità e molteplici sono le testimonianze scritte e artistiche di epoca greca e romana.

Fonte Focus.it
Antesignano della pallavolo, è stato il gioco della pallacorda, molto diffuso alla fine del Cinquecento. Si affrontavano due squadre i cui giocatori colpivano la palla, con il palmo della mano protetta da un guanto, lanciandola oltre una corda tesa in mezzo al campo. Saltiamo i secoli e arriviamo al 1895, allorquando la pallavolo moderna, il cui nome originale fu mintonette, nacque da un’idea di William G. Morgan, un istruttore di educazione fisica della Young Men’s Christian Association (YMCA) di Holyoke, nel Massachusetts, Stati Uniti,
Morgan presentò la nuova disciplina nel 1896 alla conferenza degli istruttori di educazione fisica dell’YMCA, proponendo il gioco di sua invenzione che era un mix tra il tennis, la pallamano e il baseball: un gioco con due squadre, una rete, una palla che non doveva toccar terra, un numero di tocchi illimitato (la regola dei 3 tocchifu inserita a partire dal 1914) e la divisione della partita in set. Il campo misurava 16,30×10,62 metri, la rete era alta due metri, il pallone era più piccolo e leggero di quello da pallacanestro.
Nelle intenzioni di Morgan, il gioco non avrebbe privilegiato la forza fisica, bensì l’agilità, la velocità, la prontezza di riflessi e la capacità di concentrazione.
Il nome originario, mintonette, ispirato a un gioco praticato dalla nobiltà francese nel Settecento,
apparve un po’ troppo “sdolcinato” ad Alfred H. Halstead, anch’egli docente di educazione fisica che, un anno dopo, propose volleyball.
Il campo da pallavolo divenne un rettangolo di 18 metri di lunghezza per 9 metri di larghezza, diviso a metà da una rete posta a un’altezza di 2,43 metri.
In Europa, la pallavolo arrivò con i soldati americani durante le due Guerre Mondiali ma fu nelle Filippine che il gioco della pallavolo ebbe un’ampia diffusione. E furono i filippini a introdurre il colpo che divenne quello più spettacolare e decisivo del gioco: la schiacciata.
Nel 1938 nacque il muro. I giocatori della Cecoslovacchia, intuirono che il gesto di contrapporre le mani tese in alto dei difensori era efficace per contenere l’attaccante; ma c’è anche un italiano, Nino Piacco, classe 1919, tra i protagonisti dell’innovazione. L’introduzione del gesto difensivo di alzare un muro per contrastare gli schiacciatori avversari esordì nel 1939, durante i primi tornei giocati in Italia.
Sorvolando su numerose altre regole che sono state cambiate o introdotte nel corso degli anni, arriviamo, tra il 1998 e il 2000, al sistema odierno con cui si gioca a pallavolo, ovvero il rally point system che pose definitivamente fine al cambio palla: ogni azionedella squadra che mette la palla a terra valeun punto; il set si vince a 25 punti, con due di distacco sulla squadra avversaria; la partita si vince ai tre set e, in caso di parità dei set, sul 2 a 2, si gioca un quinto set – il tie break – al meglio dei 15 punti. Tutto ciò rese il gioco più dinamico, veloce e spettacolare e fruibile coi tempi di trasmissione televisiva.
Il primo Campionato europeo maschile di pallavolo si svolse dal 24 al 26 settembre 1948 a Roma; al torneo parteciparono sei squadre e il titolo fu vinto dalla Cecoslovacchia. L’Italia si classificò al terzo posto. Dal 1950 fino al 1987 i Campionati europei furono vinti dall’allora Unione Sovietica – 11 volte – e dalle nazionali dell’Est europeo. Anche i piazzamenti al secondo e terzo posto furono, con qualche rara eccezione, Francia e Grecia, sempre conquistati da squadre dell’Est Europa: Cecoslovacchia , Romania, Polonia, Bulgaria, Jugoslavia.
Nell’ottobre del 1989, fu l’Italia ad imporsi in Svezia e l’antefatto di quella vittoria risale alla primavera precedente, quando venne designato come allenatore della nazionale Julio Velasco, da La Plata in Argentina, già allenatore della Panini Modena con la quale aveva vinto quattro scudetti consecutivi.
La squadra nazionale, dopo l’exploit dei mondiali del 1978, che descriveremo in seguito, in cui si era classificata seconda, non aveva più raggiunto risultati di rilievo. Velasco preparò il torneo con allenamenti duri ma anche con innovazioni: più comunicazione e dialogo nel gruppo, sessioni video per evidenziare errori, difetti e margini di miglioramento, raccolta e elaborazione di dati da parte dei suoi assistenti per ottimizzare il gioco e il sestetto in campo. Agli europei svedesi, l’Unione Sovietica, che aveva vinto il titolo europeo, ininterrottamente dal 1967, partì da favorita; poi c’erano la Svezia padrona di casa e l’Olanda. Si giocò a fine settembre – inizio ottobre; tra poco più di un mese il mondo sarebbe cambiato con la caduta del muro di Berlino.
L’Italia esordì con la Bulgaria, che fu sconfitta per 3-1 (10-15, 15-9 15-5 15). Analogo punteggio per i successivi incontri contro la Germania Ovest e contro la Germania Est; con la Svezia, un perentorio 3-0 (15-8 15-9 15-8), con la Francia, a qualificazione già raggiunta, una sconfitta.
In semifinale, si affrontarono Italia e Olanda; non ci fu partita, la squadra azzurra travolse gli olandesi con un secco 3 a 0 con parziali che non ammisero repliche: 15-7, 15-3, 15-2. Nell’altra semifinale, la Svezia sconfisse l’Unione Sovietica al quinto set, proponendosi contro l’Italia per la vittoria finale. Gli svedesi, col tifo amico del pubblico, vinsero il primo set; poi l’Italia salì in cattedra e finì 3-1 (14-16 15-7 15-13 15-7). Fu Zorzi a schiacciare l’ultimo pallone.
Il monopolio delle squadre dell’Est Europa era stato infranto e, oltre l’Italia, divennero competitivi anche i Paesi Bassi e la Francia.
Gli azzurri campioni d’Europa nel 1989 : Anastasi, Bernardi, Cantagalli, De Giorgi, Gardini, Lucchetta, Margutti, Masciarelli, Passani, Tofoli, Zorzi. Allenatore: Velasco.

Dal 1989 al 2021, le vittorie azzurre nel Campionato europeo sono state 7, i secondi posti 5 e i terzi posti 2.
| Anno | Campione | Seconda | Terza |
| 1948 | Cecoslovacchia | Francia | Italia |
| 1950 | Unione Sovietica | Cecoslovacchia | Ungheria |
| 1951 | Unione Sovietica | Bulgaria | Francia |
| 1955 | Cecoslovacchia | Romania | Bulgaria |
| 1958 | Cecoslovacchia | Romania | Unione Sovietica |
| 1963 | Romania | Ungheria | Unione Sovietica |
| 1967 | Unione Sovietica | Cecoslovacchia | Polonia |
| 1971 | Unione Sovietica | Cecoslovacchia | Romania |
| 1975 | Unione Sovietica | Polonia | Jugoslavia |
| 1977 | Unione Sovietica | Polonia | Romania |
| 1979 | Unione Sovietica | Polonia | Jugoslavia |
| 1981 | Unione Sovietica | Polonia | Bulgaria |
| 1983 | Unione Sovietica | Polonia | Bulgaria |
| 1985 | Unione Sovietica | Cecoslovacchia | Francia |
| 1987 | Unione Sovietica | Francia | Grecia |
| 1989 | Italia | Svezia | Paesi Bassi |
| 1991 | Unione Sovietica | Italia | Paesi Bassi |
| 1993 | Italia | Paesi Bassi | Russia |
| 1995 | Italia | Paesi Bassi | Jugoslavia |
| 1997 | Paesi Bassi | Jugoslavia | Italia |
| 1999 | Italia | Russia | Jugoslavia |
| 2001 | Jugoslavia | Italia | Russia |
| 2003 | Italia | Francia | Russia |
| 2005 | Italia | Russia | Serbia e Montenegro |
| 2007 | Spagna | Russia | Serbia |
| 2009 | Polonia | Francia | Bulgaria |
| 2011 | Serbia | Italia | Polonia |
| 2013 | Russia | Italia | Serbia |
| 2015 | Francia | Slovenia | Italia |
| 2017 | Russia | Germania | Serbia |
| 2019 | Serbia | Slovenia | Polonia |
| 2021 | Italia | Slovenia | Polonia |
| 2023 | Polonia | Italia | Slovenia |
Facciamo un passo indietro di undici anni. La Nazionale italiana aveva già fatto capolino tra le più forti squadre del mondo nell’edizione del Campionato mondiale che si disputò a Roma nel 1978.
La squadra era allenata da Carmelo Pittera, catanese doc, che aveva appena condotto la Paoletti Catania al primo storico titolo di campione d’Italia per una squadra siciliana. E fu allo zoccolo duro della squadra campione d’Italia che Pittera si affidò, inserendo nei dodici selezionati ben cinque – Alessandro, Concetti, Greco, Nassi e Scilipoti – neo campioni d’Italia.
Dopo aver vinto il proprio girone di qualificazione, nel turno successivo la Nazionale italiana, supportata dal tifo infernale degli oltre 10.000 spettatori che gremivano gli spalti del Palaeur, sconfisse il Brasile in cinque set, dopo essere stata sotto di 10-14 nel quinto e decisivo parziale ma ribaltandolo a 17-15. Superate Germania Est e Bulgaria, gli azzurri incontrarono in semifinale Cuba, squadra fortissima che venne ridimensionata dal sestetto italiano e battuta per 3 a1.
Prima della partita, Carmelo Pittera, per sottolineare la difficoltà del match, aveva affermato:
“2+2 deve fare 5 perché l’Italia possa arrivare in finale”.
E, alla fine della serata, 2+2 fece 5 !!
In finale, l’Italia incontrò la Russia e la squadra italiana e tutti i suoi tifosi tornarono alla realtà. Risultato impietoso 3 a 0 (15-10, 15-13, 15-1) che consegnò all’Urss il quinto titolo mondiale della sua storia.
Ai ragazzi della Nazionale – Alessandro (Paoletti Ct), Concetti (Paoletti Ct), Dall’Olio (Panini Mo), Di Bernardo (Edilmar Cesenatico), Di Coste (Accademia Sport Roma), Greco (Paoletti Ct), Innocenti (Cus Pisa), Lanfranco (Klippan To), Lazzeroni (Cus Pisa), Nassi (Paoletti Ct), Negri (Edilcuoghi Sassuolo) e Scilipoti (Paoletti Ct) – ed il loro allenatore, Carmelo Pittera venne attribuito l’appellativo di Gabbiano d’argento.
Nell’ottobre del 1990, i mondiali di pallavolo si disputarono in Brasile. Dopo la prima fase di qualificazione, l’Italia superò in semifinale i padroni di casa del Brasile approdando alla finale contro Cuba nel leggendario Maracanazinho di Rio de Janeiro. L’Italia vinse 3 a 1 salendo per la prima volta sul tetto del Mondo. La Generazione di Fenomeni, che si era già palesata all’europeo di Svezia, era ufficialmente nata.
La squadra campione del mondo del 1990, guidata da Julio Velasco, era composta da: Andrea Anastasi, Lorenzo Bernardi, Marco Bracci, Luca Cantagalli, Ferdinando De Giorgi, Andrea Gardini, Andrea Giani, Andrea Lucchetta, Marco Martinelli, Roberto Masciarelli, Paolo Tofoli e Andrea Zorzi.

(continua)









