di Edoardo Petagna

(continua) Nel 1966, oserei dire finalmente – avverbio utilizzato ironicamente – il Campionato mondiale fu disputato in quella che si considerava la patria del calcio (affermazione degli spocchiosi inglesi, assolutamente falsa, perché il gioco del calcio storico fiorentino aveva esordito nella città gigliata già da alcune centinaia di anni !) Tanto per iniziare, quattro mesi prima dell’inizio del torneo, la Coppa Rimet, esposta sciattamente a Londra, fu rubata e poi fortunosamente ritrovata in un parco di Londra grazie al fiuto del cagnolino Pickles; la FIFA aveva già minacciato di cambiare sede!

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Ma la Coppa Rimet aveva il destino segnato. Conquistata definitivamente dal Brasile nella finale di Messico 1970 contro l’Italia, nel 1983,  fu nuovamente rubata a Rio de Janeiro. I ladri, questa volta, la fusero e la distrussero definitivamente. Quella che la federazione calcistica del Brasile espone, attualmente, nella sua bacheca dei trofei è una copia.

Le esperienze più dolorose le vissero Italia e Germania. La nazionale italiana fu sconfitta per 1 a 0 ed eliminata dai coreani del nord dai nomi impronunciabili. Gli azzurri, costretti a giocare in dieci per un infortunio a Bulgarelli – all’epoca non erano consentite sostituzioni – furono trafitti dal gol di Pak Doo-ik; si disse che era un dentista, in realtà era un militare, un caporale dell’esercito nordcoreano, in possesso della qualifica di dentista ma non aveva mai esercitato la professione.

 
Italia – Corea del Nord – https://ilnobilecalcio.it

Al ritorno della spedizione azzurra in Italia, giocatori e staff ebbero, da parte dei tifosi, una calorosa accoglienza verde  tutta vegetariana col lancio di pomodori e ortaggi !

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I tedeschi, nella finalissima contro gli inglesi, dopo il 2 a 2 dei tempi regolamentari, videro assegnato all’Inghilterra, all’11esimo del primo tempo supplementare, un gol di Hurst che fu il prologo al  4 a 2 finale. Il pallone scagliato dal giocatore inglese colpì la traversa e diede la sensazione di non aver attraversato la linea di porta. Il guardalinee dell’Azerbaigian, Tofik Bakhramov, richiamò ad ampi gesti – non parlava una parola di inglese  –  l’arbitro svizzero, Gottfried Dienst, sostenendo  che il pallone avesse varcato la linea di porta. L’arbitro non potè che convalidare. A sessant’anni da quell’episodio, ci sono ancora i guelfi e i ghibellini adiscutere accanitamente sulla validità o meno di quella rete.

Nel corso del mondiale disputato in Spagna, nel 1982, accadde un altro episodio a dir poco singolare. A Valladolid, il 21 giugno 1982, si affrontavano  Francia e Kuwait; all’80esimo, i francesi conducevano per 3 a 1, un improvvido trillo di fischietto, proveniente dagli spalti, fu avvertito sul campo di gioco. Si fermarono quasi tutti i giocatori ma non Alain Giresse che, riprendendo un pallone passatogli da Platini, segnò il quarto gol per la Francia. L’arbitro, il sovietico Miroslav Ivanovic Stupar, non aveva fischiato e, incurante delle proteste dei giocatori arabi, convalidò la rete. I kuwaitiani si raccolsero sotto la tribuna ove aveva preso posto lo sceicco Fahad al-Ahmad al-Jaber al-Sabah, membro della famiglia regnante, presidente della loro federcalcio, che ordinò ai  giocatori di lasciare il campo in segno di protesta. Non la pensava così l’allenatore, il brasiliano Carlos Alberto Parreira che riuscì a far desistere lo sceicco dall’idea del ritiro, ma il dignitario arabo non era disposto a subire quello che lui riteneva un torto. E così, bardato nel suo caffetano e col suo classico copricapo, lo sceicco scese in campo esi recò a conferire con l’arbitro; caos totale: notabili dello sceicco, uomini della scorta, delegati Fifa, poliziotti spagnoli, fotografi e cameramen, tutti insieme attorno  all’arbitro e allo sceicco.

Dopo avergli rivolto alcuni complimenti – almeno così faceva intendere il suo atteggiamento ammiccante e sorridente – lo sceicco sommerse l’arbitro con un diluvio di parole che dalla mimica sembravano insulti, minacce e contumelie. Il direttore di gara, dopo un rapido consulto coi suoi assistenti – uno svedese e uno jugoslavo – non disposto a subire rappresaglie e mutilazioni corporali, pensò bene di annullare il gol. Come si suol dire: un fuorigioco non si nega a nessuno ! Soddisfatto, Fahad al-Ahmad al-Jaber al-Sabah ritornò in tribuna. A nulla valsero le proteste dei francesi che però segnarono ancora e vinsero per 4 a 1.

Balzato agli onori delle cronache sportive – e non solo – per quell’episodio alquanto surreale, lo sceicco fu vittima di un atroce destino. Il 2 agosto del 1990 il Kuwait fu invaso dall’esercito iracheno di Saddam Hussein. Fahad al-Ahmad al-Jaber al-Sabah, tentò la fuga all’estero; era già a bordo dell’aereo che lo avrebbe condotto in Europa, quando le truppe irachene occuparono l’aeroporto. Lo sceicco fu imprigionato, torturato e ucciso;il suo corpo fu appeso al cannone di un carro armato e fatto sfilare, come monito, per le strade di Kuwait City.

Nel giugno del 1986, la fase finale del Campionato Mondiale di Calcio si giocò in Messico e nei quarti di finale si incrociarono Argentina e Inghilterra, dando vita ad una partita che sarebbe passata alla Storia del Calcio per le gesta di Maradona. Quattro anni prima, nella primavera del 1982, era stata combattuta tra le  due nazioni la guerra per il possesso delle Isole Malvine o Falklands Islands, come le chiamavano gli inglesi. Le due isole, Malvina e Soledad, erano sotto il dominio britannico da 149 anni, ma gli argentini ne reclamavano da tempo la nazionalità. Ai primi di aprile, il governo argentino occupò militarmente le Isole scatenando la reazione del Primo Ministro inglese, Margaret Thatcher, che allestì e inviò una task forza navale per rimpossessarsi delle isole. Nel giro di poco più di due mesi di intensi combattimenti, gli inglesi ripresero il possesso dell’arcipelago, costringendo gli argentini alla resa. Quando, il 22 giugno, le due squadre entrarono in campo allo stadio Azteca di Città del Messico la ferita dell’esito della guerra bruciava ancora sulla pelle degli sconfitti e la partita fu vissuta dai sudamericani come l’occasione di rivalsa e rivincita.

Dopo il primo tempo, concluso  a reti bianche, al sesto minuto del secondo tempo, Maradona, dopo una serie di dribbling, arrivò quasi al limite dell’area e passò il pallone a Valdano; l’inglese Steve Hodg, nel tentativo di intercettare il passaggio, alzò in area la sfera sulla quale si avventarono il portiere inglese, Peter Shilton, e Maradona. Quest’ultimo, saltando col braccio sinistro alzato, anticipò l’uscita del portiere e, con un tocco di mano irregolare, mandò il pallone in rete.

Il gol di mano di Maradona – frame Sky sport

I giocatori inglesi chiesero l’annullamento del gol ma l’arbitro tunisino, Ali Bin Nasser, e il guardalinee bulgaro, Bogdan Dotchev, non ravvisarono alcuna irregolarità, e il gol venne convalidato. Pochi minuti dopo, Maradona segnò quello che sarebbe stato definito il miglior gol del secolo scorso. Partendo da metà  campo, dribblò, palla al piede, 5 giocatori inglesi e depositò la palla in fondo alla rete. L’Argentina vinse quella partita per 2 a 1. Fu lo stesso Maradona a coniare l’espressione “mano de Dios”, sostenendo che il primo gol lo avesse segnato “un po’ con la testa, un po’ con la mano di Dio.” L’Argentina, in seguito, sconfisse il Belgio in semifinale, e vinse i Mondiali battendo per 3 a 2 la Germania Ovest in finale.

Dell’edizione italiana del 1990, salto a piè pari spigolature e fatti che coinvolsero la Nazionale italiana di calcio – già trattati in altri testi – e voglio ricordare l’episodio che accadde durante la partita Camerun Colombia, giocata a Napoli e valevole per l’accesso ai quarti di finale. I protagonisti furono René Higuita, portiere colombiano e Roger Milla, attaccante camerunense. Higuita, lunga e folta chioma riccia, inventore della parata con lo scorpione è stato un portiere ante litteram perché, quando ancora i portieri rimettevano la palla in gioco con lunghi rilanci, già praticava, nel 1990, la costruzione dell’azione dal basso. Col pallone tra i piedi, partiva dall’area di porta, iniziava a giochicchiare, scambiava qualche passaggio coi compagni, poi usciva dall’area, dribblava anche qualche avversario e, finalmente, dopo aver fatto correre brividi freddi nella schiena a compagni e tifosi, lanciava il pallone. In quel caldo pomeriggio del 23 giugno incrociò sulla sua strada Roger Milla, trentotto anni, icona del calcio camerunense che, nei tempi supplementari, aveva già segnato l’1 a 0. Con la squadra sudamericana protesa in attacco alla ricerca del pareggio, Higuita andò a giocare una palla che vagava ben lontana dalla sua area di rigore; la scambiò con un compagno e, di ritorno, invece di rilanciarla nella metà campo avversaria, andò al dribbling con Milla. Non fu una buona idea; il camerunense gli ghermì il pallone, si involò e lo scagliò nella porta vuota, vanamente inseguito dal pittoresco e maldestro portiere colombiano.

Il dribbling di Higuita – thesefootballtimes.co
Milla s’invola verso la porta – Getty Images

A Pasadena, durante la finale tra Italia e Brasile nel mondiale USA del 1994, ci fu un singolare siparietto i cui protagonisti furono il portiere italiano Pagliuca, un palo e un bacio. Alla mezz’ora del secondo tempo, Mauro Silva tirò verso la porta azzurra. Il tiro non era particolarmente violento ma il portiere italiano non bloccò il pallone che schizzò verso la porta, sbatté sul palo e gli tornò tra le mani. Pagliuca, visibilmente scosso, rese grazie a quel palo dandogli un bacio.

Il bacio di Pagliuca – fotostoriacalcio.altervista.org

Al mondiale giocato in Qatar, nel 2022, l’arbitro modificò il risultato della partita tra Francia e Tunisia dopo che lui stesso aveva decretato la fine dell’incontro con il triplice fischio. Cosa era accaduto?  A pochi secondi dal termine, con la Tunisia inaspettatamente in vantaggio per 1 a 0, la Francia aveva pareggiato con un gol di Griezmann, dopodiché l’arbitro aveva fischiato la fine.

Mentre le squadre  andavano verso gli spogliatoi, richiamato dal VAR, il direttore di gara annullò il gol per fuorigioco di Griezmann all’inizio dell’azione. Una procedura contestata da parte della Federazione francese, secondo la quale l’arbitro, a partita conclusa, non avrebbe più potuto consultare il VAR.

La decisione non modificò sostanzialmente la classifica del girone a causa della vittoria dell’Australia nel match contemporaneo contro la Danimarca che qualificò gli australiani.

Il mondiale in corso quest’anno, fin dalle prime partite, ha mostrato le squadre ed i giocatori che potrebbero farla da protagonisti. L’Argentina di Lionel Messi, la Francia di Mbappé, la Norvegia di Haaland, l’Inghilterra di Kane e il fortissimo Marocco di Hakimi sembra che siano di un livello tecnico e agonistico superiore rispetto alle altre. Salvo sorprese e outsider i pronostici sono a loro favore. Noi italiani, in attesa dell’allestimento e della ricostruzione di una squadra nazionale competitiva, facciamo come le stelle di Cronin …..stiamo a guardare !

Fonti:

Focus.it

Geopop.it

Wikipedia

Archivio – La Stampa

Archivio – La Gazzetta dello Sport

FIGC – Federazione Italiana Giuoco Calcio

A. Joseph Cronin – E le stelle stanno a guardare

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