di Raffaele Ciccarelli

Una competizione lunga e coinvolgente come un campionato mondiale vive di un fascino particolare, capace di generare interessi oltre le polemiche.

Le seconde, circa i mondiali che si stanno svolgendo nelle Americhe, hanno riguardato soprattutto la formula elefantiaca con l’allargamento a quarantotto squadre: una soluzione apparsa subito poco necessaria, se non inutile, anche se in parte giustificata dal gran numero di nazioni affiliate alla Fifa, duecentoundici, ma molto invece dovuta agli interessi di Gianni Infantino, presidente della stessa, a caccia di voti dalle federazioni minori, in nome del principio ch “uno vale uno”, sviluppo del pensiero utopistico caro a Jean Jacques Rousseau.

Peccato che quel principio, pur condivisibile in alcuni aspetti, abbia il punto debole nelle competenze, nel nostro caso capacità competitive, delle nazionali coinvolte, per cui alla fine la terza e ultima giornata di gare della fase a gruppi ha partorito le attese qualificate, e le migliori ci sono tutte, anche se in qualche caso il percorso di qualificazione ha seguito rotte più complicate del previsto.

C’è da aggiungere che questa formula, che prevedeva il ripescaggio di otto terze classificate su dodici, ha fatto in qualche caso aumentare il senso di ingiustizia, perché si sono ritrovate eliminate squadra altrimenti meritevoli sul campo, ma condannate dai soliti calcoli matematici che, pur non contravvenendo nessuna regola, lasciano il retrogusto amaro dell’eticamente poco corretto.

Intanto c’è da dire che il solo continente africano resta a contrapporsi all’eterna lotta calcistica tra Europa e Sud America, continua a mancare l’Asia, che ha visto tutte le sue rappresentanti eliminate tranne il Giappone, che ai sedicesimi dovrà chiedere il pass per il superamento del turno al Brasile, a sua volta non brillante, ma dotato dei campioni per andare avanti, oltre che della saggezza gestionale di Carlo Ancelotti.

È un fenomeno che andrebbe approfondito, questa mancanza asiatica, anche perché si parla di un continente sterminato, ma evidentemente pur con una buona organizzazione, si è ancora lontani dal raggiungere gli standard europei o sudamericani, considerando invece che i giocatori africani, pur vivendo realtà nazionale molto più disorganizzate, possono godere del privilegio di giocare nei migliori tornei europei, con tutti i vantaggi tecnici del caso.

Date queste elucubrazioni, passiamo a commentare i risultati della terza giornata di gare, che hanno sancito le classifiche con le squadre qualificate alla fase a eliminazione diretta.

Argentina e Francia ribadiscono la loro forza e la loro volontà di ritrovarsi di fronte all’ultimo atto nella rivincita della scorsa finale, terminando questa fase a punteggio pieno, uniche due insieme al Messico, nell’ultima partita ha fatto discutere la scelta del CT della Norvegia, Ståle Solbakken, di cambiare tutta la squadra rinunciando ai suoi pezzi forti, Erling Haaland in primis, e perdendo malamente contro i transalpini: se avrà avuto ragione concedendo riposo, o torto interrompendo il buon momento agonistico, lo diranno le prossime partite, e contro la Costa d’Avorio non sarà semplice.

Per Francia e Argentina la questione sedicesimi sembra abbastanza semplice, i transalpini non dovrebbero trovare difficoltà contro la Svezia, meno ancora i sudamericani contro Capo Verde, ma queste sono le classiche gare che nascondono più di un’insidia, e crediamo più complicato da questo punto di vista il match di Leo Messi e compagni contro i capoverdiani, che hanno già fermato Spagna e Uruguay e qualche altro scherzetto potrebbero averlo in serbo.

Parlando di Uruguay, la squadra di Marcelo Bielsa rappresenta l’altra grande delusione di questa prima fase, insieme alla Turchia, con i giocatori apparsi da subito straniti e slegati dalle idee del loro CT, con l’eliminazione come logica conseguenza.

Una stortura di questa formula, con i ripescaggi delle migliori terze, è stata quella di potersi fare i calcoli, chi sapeva di affrontare all’ultimo l’avversario più alla portata ha, in pratica, concentrato su quell’impegno il massimo dello sforzo, ottenendo anche il massimo dei risultati.

È il caso del Belgio, apparso abulico durante le prime due gare, esplosivo nella terza contro la Nuova Zelanda, con la conseguente goleada che è valso addirittura il primo posto nel gruppo, con conseguente incrocio successivo contro il Senegal; e gli stessi africani sono arrivati all’ultima gara addirittura a zero punti, è bastato loro vincere di goleada contro l’Iraq per qualificarsi, ai danni dell’Iran, che pure ha fatto tre pareggi ma è stata la prima delle escluse tra le ripescate per la differenza reti.

Tranquilla la qualificazione della Spagna dopo il passo falso iniziale contro Capo Verde, attesa ora a un sedicesimo non semplice contro l’Austria; qualche difficoltà di troppo, dopo i buoni inizi, per la Germania, che a sorpresa perde l’ultima partita contro l’Ecuador, e l’Inghilterra, che viene a capo solo nel finale di un coriaceo Panama, per i tedeschi ora c’è l’impegno contro il Paraguay, ad attendere i sudditi di sua Maestà sarà la Repubblica Democratica del Congo, pronostico abbastanza semplice prevederle negli ottavi, al netto di sempre possibili sorprese.

Male il Portogallo di Cristiano Ronaldo, che soffre molto contro la Colombia ma avanza, anche se ora si ritrova lo scoglio della Croazia, mentre gli ottimi sudamericani se la vedranno con il Ghana.

Degli altri match possibilità di avanzare per le padrone di casa, Sud Africa, Bosnia ed Ecuador non sembrano ostacoli insormontabili rispettivamente per Canada, Stati Uniti e Messico, un match tecnicamente molto interessante sarà quello tra Olanda e Marocco, per la scrematura gli incontri tra Svizzera e Algeria e tra Australia ed Egitto.

Una seconda fase che, indipendentemente dai valori in campo e dalle forze in qualche caso dispari, accoglie tutto il fascino dell’eliminazione diretta, dove non saranno più possibili calcoli, ma solo mettere sul terreno di gioco il massimo delle proprie possibilità, sperando anche nella fortuna, che resta un elemento imprescindibile.

Inizia il vero Mondiale.

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