di Raffaele Ciccarelli

Tra i tanti ruoli che propone il gioco del calcio, il più affascinante di tutti è sicuramente quello del portiere. Questo per un requisito fondamentale: è l’unico tra gli undici in campo della sua squadra a poter giocare il pallone con le mani, anche se limitatamente alla sua area di rigore. Ma il fascino va anche oltre, ed è insito proprio nella natura stessa del ruolo: tutti gli altri giocatori sono tesi al gol, possono sognare di farne almeno uno, anche i difensori, i portieri no, anche se qualche eccezione c’è stata. Il portiere è un uomo solo, che ha l’ingrato compito di impedire i gol, un atto se vogliamo contro natura in questo sport. È un ruolo, poi, che si ammanta di poesia poiché essere solitario, lontano dal centro delle emozioni che deve vivere interiormente, anche la gioia di una rete segnata dalla sua squadra resta un momento da condividere virtualmente, non fisicamente, con i compagni, grappolo gioente dall’altra parte del campo. È anche il ruolo che ha subito più modifiche regolamentari nel corso della sua storia, con regole che hanno teso sempre più a penalizzarlo per evitare che le perdite di tempo diventassero sistematiche, e poi si sono messi anche gli allenatori, trasformandolo in quello che era il libero di una volta, chiedendo anche abilità pedestri a coloro abituati solo a quelle manuali. Questo ha finito per creare qualche stortura interpretativa, ma alla fine ci si rende conto che la particolarità del ruolo richiede anche una diversità di gioco all’interno della sua stessa squadra.

Tante delle modifiche che sono state apportate al ruolo sono nate dopo varie edizioni dei mondiali di calcio, la massima competizione calcistica mondiale che, disputandosi ogni quattro anni, permette di fare anche una valutazione sullo stato dell’arte di questo sport. Naturalmente la particolarità del ruolo ha fatto sì che fossero sostanzialmente pochi i portieri che hanno potuto sollevare la Coppa del Mondo, alcuni di loro a coronamento di una carriera ricca di trofei, altri invece raggiungendo l’apice proprio con questa vittoria.

Il primo in assoluto a provare questa gioia fu, nel 1930, Enrique Ballestrero, che difendeva la porta dell’Uruguay. Nato a Montevideo, Ballestrero si mise in mostra nei Rampla Juniors, dove vinse il campionato nel 1927, prima di passare al Peñarol e vincere altri tre titoli uruguayani. Con la Celeste, oltre al Mondiale, vinse la Coppa America nel 1935.

Enrique Ballestrero

Dopo di lui toccò agli italiani, Gianpiero Combi e Aldo Olivieri, ambedue selezionati da Vittorio Pozzo. Il primo, funambolico nell’interpretazione del ruolo grazie alla grande agilità, vantava una bacheca già ricca di allori, con i cinque scudetti vinti con la Juventus, ma anche un ricco palmares internazionale grazie agli Azzurri, difendendo la porta dell’Italia nel 1928, conquistando il primo trofeo in assoluto, la medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici di Amsterdam, e due Coppe Internazionali. Era quasi al tramonto della carriera quando Pozzo gli dette ancora fiducia, diventando così il primo portiere italiano campione del mondo. Gli succedette tra i pali azzurri Aldo Olivieri, dalla carriera meno brillante ma altrettanto spettacolare nell’interpretazione del ruolo, tanto da meritarsi il soprannome di Gatto Magico. Olivieri militava nella Lucchese quando fu convocato da Pozzo in Nazionale, al mondiale del 1938 in Francia il titolare sarebbe dovuto essere Carlo Ceresoli, ma un infortunio di quest’ultimo gli spianò la strada verso la gloria.

Giampiero Combi
Aldo Olivieri

Dopo quella edizione ci fu la sospensione della competizione per la triste, lunga, vicenda della seconda guerra mondiale, alla ripresa, nel 1950, si volò in Brasile, e iniziarono le sorprese. Quando tutti aspettavano la vittoria dei brasiliani, infatti, ci fu quello che è passato alla storia come Maracanaço, con la vittoria dell’Uruguay nella gara decisiva. Portiere di quella nazionale era una leggenda del calcio uruguagio, Roque Maspoli, una vita al Peñarol, con cui vinse sei campionati, e fu decisivo in quella partita di cui è ricordato il portiere brasiliano, Moacir Barbosa, additato dai tifosi come il colpevole principale della sconfitta, “fine pena mai”.

Da una sorpresa all’altra, nel 1954 in Svizzera si impose la Germania Ovest nella finale contro la favorita Ungheria, in quello che è diventato noto come Il miracolo di Berna, portiere dei tedeschi era il meno noto Toni Turek, che nel palmares vanta solo quel successo, cui pure molto contribuì.

Nel 1958, in Svezia, fu finalmente il momento del Brasile di alzare la Coppa, e avvenne quando trovò un portiere all’altezza dei compagni: Gylmar dos Santos. Portiere di impostazione classica, molto agile e rapido, dal grande carisma, è considerato il miglior portiere brasiliano di tutti i tempi. Contribuì con le sue parate alla vittoria di quel primo mondiale auriverde, raccogliendo anche le lacrime di gioia del giovanissimo Pelé al termine della finale contro la Svezia, ed è l’unico nella storia ad aver vinto due mondiali da titolare, essendo ancora tra i pali della nazionale brasiliana al mondiale cileno del 1962, vinto in finale contro la Cecoslovacchia.

Dopo il debutto brasiliano nell’Albo d’Oro, tocca anche all’Inghilterra, nel 1966, nell’unica vittoria, in casa, della nazione che ha inventato, in pratica, il calcio moderno. tra i pali un’altra leggenda, Gordon Banks, che ha legato i suoi successi proprio alla nazionale dei Tre Leoni, non avendo avuto una carriera in grandi club. Forte nel posizionamento, freddo e carismatico, fu scelto dal CT britannico Alf Ramsey, subendo solo tre gol in quei mondiali, due nella vittoriosa, e polemica, finale contro la Germania Ovest. Banks è ricordato anche per un’eccezionale parata, su un colpo di testa di Pelé al mondiale del 1970 in Messico, passata alla storia come la Parata del Secolo.

In quel mondiale che i brasiliani vinsero nella finale contro l’Italia aggiudicandosi definitivamente la Coppa Rimet, in porta schieravano Felix, un buon portiere, abile tra i pali.

Nel 1974 toccò alla Germania Ovest organizzare, e vincere, il mondiale, in porta il leggendario Sepp Maier, un gatto tra i pali e una carriera trascorsa tutta con il Bayern Monaco.

Nel 1978, nel triste mondiale di Argentina, i padroni di casa si imposero sull’Olanda schierando in porta Ubaldo Fillol, che era stato preferito dal CT Luis Menotti a un’altra leggenda del calcio argentino, Hugo El Loco Gatti, e che aveva iniziato a giocare a calcio da centrocampista.

Nel 1982, in Spagna, tornò a vincere l’Italia, schierando in porta Dino Zoff. È quasi pleonastico accennare solo alla carriera di questo autentico fuoriclasse che con le sue parate contribuì a quella vittoria, iconica quella contro il Brasile sul colpo di testa di Oscar, che permise a Zoff di vincere il mondiale nella finale contro la Germania Ovest a quarant’anni.

Nel 1986 si ritorna in Messico e vince l’Argentina, tra i pali Nery Pumpido, ma là la scena la rubò tutta Diego Armando Maradona.

In Italia, nel 1990, si replicò la finale di quattro anni prima, stavolta vinse la Germania Ovest, in porta Bodo Illgner, eccellente portiere con la carriera svolta tra Colonia e Real Madrid.

Nel caldo torrido degli Stati Uniti, nel 1994, si impose il Brasile sull’Italia, per la prima volta in una finale risolta ai tiri di rigore, e protagonista fu Claudio Taffarel, portiere essenziale, razionale e freddo, che giocò anche in Italia, tra Parma e Reggiana.

Dopo le vittorie della Francia in casa nel 1998, con Fabien Barthez in porta, e del Brasile a inizio del nuovo millennio, nel 2002 in Corea e Giappone, con Marcos tra i pali, buoni portieri ma non eccezionali, le tre successive edizioni furono vinte da tre nazionali con portieri entrati nella storia del ruolo.

Dino Zoff

Nel 2006 in Germania toccò al nostro Gigi Buffon rinverdire le gesta dei suoi illustri predecessori, tra i leader indiscussi in squadra, che subì solo due  reti in tutto il torneo, esaltandosi in finale con le parate su Zinedine Zidane; nel 2010, in Sud Africa, fu la Spagna a vincere il suo primo titolo mondiale grazie anche alle parate di Iker Casillas; nel 2014 in Brasile si impose la Germania con in porta Manuel Neuer, altro fuoriclasse indiscusso del ruolo.

Nelle ultime due edizioni hanno vinto la Francia in Russia nel 2018 e l’Argentina in Qatar nel 2022, i primi con Hugo Lloris in porta, ottimo tra i pali e con i piedi; i secondi con l’istrionico Emiliano Martinez, esplosivo tra i pali quanto a volte eccessivamente esuberante nei comportamenti.

Ora non ci resta che aspettare poco tempo per scoprire chi sarà campione ai prossimi mondiali in programma questa estate in Canada, Messico e Stati Uniti, chiudiamo qui questa veloce carrellata ricordando un grande che non è mai assurto al trionfo mondiale, il russo Lev Jascin, e il nostro Gigio Donnarumma, tra i migliori portieri del mondo in questi anni, che ancora non è riuscito ad assaporare nemmeno la gioia della partecipazione.

Dino Zoff

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