di Raffaele Ciccarelli

Mancano ormai pochi giorni, poche ore, all’inizio dei ventitreesimi campionati mondiali di calcio e, in attesa già della prossima edizione, che segnerà cento anni dalla prima nel 1930 in Uruguay, e delle sorprese che ci aspetteranno per celebrare degnamente la cifra tonda del secolo di vita, già questa si appresta a essere una prima volta storica e non priva di novità.

Intanto, per quanto riguarda l’Italia, l’attesa deve per forza essere rivolta alla prossima edizione della manifestazione, perché per la terza volta consecutiva è stato fallito il traguardo delle qualificazioni.

Le cause sono molteplici, già analizzate e sviscerate in altre sedi, resta la malinconia dei tanti tifosi azzurri sparsi lungo la Penisola e per il mondo che non potranno trepidare per le sorti della propria nazionale, di tanti giovani che non hanno avuto ancora la gioia si assistere a un mondiale da protagonisti.

Tornando all’imminente torneo, la principale novità è stata l’allargamento del numero delle nazionali partecipanti a quarantotto squadre, un numero certamente coinvolgente la maggior parte del nostro globo terracqueo che vive e pensa calcio, ma che fatalmente finirà per abbassare la qualità media del gioco.

Ci sarà sicuramente il fascino di vedere squadre e giocatori altrimenti difficilmente identificabili, quattro saranno le debuttanti assolute: Uzbekistan e Giordania della Confederazione Asiatica, Capo Verde dall’Africa e Curaçao dal Centro America.

Naturalmente molti si aspettano la funzione puramente “decorativa” di queste squadre, presenti solo in virtù della “politica del voto” che ormai porta bellamente avanti Gianni Infantino, il presidente della Fifa, però bisogna fare qualche distinguo e magari aspettarsi anche delle sorprese, non in termini assoluti, ovviamente, ma nelle singole gare.

Mentre, infatti, le rappresentative asiatiche hanno una impostazione tecnica di varie influenze, più definite sono Capo Verde, di scuola portoghese, e Curaçao, dalle chiare contaminazioni olandesi, il tutto per il passato coloniale che ha caratterizzato queste due nazioni e che è rimasto, almeno nel patrimonio calcistico.

Ci sono, poi, molte nazionali alla seconda esperienza dopo una prima dimenticabile, e anche questa si annuncia poco più che coreografica per Haiti, DR Congo, Panama, Qatar, Iraq e la Bosnia Erzegovina che ci ha regalato l’ultimo dispiacere.

Dalle debuttanti, o quasi, passiamo, bruscamente, alle nazionali favorite per conquistare il gradino più alto del podio e il conseguente titolo di Campione del Mondo, qui il novero è abbastanza ristretto e si limita ai “soliti noti”.

Sicuramente la Francia di Didier Deschamps, all’ultimo ballo sulla panchina dei Blues, proverà a prendersi il titolo perso in finale quattro anni fa contro l’Argentina, il poter contare su campioni del calibro di Kylian Mbappé, Ousmane Dembélé, Michael Olise, Adrien Rabiot, tra i tanti di cui può beneficiare la nazionale transalpina, autorizza ad annoverarla tra le principali favorite.

A seguire la Spagna di Luis De La Fuente, campione d’Europa in carica e che si avvale dei suoi giovanissimi talenti, capitanati da Lamine Yamal, Pau Cubarsì, Gavi, Nico Williams, affiancati dagli esperti Rodri, Dani Olmo, Mikel Merino, per un organico per la prima volta a un mondiale senza giocatori del Real Madrid, ma che promette di bissare la vittoria europea di due stagioni fa e l’unica mondiale del 2010.

Proprio per quanto fatto vedere negli ultimi due europei va considerata anche l’Inghilterra, di cui si aspettano le prodezze di Harry Kane, ma che ha suscitato più di una perplessità nelle controverse convocazioni di Thomas Tuchel; una sorpresa potrebbe essere il Portogallo dell’eterno Cristiano Ronaldo, cui si affianca una nidiata di giocatori di talento, meno probabile un exploit della Germania, alle prese ancora con un ricambio generazionale.

Esaurito il quadro delle favorite europee, passiamo alle sudamericane, con l’Argentina dell’altro eterno, Lionel Messi, che proverà a succedere a sé stessa, il CT Lionel Scaloni potrà contare su molti reduci dalla vittoria precedente, come Lautaro Martinez, Emiliano Martinez, Rodrigo De Paul, Alexis Mac Allister, Julian Alvarez, e nuovi campioni quali Nico Paz, ma magari proprio questo debito di riconoscenza verso chi ha già fatto vincere potrebbe costituire un limite, come ben sappiamo dalle nostre parti (Enzo Bearzot e i reduci dalla vittoria mondiale del 1982; Roberto Mancini e quelli Campioni d’Europa del 2021)

Parlando di Sud America, infine, non si può non annoverare tra i papabili campioni il Brasile di Carletto Ancelotti, dall’alto delle cinque vittorie che vanta nell’albo d’oro del torneo, anche se i Verde Oro sembrano a loro volta privi dei fuoriclasse che ne hanno contraddistinto la storia, con Neymar, nemmeno così certo causa infortunio, e Vinicius Junior come giocatori più rappresentativi, ma i brasiliani sperano che la differenza, alla fine, la possa fare proprio la sapienza del tecnico italiano.

Poco ci aspettiamo dalle altre, con curiosità attendiamo il Marocco per capire se sarà in grado di ripetere le prestazioni di quattro anni fa, che lo issarono, prima africana nella storia, al quarto posto, o vedere chi potrebbe succedergli, ma poco altro offre quel panorama.

Passando, in ultima analisi, alla composizione dei gironi che svilupperanno l’andamento del torneo, prevedendo le prime due classificate ai sedicesimi, altra novità di questo mondiale, più le migliori otto terze, occorre un notevole sforzo di fantasia per vedere eliminate eccellenti in questa prima fase.

In ogni caso, abbastanza equilibrato ci sembra il gruppo F, che vede il Giappone, dalla lunga esperienza nel torneo, i Paesi Bassi, già tre volte finalisti, Svezia e Tunisia che vantano solide tradizioni; il gruppo I che, oltre alla favorita Francia, vede la presenza di Norvegia e Senegal che possono candidarsi come outsider, con l’Iran che desta più di qualche preoccupazione, ma di altro tipo; il gruppo L, in cui ci sarà una bella lotta per definire le tre posizioni tra Croazia, Inghilterra e Ghana, con Panama che si ritrova classico vaso di cocci in mezzo a vasi di ferro.

In sintesi, comunque, questa prima fase si annuncia poco interessante dal punto di vista emotivo, tutte le grandi dovrebbero andare avanti, senza particolari problemi, fino alla fase a eliminazione diretta, quando inizierà il vero mondiale e che riserverà, come sempre, sorprese.

Facendo il tifo per gli italiani presenti, non la squadra ma gli allenatori, guidati da Ancelotti ci saranno infatti anche Fabio Cannavaro con l’Uzbekistan, Vincenzo Montella con la Turchia, non ci resta che attendere il fischio d’inizio e vivere il mese di gare in apnea, in attesa di conoscere i nuovi campioni del mondo, ancora una volta con tanta malinconia per non poter gioire, o patire, per i colori azzurri.

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