di Marco Giani

In occasione del nuovo Europeo di Svizzera 2025 attualmente in corso di svolgimento, e che vede impegnate le calciatrici della nostra nazionale, non sarà vano ritornare a sfogliare Azzurre,la preziosa storia di questa rappresentativa firmata nel 2022 daGiovanni Di Salvo, la quale continua a fornire materiale interessante per la ricerca storica, non solo dal punto di vista statistico, ma anche da quello più ampiamente sociale. In particolare, se c’è un fil rouge che torna a farsi intravedere in molte delle interviste alle azzurre del passato, è l’apprezzamento per la possibilità avuta, tramite le trasferte all’estero, di conoscere luoghi e persone esotici, diversi. Così come lo era stato nei decenni precedenti, anche negli anni Settanta e Ottanta, insomma, lo sport era una porta aperta sul mondo: una possibilità non scontata, soprattutto per le ragazze provenienti da famiglie non agiate, e/o dalle periferie del Belpaese.

La FIFA attese il 1991 per organizzare, in Cina, la prima edizione del Mondiale femminile di calcio. Ciononostante, i due decenni precedenti furono pieni di tornei e coppe internazionali, organizzati in giro per il mondo, a cui anche l’Italia partecipò, attraverso le proprie rappresentative nazionali; vanno ricordati per lo meno i primi due Mondiali non omologati dalla FIFA (Italia 1970 e Messico 1971), ma anche i vari Mundialito, ospitati prima in Giappone (prima edizione, 1981), e poi sempre in Italia (1984, 1985, 1986, 1988).

Nel frattempo, si erano aperte le porte dell’Estremo Oriente: in Giappone, nel 1981, venne disputato il Portpier 81 International Ladies Football Festival (quello che poi fu spacciato dalla Federcalcio italiana femminile d’allora, la FIGCF, come la prima edizione del Mundialito); nel 1984 la Nazionale italiana venne invitata contemporaneamente a ben due tornei in terra di Cina, ossia la terza edizione del Women’s World Invitational Tournament a Taipei (Taiwan), e la seconda edizione del Torneo Internazionale di Xi’an, ospitato nella Repubblica Popolare. La FIGCF optò per il secondo: fu così che le azzurre, nell’ottobre del 1984, sbarcarono in Cina: «le partecipanti sono otto, quattro formazioni straniere, che alloggiano tutte allo Shaanxi Sports Hotel di Xi’an, e quattro locali. Italia, Giappone, Liaoning e Guangxi formano il gruppo A, mentre Australia, Sting Soccer Club Under 19 (USA), Tianjiin e Shaanxi quello B» (pp. 149-150). Se la nazionale cinese era nata da qualche mese, per l’occasione nacque quella statunitense, destinata a diventare nel giro di qualche anno la più grande potenza del calcio femminile mondiale. Non esistendo in quel momento una rappresentativa nazionale vera e propria, la Federcalcio a stelle e strisce «aveva scelto come sua rappresentante la Sting Soccer Club, tant’è che l’Adidas, per rimarcare che la squadra texana faceva le veci degli States, le aveva predisposto un kit da gioco speciale, aggiungendo il rosso ai loro colori sociali (bianco e blu)» (p. 151). Assenti all’International Women’s Football Tournament di Cina 1988 (p. 169), le azzurre si ripresentarono nel paese asiatico in occasione del primo Mondiale organizzato dalla FIFA, quello del 1991.

Tessera di Maurizia Ciceri

Apriamo la nostra rassegna con i ricordi di Maurizia Ciceri, azzurra ai Mondiali di Messico 1971: «Mi piace ricordare che quando siamo state in Messico c’erano folle oceaniche presenti sugli spalti durante le partite, e che ho avuto la possibilità di dormire nella stessa struttura alberghiera che aveva ospitato il Brasile di Pelè: per una diciassettenne furono esperienze meravigliose, come vivere in una favola» (p. 124). In quella nazionale giocava anche una ragazzina, allora minorenne, destinata a scrivere la storia del calcio femminile italiano, ossia Betty Vignotto: «Grazie al calcio ho potuto girare un po’ il mondo e vedere e conoscere usanze molto diverse dalle nostre. Nel 1971 in Messico ero ancora una ragazzina, avevo 17 anni e mi sembrava di vivere un sogno. In Giappone sono stata nel 1981 e nel 1986: stupendo, con quel loro comportamento sempre rispettoso e ordinato. Ed erano veramente super organizzati, ad esempio a Kobe ci hanno fatto trovare anche una borsa con la divisa di gioco, tuta, asciugamano, ciabatte e altro! Nel 1984 in Cina è stato proprio scoprire un altro mondo come usanze e paesaggi! In questi due paesi, anche se erano alle prime armi, nulla da eccepire sull’organizzazione dei tornei, un po’ meno sulle capacità agonistiche. Pensa: due nazioni in cui siamo andate per fare dimostrazione, divulgare il calcio femminile, e loro poi hanno partecipato a Mondiali e Olimpiadi, ottenendo ottimi risultati!» (p. 160). Rita Guarino, invece, racconta così la partecipazione ai Mondiali del 1991: «Ricordo tutto il viaggio per arrivare in Cina: dall’atterraggio del nostro aereo tra i grattacieli di Hong Kong al tragitto interminabile col battello, che fu parecchio movimentato, e alcune di noi stettero male, al lunghissimo trasferimento in pullman attraverso le campagne e poi l’arrivo alla nostra struttura ricettiva e la grande festa di accoglienza. E proprio in quel momento ci rendemmo veramente conto che eravamo dall’altra parte del mondo e che tutto era perfettamente organizzato. Infatti nessuna di noi aveva mai vissuto un’esperienza simile, ed è stato tutto veramente molto emozionante» (p. 198).

Europei – Svizzera 2025 (Getty Images)

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