#SocietàGloriose

Lunedì 20 maggio serata frizzante in onore di Arthur Kenney, pilastro dell’Olimpia Milano, alla pizzeria Del Ponte di via Carlo Bazzi a Milano. Tra racconti di campo, e non solo, brindisi e assaggi vari, ecco riuniti in allegria alcuni dei giocatori del mitico Simmenthal con giornalisti emeriti, che ne hanno raccontato le imprese, dirigenti e tifosi doc.

Arthur Kenney

Seduti all’allegra tavolata, oltre ad Arthur Kenney, Paolo Bianchi, Giorgio Papetti, Roberto Pecorelli e Mario Vignati con le relative consorti, il presidente emerito della Federazione Italiana Pallacanestro Fausto Maifredi e poi Mauro Gurioli, Alessandro De Mori, Roberto Bergogni,  collaboratori del Museo del Basket-Milano, e ancora Aldo Valli, Maurizio Tonella, i giornalisti Luca Chiabotti, Dario Colombo e Werther Pedrazzi, Giuliana la figlia di Marco Cassani,  Patrizia la figlia del mitico massaggiatore Cattaneo.

La cena

Paolo Bianchi

Bastano poche frasi dell’articolo Spareggio (rinnova la “diarchia”) dei giganti del BASKET del 2 aprile 1971 a firma di Marco Cassani per comprendere il valore di questa gloriosa società meneghina “Il grande binomio del basket italiano si può scrivere in due modi. Ignis-Simmenthal secondo il rigoroso ordine alfabetico, Simmenthal-Ignis – più ricorrente – secondo il numero di vittorie tricolori. Questo binomio caratterizza quindici anni di basket, esalta la forza del nostro cestismo in campo internazionale, genera una rivalità che è parte importantissima del costante aumento di popolarità del basket”… Per approfondire il potere indiscusso nelle diverse stagioni agonistiche di questa squadra, vi rimandiamo al sito https://www.olimpiamilano.com/societa/storia/ e al sito del Museo del Basket https://www.museodelbasket-milano.it/leggi.php?s=&idcontenuti=702 e al sito www.pianetabasket.com

Kenney, Errico, Bariviera
Bariviera
Lazzari, Iellini, Brumatti
Kenney, Flaborea, Bianchi

”First team fisso del Simmenthal: Masini-Kenney-Iellini-Bariviera-Giomo. – scrive Gianni Menichelli nell’articolo Il Simmenthal sempre sui giganti del BASKET del 2 aprile 1971 – Rubini immette quasi sempre solo Brumatti per Bariviera o uno dei playmakers. L’eventuale sostituzione di un lungo si fa per linee interne, con Bariviera, sostituito a sua volta da Brumatti o Cerioni. A volte, in ruoli vari, entra in scena Papetti… Difesa sempre a uomo, molto dura e aggressiva, con reciproci aiuti. Gli esterni spesso pressano anche oltre la metà campo, secondo gli ultimi classici dettami. All’attacco 2 pivot bassi, Kenney a destra, Masini a sinistra per poi salire in lunetta per l’uncino o il blocco. Ritmo sempre frenetico, gran contropiede, schemi in partenza più rigidi di quelli dell’Ignis, ma spesso saltati a piè pari dalla conclusione subitanea….”

Kenney, Bisson, Iellini
Iellini, Masini, Meneghin
Vittori, Giomo
Giomo, Raga, Kenney, Flaborea

A proposito di ricordi c’è chi come Paolo Bianchi ha raccontato della sua fantastica raccolta: oltre 6000 spille relative a eventi di basket! Una collezione invidiabile ben illustrata nel seguente articolo di Flavio Vanetti sulle pagine del Corriere della Sera del 25 febbraio 2022:

Ringraziamento di Bianchi a tutti coloro che gli hanno regalato le pins

E poi c’è l’appello di Carlo Fabbricatore, cestista dei tempi d’oro dell’Olimpia Milano, che è doveroso promuovere in una Milano che, a maggior ragione, ormai alle soglie di un’Olimpiade invernale, non può dimenticare chi ha dato lustro alla Città e neppure i luoghi simbolo tanto amati non solo dai dirigenti, dai tecnici e dai giocatori di quella splendida Olimpia ma anche dai tantissimi tifosi che si recavano regolarmente in via Caltanisetta, quasi ci fosse un tempio con gli dei da adorare…Ma leggiamo questo pezzo che è un tuffo emozionante nella storia delle scarpette rosse (a proposito da non perdere la lettura di “Scarpette Rosse – La storia dell’Olimpia Milano, signora del basket” di Werther Pedrazzi, Edizioni Limina):

RIAPRITE QUELLA PORTA…!!! 

Via Caltanissetta 3, Milano

di Carlo Fabbricatore

Lo sport genera leggende e la storica sede dell’Olimpia di via Caltanissetta 3 ne è il compendio. È stata dismessa ma per chi ci ha vissuto è un simbolo indissolubile; per noi frequentatori dell’epoca era la seconda casa, l’isola felice, forse come per Peter Pan l’Isola che non c’è.

Il piano nobile, non me ne vogliano gli architetti, era l’ultimo: cucina e sala da pranzo con annesso appartamento dei custodi. Proprio lì sono nate leggende dalle tinte fosche.

Via Caltanisetta 3 – Milano

Stagione sportiva 1971/72: arrivo all’Olimpia targata Simmenthal; uno degli abitanti della Casa (Sergio Borlenghi detto Bongo) mi dice di diffidare dal cuoco: “Guido (l’Umbro come lo chiamavamo) è un discendente dei cuochi dei Borgia, cerca lentamente di avvelenarci tutti”.

Forse non era un discendente degli avvelenatori ma la sua cucina era terribile. Il Presidente Bogoncelli, che approvvigionava la foresteria con i suoi fornitori, non voleva crederci fin quando non accettò un nostro invito a pranzo.

Come nell’NBA ci fu il taglio: arrivò il friulano Bruno (Brunuti) con la moglie Carla. Imposero subito la “nostra cucina”: polenta, frico, musetto …!!!

La sera, finita la cena, sul tavolo bottiglia di grappa rigorosamente fatta artigianalmente dai contadini, sfida a King a coppie: nessuno voleva perdere e spesso nascevano discussioni infinite. Fantastico… non c’erano videogiochi o simili, le tv commerciali erano utopia e quindi si stava assieme. Verso le 21.30-22.00 i più virtuosi andavano a studiare.

Al secondo piano c’erano le camere dei ragazzi più giovani. Le musiche, da Jimi Hendrix alla West Coast, andavano a palla a qualunque ora del giorno e della notte; i vicini, se avessero potuto, ci avrebbero volentieri eliminati tutti.

Piano terra: il regno di Rubini e di Basilio. Sul “Principe” è stato detto tutto ma su Basilio no. Al tempo importava materiale sportivo dagli USA. Ricordo ancora un giorno in cui l’aiutammo a scaricare un container e ci retribuì con materiale preso a caso. Fui il più fortunato perché pescai un paio di Converse scamosciate blu che sembravano uscite da un romanzo di fantascienza.

Basilio prendeva tutti per i fondelli raccontando aneddoti sui ragazzi che erano passati da via Caltanissetta, non voglio immaginare cosa abbia detto di noi ai nostri eredi. Ma non si fermava qui: era l’unico che faceva battute su Rubini, ovviamente non in sua presenza.

Lo strumento tecnologico più amato dagli inquilini era il telefono a muro a gettoni, sempre occupato da Bongo che telefonava per ore e ore alla sua storica fidanzata Anna.

Altro piano fondamentale della sede era quello interrato dove si trovavano il biliardo e la lavanderia. Le partite di boccette e di biliardo alla goriziana erano diventate un “Campionato del mondo”. 

Gli abitanti di quel periodo erano Borlenghi, Fritz, Borghese, purtroppo i casi orribili della vita ce li hanno strappati via prematuramente. C’erano poi l’amico udinese Tony Francescatto, il triestino Vecchiato, il torinese e torinista Maurizio Benatti, Igino Gori che la mattina a colazione mangiava quattro uova e tre-quattro etti di formaggio latteria. I soprannomi: Bongo, Bobo, Fritz, Spitz, Frenci,…!!!

Last but not least Marino Sabatini (detto Sabbar in onore di Jabbar) alto più di 210 cm con una capigliatura di tipo afro americana trendy all’epoca che lo faceva sembrare alto due metri e mezzo forse anche tre. Andavamo a scuola assieme e la gente vedendoci da lontano indicava il sottoscritto alto 186 cm dicendo: “Guarda quello lì come è piccolo!”. 

Mi stava venendo il complesso dell’altezza.

Un giorno mi prestò la sua automobile, una Anglia, che era la risposta occidentale alla Trabant della Germania dell’Est e ignota ai più, senza il sedile anteriore. Vi lascio immaginare come ho guidato …!!!

Vigeva un codice d’onore “rigidissimo” che ci obbligava al riserbo totale su quello che succedeva all’interno della sede e creava una fratellanza. Detto inter nos si occultavano sapientemente le malefatte senza proferire verbo.

Rito del sabato pomeriggio la visione delle partite sul canale svizzero del Lugano Basket con tifo alle stelle: volevamo fondare un club in onore dei gemelli Ponzio leader storici dell’epoca della pallacanestro del Canton Ticino. Più che la partita ci faceva sbellicare dalle risate la telecronaca in italo-svizzero del commentatore. 

Appuntamento imperdibile della domenica notte la visita in via Solferino o all’edicola di Porta Venezia per acquistare la Gazzetta e il Corriere, il tutto per leggere i risultati e i tabellini delle altre squadre.

Altro cult dell’epoca la frequentazione dei cinema d’essai dove siamo riusciti a vedere dei film che neanche immaginate, delle schifezze bestiali ma faceva tanto intellettuale e intrigava le ragazze.

La conflittualità politica poi al nostro interno sembrava quella di Peppone e Don Camillo: Borlenghi, da Reggio Emilia, era il “Comunista”, gli altri che provocatoriamente leggevano “Il Giornale” di Montanelli la controparte.

Gli allenatori dell’epoca: Gamba, Faina, i fratelli Casalini, Cappellari, Roggiani, Arrigoni, Bertacchi, Gullifa…e  capite perché uscivano giocatori di un certo tipo da quel settore giovanile irripetibile e vincente.

“Guest Stars” in ordine di apparizione che frequentavano via Caltanissetta: Kenney, Cerioni, Bariviera, Giomo, Ferracini, Jellini.

Kenney davanti all’ingresso della sede Olimpia Milano

La sede ha visto generazioni di ragazzi crescere dal punto di vista umano e affermarsi come giocatori ma soprattutto ha creato delle amicizie indelebili e un forte senso di appartenenza all’Olimpia. Molti ragazzi sono passati prima di noi e molti sono passati dopo ma credo che tutti abbiano nel cuore per via Caltanissetta “un posto speciale”.

Salvate quella casa…!!!

Non è un annuncio di un’agenzia immobiliare, ma un accorato appello a riaprire quell’edificio magari trasformandolo in un museo della pallacanestro; il movimento ha bisogno di ricordi oltre che di proiezioni future.

La storia è maestra di vita …!!!

N.B. In ottemperanza al “Codice d’onore” non è trapelato nulla di particolarmente compromettente.

Buona pallacanestro a tutti …!!!

Da www.pianetabasket.com ecco poi il sequel:

https://www.pianetabasket.com/palla-a-spicchi/riaprite-quella-porta-via-caltanissetta-3-milano-il-sequel-36410

Foto da Giganti del Basket, Flash nel basket 1970-71 Editoriale Octopus e inviate da Kenney, Papetti e Fabbricatore. In copertina il Simmenthal 1971.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *