di Raffaele Ciccarelli
Il mondiale che si sta svolgendo nelle Americhe ha concluso la sua prima giornata, che ha in parte fugato i dubbi sulla qualità dal torneo, perché quando ci sono tanti campioni la qualità non può essere bassa, così come l’orgoglio delle cosiddette “piccole” o debuttanti ha dato vita a partite non scontate, come ha potuto verificare sulla propria pelle la Spagna, arenatasi, è il caso di scriverlo, di fronte a Capo Verde, o Cristiano Ronaldo, che con il suo Portogallo non è riuscito a superare la Repubblica Democratica del Congo. La goleada l’ha proposta la solita Germania, che ha fatto subito la voce grossa, ma onestamente, Curacao o un’altra, quando i tedeschi ostentano quella superiorità mentale, fisica e tecnica, diventa complicato per qualsiasi avversario, al di là del valore dello stesso. Questo risultato ha, però, rinfocolato le polemiche sulla qualità delle nazionali partecipanti, ma per chi scrive resta un falso problema, o almeno un problema proposto ciclicamente perché le stesse considerazioni furono fatte quando il torneo fu allargato a ventiquattro e poi a trentadue squadre. In realtà, più che la qualità delle squadre, ci pare la formula il vero problema, tutta la prima fase prevederà l’eliminazione di sole sedici squadre, con le terze posizioni che in qualche caso capiterà per forza che saranno occupate da squadre che tecnicamente non potranno reggere il confronto con le avversarie. La formula precedente, a trentadue squadre, eliminava lo stesso sedici squadre ma, oltre a evitare il problema delle terze classificate, dimezzava il contingente dopo la prima fase e manteneva un livello tecnico più elevato di quello che potrà offrire la formula attuale, almeno nei sedicesimi, novità di questa edizione. Quello che è apparso subito evidente, e confortante per lo spettatore (soprattutto neutrale, come noi) è che i grandi campioni non si sono fatti attendere e hanno subito lasciato il loro timbro, segnale inequivocabile di quanto ci tengano a ben figurare sul proscenio mondiale. Guidati da Leo Messi, che con una tripletta all’Algeria ha sconfitto avversario e anagrafe, dietro di lui troviamo Erling Haaland, che con due gol ha contribuito a demolire le resistenze dell’Iraq, Kylian Mbappè che ha posto la sua firma sul secondo tempo della Francia dopo le sofferenze del primo contro il Senegal, Harry Kane, autore a sua volta di una doppietta nel poker di gol che ha visto sconfitta la Croazia, nell’unico confronto tra nazionali dello stesso continente previsto nella giornata. Insomma, un vero invito a sedersi comodi e godesi le gesta di questi campioni, oltre ai nuovi che possono emergere, che hanno già iniziato a divertire il mondo. Oltre all’orgoglio dei campioni, sicuramente commovente è stato l’orgoglio di nazioni intere per le loro rappresentanti che, deboli, con pronostici negativi, date per vinte in partenza, hanno saputo invece sfoderare prestazioni che sono andate anche oltre le loro reali possibilità, ma che dovrebbero essere guardate sempre con rispetto, tralasciando critiche superficiali e senza senso. Perché condannare le prestazioni di Capo Verde o Repubblica Democratica del Congo, solo perché hanno proposto partite squisitamente difensive? Quando è mai capitato nella loro storia di affrontare, rispettivamente, la Spagna campione d’Europa in carica o il Portogallo di Cristiano Ronaldo, dato tra gli outsider? Perché, solo in nome di un presunto “gioco”, avrebbero dovuto immolarsi e non cercare il risultato con le loro armi a disposizione? Il problema era, semmai, di spagnoli e lusitani che avrebbero dovuto vincere le partite e non sono riusciti a farlo, le altre due possono essere solo applaudite e sono la dimostrazione di come le vie del gioco possono essere infinite, e portare comunque al risultato voluto. Reso conto di quello che ha proposto il campo in questa prima giornata, bisogna concentrarsi su alcune considerazioni che lo stesso campo, e il contorno della manifestazione, hanno proposto. Quando ci sono grandi eventi sportivi è abitudine fare pronostici un po’ su ogni aspetto dell’andamento degli stessi, dal vincitore al tipo di gioco, dalle sorprese ai nuovi campioni. La maggior parte delle volte, però, queste previsioni sono condizionate dal pregiudizio che ognuno si porta dietro. Nel caso di questi mondiali in svolgimento nelle Americhe, ad esempio, noi “vogliamo” che le cose non vadano per il meglio, stiamo lì a cercare la minima imperfezione, perché nel nostro animo dobbiamo crearci quella sorta di giustificazione alla nostra assenza, quasi a farla diventare come opzione migliore, una sorta di volpe e l’uva di esopiana memoria, ma resta solo un palliativo e un modo distorto di vedere le cose, perché l’assenza è reale, dolorosa e senza scusanti. Non sono mancate, ovviamente, le prime polemiche, conseguenti soprattutto al pareggio del Brasile con il Marocco e alla sconfitta della Turchia con l’Australia, tutte verso i CT italiani, Carlo Ancelotti e Vincenzo Montella, ma critiche e pregiudizi dovrebbero essere meno trancianti e più cauti, almeno nei confronti dei sudamericani: i verde oro, infatti, non avevano di fronte un avversario qualsiasi, ma quel Marocco che è stata la prima nazionale africana a iscrivere il proprio nome nel quartetto mondiale a Qatar 2022, ed è campione d’Africa in carica, questo con beneficio d’inventario dopo il caos nella finale con il Senegal. Più sorprendente, perciò, la sconfitta dei turchi, ma Montella conosce la sua squadra e saprà trovare di certo la chiave giusta per porre rimedio. Riguardo agli errati pronostici, proprio noi italiani, e soprattutto la nostra stampa, sappiamo bene quanto perniciose e affrettate possono essere le critiche non ponderate: dopo Spagna 82 tutti, giornalisti e addetti ai lavori, in pratica, dovettero cospargersi il capo di cenere davanti alla vittoria degli azzurri di Enzo Bearzot, oltre che issarsi impunemente sul carro dei vincitori; allo stesso mondiale spagnolo il futuro presidente federale Antonio Matarrese voleva riportare in Italia a calci nel sedere la nazionale dopo la prima fase, salvo poi salire egli stesso sul medesimo carro, come tutti, quando gli azzurri raggiunsero la finale, e scatenarono l’apoteosi. La fretta e la superficialità restano sempre cattive consigliere in coloro che sono investiti dal dovere di cronaca e critica, i giudizi affrettati dovrebbero essere lasciati ai frequentatori dei social, dovrebbe essere vivo nella memoria collettiva quello che accadde alla Spagna nel 2010, e alla stessa Argentina quattro anni fa, che iniziarono con una sconfitta, con la Svizzera i primi, l’Arabia Saudita i secondi, ma il traguardo fu trionfale. Il problema, però, alla fine è proprio questo, che i social hanno annullato il media rappresentato dal professionista dell’informazione, colui che ne certifica la qualità, l’equilibrio e la veridicità, dando voce a tutti, e tirando, purtroppo, nel calderone, anche quelli che dovrebbero garantire l’equità di giudizio.










