di Raffaele Ciccarelli
Ci sono tanti modi per entrare nella storia del calcio, e Beppe Savoldi, centravanti in carriera, ne ha rappresentati molti, diventando, forse anche suo malgrado, un personaggio. Nato a Gorlago, paesino del bergamasco, Savoldi ha caratterizzato la sua generazione di calciatori proprio grazie alla sua prolificità di attaccante, realizzando 168 reti nelle sue 405 presenze nella massima serie, iniziata nell’Atalanta a metà anni Sessanta, dipanandosi tra Bologna e Napoli, prima di chiudere il cerchio, in Serie B, ancora con i bergamaschi. Il gioco di testa era la sua nota tecnica più rilevante, grazie a un’eccellente elevazione, frutto dell’attività nella pallacanestro praticata in età giovanile, caratteristica peculiare che finiva per caratterizzare il gioco delle sue squadre, con tanti cross che Beppe-Gol spesso trasformava in reti. Dopo tre stagioni all’Atalanta il suo passaggio al Bologna, la sua prima città d’adozione riuscendo, con i suoi gol, a far vincere ai felsinei due Coppe Italia, la prima in assoluto per i rossoblu nel 1969/1970, chiusa anche con il titolo di capocannoniere della manifestazione con sei reti, di cui due nella gara decisiva contro il Torino; la seconda nella stagione 1973/1974, quando ancora fu il miglior marcatore con dieci reti, e anche quella in finale contro il Palermo, che portò il match ai tiri di rigore. Fu quella l’ultima stagione in rossoblu di Savoldi, perché in quella successiva ci fu il clamoroso passaggio al Napoli, avventuroso e che va raccontato. La città partenopea stava vivendo un momento sociale molto difficile e suscitò grossa eco l’acquisto di un calciatore il cui cartellino costò due miliardi dell’epoca, l’acquisto più costoso in assoluto. Per la verità a Napoli c’erano anche abituati, essendo stati sempre loro i primi a superare il muro dei cento milioni quando nella città del mare arrivò Hasse Jeppson, nel 1952, ma l’arrivo di Savoldi trovò la città ancora più in crisi, e molti scrissero che anche la sola metà di quei soldi poteva risolvere il problema dei netturbini. Sarà anche così, ma il tifo prevalse, a Napoli si staccarono oltre settantamila abbonamenti, cifra mai più raggiunta, a dimostrazione di un amore popolare senza limiti. Rocambolesco anche l’esordio di quello che ben presto fu ribattezzato O’ Maragià: furono ben tre i rigori che occorsero al Napoli per superare il Como, tutti tirati, e sbagliati, da Savoldi, tranne l’ultimo che valse la sospirata vittoria. Nonostante i tanti gol, sarebbero stati 55 in 112 presenze, la squadra non andò oltre il quinto posto, ma conquistò la sua seconda Coppa Italia nel 1975/1976, contribuendo con una doppietta al quattro a zero nella finale contro il Verona, e chiudendo con un bottino totale di sei gol. Sostanzialmente questa la carriera e i record di un giocatore che ha vissuto episodi che sono entrati nella storia del calcio, da ricordare anche il gol non visto contro l’Ascoli per la respinta di un raccattapalle, una vita da bomber vissuta al massimo, con il passaggio a Napoli che gli fece dire: “Sarò sempre grato a Napoli e ai napoletani che hanno smussato il mio carattere chiuso e bergamasco”.
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