di Raffaele Ciccarelli
Le grandi storie iniziano sempre da eventi apparentemente oscuri e personaggi inconsapevoli di stare mettendo i mattoni della Storia stessa.
È successo in ogni avvenimento dell’umanità, eventi diventati anche di portata mondiale hanno avuto come scintilla piccoli fatti, insignificanti quanto pretestuosi, fino a crescere di importanza e a lasciare la loro impronta.
Una storia come quella del calcio è piena di personaggi simili, oscuri pionieri già perdutamente innamorati del pallone che hanno avuto quelle giuste idee, apparentemente insignificanti al momento ma che poi, sviluppate, hanno dato vita a meravigliosi meccanismi che hanno portato all’ecumenicità odierna.
Nello sport come nella vita tutto inizia con un piccolo passo, apparentemente insignificante, ma poi fondamentale.

Come esempi, nel calcio, si potrebbero citare i mondiali per le nazionali e la Champions League per i club: i primi nacquero dall’idea di Jules Rimet di spostare le contrapposizioni belliche in incruenti confronti su un campo di calcio; la seconda dalla voglia di confronto e supremazia dei grandi club europei che già primeggiavano nel Vecchio Continente a metà degli anni Cinquanta del Novecento. Idee pensate anche in grande, ma nate in sordina, fino a diventare le affascinanti e coinvolgenti manifestazioni attuali.

In Italia il calcio vide la sua ufficialità nel 1898 con la nascita della Federazione Italiana Football e la disputa del primo campionato, ma quella attività sportiva già si praticava nella Penisola attraverso le uniche depositarie dello sport dell’epoca: le Società Ginnastiche.
Tanti personaggi gravitavano intorno al giovane modo del calcio, ce ne fu uno che sarebbe diventato particolarmente importante, seppur misconosciuto ai più: Luigi Bosisio.
Industriale nel campo tipografico e editoriale, Bosisio ebbe la particolarità, lombardo puro, di nascere in Sicilia, perché il padre, ingegnere ferroviario, lì stava lavorando, e forse queste sue radici nel profondo Sud svilupparono in lui quel senso di appartenenza nazionale che ne avrebbe caratterizzato tutta la vita.

Ritornato a Milano, come tutti gli sportivi, o meglio sportsmen, dell’epoca, fu ginnasta e anche calciatore nelle file della Società per l’Educazione Fisica Mediolanum, per poi passare al Milan, e nel 1908 alla neonata Inter, ricoprendo i ruoli di arbitro, dirigente, organizzatore, giornalista.
Nel 1905, succedendo al primo presidente Mario Vicary, fu eletto alla guida della Fif Giovanni Silvestri, che tra i suoi meriti maggiori ebbe quello di volere segretario federale proprio Bosisio, che così iniziò la sua pur breve, ma intensa, esperienza federale, rivelandosi il miglior dirigente di quella fase embrionale del nostro calcio.
Nel 1909 fu eletto presidente della Fif, e iniziarono i grandi cambiamenti, mettendo in pratica i suoi orientamenti nazionalistici e riformatori.

Furono anni di grandi fermenti, fu elaborato il primo statuto federale; modificati i campionati, con l’introduzione di promozioni e retrocessioni tra le categorie; non fu approvata, invece, l’istituzione della Coppa Italia, un torneo parallelo al campionato, a eliminazione diretta, che doveva essere riservato a squadre composte da soli giocatori italiani.
Uno dei punti più importanti, sanciti nel nuovo statuto, fu l’estensione della giurisdizione federale a tutta la Penisola, di fatto diventando la Figc unica gestrice del calcio italiano.
Per capire ancora meglio il pensiero di Bosisio si può leggere quanto riportò la Gazzetta dello Sport il 17 ottobre 1907:
“Una proposta giudiziosissima ci viene porta dal nostro amico Rag. Bosisio il quale […] ci consiglia ad iniziare l’invocata italianità del football sostituendo a questo ostico titolo straniero una parola italiana,la vera, la propria, la sua: quella onde cui veniva denominato il giuoco nelle sue origini, allorquando la gagliarda gioventù vi si dedicava al tempo dei comuni italici fra una battaglia e l’altra sulle spianate dei dolci colli toscani. Il Calcio! […] noi, prima di applicare il consiglio dell’amico Bosisio, intitolando “Calcio” la presente rubrica, intendiamo abituare le orecchie ostili e degli ignari alla nostra idee trattandone sovente sulle nostre colonne in modo che il trapasso di abitudini sia automatico e quasi non avvertito. Gli italiani, purtroppo, non si creano d’un tratto”.

Al di là della retorica, un vero manifesto programmatico che Bosisio puntualmente mise in pratica due anni dopo quando, con il nuovo Statuto federale promulgato il 15 settembre 1909, la Fif si mutò nell’attuale Figc, con scelta effettuata proprio attraverso un referendum indetto dalla Gazzetta dello Sport.
L’intuizione, forse meglio scrivere “invenzione”, più importante di Luigi Bosisio fu l’istituzione di una squadra che rappresentasse la Nazione.
Già nei primi anni in cui il calcio iniziò a diffondersi in Italia subito si sentì l’esigenza di confronti internazionali, un primo match ci fu già nel 1907, quando una selezione dei migliori del campionato affrontò il Grasshopers Zurigo, ma era una squadra mista; così come nel 1909 un torneo organizzato da La Stampa Sportiva di Torino vide in campo con il nome Italia una rappresentativa dei migliori giocatori del campionato, anche stranieri.
Questo non soddisfaceva l’ambizione di Bosisio, ma i tempi erano ormai maturi, e il 13 gennaio 1910 fu dato l’annuncio sulla rivista Foot-Ball:
“Quest’anno anche l’Italia avrà la sua squadra nazionale composta da soli giuocatori italiani. La Figc ha a questo d’uopo incaricato la Commissione Tecnica Arbitrale di mettere assieme una squadra che degnamente sappia rappresentare i colori d’Italia colla speranza che la vittoria arrida agli undici valorosi atleti”.
Il 15 maggio 1910 la nazionale italiana, in bianco, fece il suo debutto, non senza polemiche seguite all’assegnazione del titolo italiano nella finale-farsa tra la Pro Vercelli e l’Inter, all’Arena Civica di Milano travolgendo quella della Francia per sei a due.
Un esordio entusiasmante e beneaugurante, per un inizio di cammino che avrebbe portato tante soddisfazioni a tutti i tifosi di quelli che sarebbero diventati “Azzurri”.
Alla fine di quell’anno Luigi Bosisio lasciò il suo incarico federale, anche a seguito delle polemiche con la Pro Vercelli, per le tante idee, all’avanguardia anche per l’epoca, merita di essere ricordato, come poi è stato riconosciuto dalla Figc, quale “Pioniere del Calcio Italiano”, con il merito principale di avere “inventato” quella squadra che, dal Nord al Sud della Penisola, è forse l’unico elemento di vera unità nazionale.









