di Raffaele Ciccarelli

L’Italia è da sempre stata terra di grandi portieri di calcio. Sarà perché calcisticamente siamo un paese che pensa soprattutto alla difesa, qui da noi sono nati sempre grandi “guardiani di porta”, estremi difensori che hanno scritto pagine di storia, patria e internazionale. Si va da Giampiero Combi ad Aldo Olivieri, da Dino Zoff a Gigi Buffon, parlando di quelli che hanno vinto il campionato del mondo, fino all’attuale Gigio Donnarumma, che ha vinto il titolo europeo affiancando lo stesso Zoff, unico a poter vantare il doppio successo. Nomi di prestigio assoluto e nella categoria, pur senza arrivare a quelle vette eccelse, va iscritto sicuramente anche Lorenzo Buffon, che ha avuto i suoi momenti di gloria negli anni Cinquanta. Nato in una famiglia che aveva visto altri suoi membri indossare i guanti da calcio, ivi compreso lo stesso Gigi Buffon successivamente, Lorenzo si distinse subito per il fisico aitante, cosa che portò il sacerdote che gestiva la squadretta dell’oratorio, elemento quest’ultimo che tanto manca al calcio attuale, a trasformare il giovanotto da ala a portiere, intuendone anche la propensione alla parata spettacolare. Fu rapido il suo approdo al Milan, la sua casa calcistica, dove esordì in prima squadra a ventuno anni, età impensabile per l’epoca, precorrendo i tempi. Tanto è un ruolo solitario quello del portiere, che Buffon trovava fuori dal recinto di gioco il modo di mettersi in mostra: ambito dal pubblico femminile, non mancò di entrare nelle cronache mondane, sposando Edy Campagnoli, all’epoca protagonista delle cronache rosa e valletta di Mike Bongiorno a Lascia o Raddoppia?.

Raddoppia?. Il suo non disdegnare la vita mondana lo portò ad avere un rendimento altalenante, praticamente insuperabile nelle giornate di vena, meno concentrato le altre volte, il che però non gli impedì di essere protagonista nei quattro scudetti che vinsero i rossoneri tra il 1951 e il 1959, l’epoca d’oro del trio svedese formato da Gunnar Gren, Gunnar Nordhal e Nils Liedholm, il mitico Gre-No-Li, con la vittoria del 1951 particolarmente sentita perché cuciva il tricolore sulle maglie rossonere quarantaquattro anni dopo l’ultima volta. Sempre in quel periodo nacque il dualismo con Giorgio Ghezzi, altro portiere funambolo che difendeva la porta dell’Inter, e l’ultimo scudetto assunse un retrogusto amaro per Buffon, perché il Milan gli preferì proprio Ghezzi, che era al Genoa dopo gli anni nerazzurri, scambiandolo con i liguri. Intanto era arrivata la Nazionale, anche se qui Lorenzo non ebbe mai grande considerazione, fu protagonista nella sfortunata spedizione in Cile nel 1962, anche se non giocò nella famosa “battaglia di Santiago”, e la vittoriosa, ma inutile, ultima gara contro la Svizzera segnò anche il suo addio all’azzurro. Intanto nel 1960 c’era stato il passaggio proprio all’Inter, con cui si tolse la soddisfazione di vincere lo scudetto, il quinto della sua carriera, nella stagione 1962/1963, un palmares condito anche dalle due vittorie in Coppa Latina, antesignana della Coppa dei Campioni, con la maglia del Milan, il suo vero amore calcistico, nel 1951 e nel 1956.

Italy v Israel – Torino 1961

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